IO Proteggo i bambini… e mi metto in giallo!

Poche parole, solo per ricordarvi che siamo entrati nel vivo della settimana mondiale per la prevenzione della violenza sui bambini (13-19 novembre) e Terre des Hommes anche quest’anno ha lanciato la campagna IO Proteggo i bambini.

Credo che ormai quasi tutti i miei pochi e affezionati lettori sappiano cosa abbiamo fatto e sicuramente ci tornerò perché io stesso ho lanciato una mia personalissima sfida su Facebbok (http://apps.facebook.com/sponsor-me/campaign/io-proteggo-i-bambini) che andrà avanti per diversi mesi.

Quello che mi preme ricordarvi è che questa settimana è importante e urgente il vostro aiuto per:

IO Proteggo i bambini - Terre des Hommes

Il logo della campagna IO Proteggo i bambini di Terre des Hommes

mettere la rete in giallo: lo scorso anno 300 siti hanno partecipato alla campagna e quest’anno vorremmo superarci. Partecipare è facile: trovate a questa pagina http://www.mettitingiallo.org/attivati tutti i materiali e potete scegliere se inserire un fiocco, un corner banner o il logo della campagna o semplicemente scrivere un post… ogni contributo è importante per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione della violenza;

– donare con un SMS al 45509: il numero è valido fino al 21 novembre e perciò mancano davvero pochi giorni, ma sono giorni fondamentali per riuscire a raggiungere l’obiettivo di aiutare i bambini vittime di tortura di Bogotà, in Colombia, e i bambini di strada di Nouakchott in Mauritania.

Ogni aiuto è fondamentale per raggiungere questo obiettivo: usiamo il nostro cellulare, facciamo circolare il video in testa a questo post, scriviamo email o messaggi in chat ai nostri amici, pubblichiamo post o mettiamo in giallo i nostri blog e siti, contaminiamo facebook, friendfeed e  ogni altro social network per le ultime ore di questa grande maratona umanitaria.

Un grazie di cuore a tutti

ps.: tutte le informazioni sulla campagna le trovate su: www.ioproteggoibambini.it

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IO Proteggo i bambini: Terre des hommes colora il web di giallo

Il 19 novembre si celebra la Giornata Mondiale per la prevenzione degli abusi sui bambini. Una giornata lanciata 7 anni fa dal Forum Mondiale delle Donne (www.woman.ch) che oggi raccoglie oltre 800 organizzazioni in più di 128 paesi.

Terre des hommes, che da 50 anni è impegnata sul fronte della protezione dei bambini da qualsiasi violenza, quest’anno si è unita alla campagna e lo ha fatto a modo suo. Cercando di coinvolgere oltre ai soliti media, televisione, radio e stampa, anche il web.

Come? Abbiamo preso il “fiocco giallo”, simbolo internazionale della campagna e abbiamo chiesto alla rete di aiutarci a diffonderlo, colorando di giallo la rete proprio il 19 novembre.

E la rete, con la solita generosità (alla faccia di chi ancora crede che la rete sia il luogo di ogni malavagità!), ha subito accolto la proposta di “mettersi in giallo”: grazie ad alcuni amici e conoscenti (ringrazio fra tutti la mitica Michela Cimnaghi e Marco “funkyprofessor” Zamperini) che hanno iniziato a inondarvi di post su Friendfeed, facebook e twitter, grazie a Layla Pavone (che allo IAB forum ha coinvolto con il suo appello molte aziende e blog) e grazie a moltissimi blogger che hanno rilanciato il passaparola già dalla settimana scorsa sono stati più di un centinaio i siti e i blog che hanno aderito alla campagna (e parlo solo di quelli che siamo riusciti a monitorare) e molti altri hanni hanno già annunciato che si coloreranno di giallo il “19 novembre” Giornata Mondiale per la Prevenzione degli Abusi sui Minori (stiamo facendo una pagina per ringraziarvi tutti!).

Insomma, un web action day italiano che sta prendendo forma e che il 19 novembre spero vi veda tutti coinvolti per dire “Io proteggo i bambini”.

Se anche voi volete aderire:

– potete scaricare banner, fiocco giallo e “corner banner” da mettere sul vostro sito o blog da qui: http://www.terredeshommes.it/sms48543.php

– potete caricare una vostra foto con il “fiocco giallo” sul sito http://www.iosonopresente.it/

– oppure potete lasciare sfogo alla vostra fantasia, scrivendo un post in giallo, taggando una vostra foto su flickr con keyword come “fiocco giallo” “nastro giallo” “io proteggo i bambini” o “terre des hommes” o  in qualsiasi altro modo volete…

– e, se volete, fino al 22 novembre, potete aiutare Terre des hommes ad aiutare 200 bambini vittime di tortura ospiti del nostro centro “la Casona” a Bogotà (qui il video), in Colombia con l’SMS da 2 euro al 48543 (valido da cellulari privati e chiamando da rete fissa telecom). Tutti i fondi raccolti (le telefoniche non trattengono nulla!) andranno alla “Casona” e ai suoi ospiti (dal 2004 ne abbiamo avuti più di 4.000).

Grazie di cuore per tutto quello che potrete fare. Il 19 novembre, coloriamo il WEB di giallo!

ps.: prima di lasciarvi ecco alcuni dati e il perché di questa campagna:

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5 parole per un vocabolario: Solidarietà

A me piace accomunare il termine Solidarietà con Simpatia, una parola di origine greca che letteralmente significa “provare emozioni con…” o “patire insieme”.

La simpatia nasce quando i sentimenti o le emozioni di una persona provocano sentimenti simili anche in un’altra, creando uno stato di "sentimento condiviso". Vicino a questa parola ce ne è un’altra, molto bella: l’empatia, ovvero la capacità di percepire i sentimenti di altre persone. Grazie alla simpatia e all’empatia noi possiamo sentirci vicino ad altri esseri umani, sentire il loro disagio e le loro sofferenze e avere voglia di aiutarli. E qui scatta la solidarietà, uno di quei meravigliosi meccanismi che fa andare avanti il mondo.

In Costa d’Avorio, mi è venuta incontro la storia di Yaoulo. 35 anni. Forte. Intelligente. Grande lavoratore. Un incidente gli aveva irrimediabilmente tolto l’uso della mano destra. La sua vita e quella della sua famiglia stavano precipitando verso il baratro. Un giorno Yaoulo, insieme a sua moglie, tentano l’ultima carta. Hanno saputo che grazie all’intervento di Terre des hommes è nata un’associazione di mamme che gestisce un piccolo capitale, frutto di autotassazione, con cui finanziare attività generatrici di reddito.

Yaoulo e sua moglie si rivolgono all’associazione chiedendo un piccolo prestito per aprire un commercio di uova. Le volontarie dell’associazione lo aiutano a compilare un semplice piano finanziario e alla fine, in riunione plenaria, decidono di approvare il prestito. L’attività di Yaoulo oggi va a gonfie vele e il prestito poco alla volta si sta riducendo grazie alla solidarietà di un quartiere che ha imparato a prendere il proprio destino per mano.

La solidarietà accomuna davvero tutti gli uomini e le religioni. Conosciamo l’importanza della carità per il Cristianesimo. Il buddhismo parla d’interdipendenza di tutti gli esseri: fare del bene agli altri è come farlo a se stessi. Per l’Islam il devoto ha l’obbligo della Zakah, una donazione di alimenti per i più poveri pari al 2,5% del suo reddito. Gli ebrei hanno ugualmente l’obbligo della Zedakà, termine che viene dalla parola zedek, che vuol dire giustizia.

Interessante concetto: donare una parte di quanto abbiamo è fare la cosa giusta.

Edmond Kaiser, fondatore di Terre des Hommes, la Terra degli uomini la pensava proprio così quando 50 anni fa, alla nascita del nostro movimento per i diritti dei bambini, scriveva: “Senza pregiudizi politici, religiosi o razziali, Terre des hommes è costituita solamente di esseri umani che lavorano per altri esseri umani e nasce da un atto di giustizia non di condiscendenza

E quando cammini per le bidonville di Abidjan o le strade di Addis Abeba o Managua vi assale proprio un sentimento di profonda ingiustizia per tutti quei bambini costretti a vivere di stenti e senza protezione. Ma so che finché saremo capaci di provare “solidarietà” verso gli altri ciascuno di noi potrà fare sempre qualcosa per i più poveri, i più indifesi. E scopriremo che questo dono può fare anche qualcosa di importante anche per noi stessi, arricchendoci e facendoci ritrovare la nostra stessa umanità.

La parola di domani è Soldi.

Un saluto da Paolo Ferrara, Terre des hommes Italia

Per chi vuole saperne di più:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm

ps.: grazie a Rossella per il prezioso sostegno.

5 parole per un Vocabolario: Mamma

La parola di oggi è Mamma.

Mamma. Non so per voi. Per me è sicuramente la parola più bella. Mi da un senso di protezione e dolcezza. Proprio una Mamma è la protagonista della storia di oggi. Si chiama NADEGE, ha 26 anni, ma ne dimostra di più e forse l’età, quella vera, non la conosce nemmeno lei.

Incontro Nadege a Yaou, un villaggio lungo la strada che da Abidjan, in Costa d’Avorio, porta verso il Ghana, in una zona che una volta era il centro del mercato ell’ananas.

Nadege su quella strada vende, o cerca di farlo, frutta e verdura ai viaggiatori. Ogni mattino si alza prima dell’alba per recuperare il poco da offrire ai clienti. E fa tutto da sola, anche se avrebbe un compagno… ma da queste parti è noto, sugli uomini puoi fare poco affidamento… Anche se quell’uomo ti ha regalato una gravidanza.

Nadege aspetta un figlio, sta per diventare mamma, ma non ha mai avuto tempo, voglia o soldi per preoccuparsi della sua salute e di quella del nascituro. Si dice “è Dio che dà e che toglie… e poi le ostetriche costano, non ho niente da imparare o soldi da regalare a nessuno…”.

Un giorno però lungo la strada nota un gruppo di persone: c’è musica, gente che parla e pare stia per iniziare un film. La curiosità, per una volta, vince sulla necessità. Col suo pancione di 6 mesi si fa largo tra la folla, in gran parte di donne incinte come lei, molte conoscenti: “ma che succede”?. “Ci sono quelli di Terre des hommes, gli italiani, sono qua per aiutare a migliorare la salute del villaggio, così dicono gli anziani”, le risponde una signora di una certa età.

Inizia il film, realizzato con notissimi attori locali ivoriani. Narra le vicende di una signora incinta… refrattaria, come lei, a ogni visita medica. La signora ha una gravidanza a rischio che potrebbe far morire lei e il figlio che porta in grembo, ma grazie alla diagnosi dell’ostetrica del Centro di Salute riesce a salvarsi.

Il film fa effetto. Anche grazie ai “testimonial” come si direbbe qui da noi. Così Nadege si presenta dalle ostetriche di Terre des hommes col suo pancione e viene visitata. Qualcosa non va, Nadege è anemica, mangia male, si affanna troppo. A rischio non c’è solo la gravidanza, ma anche la sua stessa vita. Fortunatamente però è arrivata in tempo… e anche la sua vita viene salvata, proprio come nel film.

Nadege ha imparato che l’igiene, il cibo… anche il lavoro.. sono tutte cose a cui bisogna stare attente se si vuole portare a termine una gravidanza. Ha imparato che ci si può prendere cura di sé stesse e dei propri diritti compreso il diritto di decidere quando e con chi rimanere incinte. E’ bastato suscitare la sua curiosità e offrirle un po’ di fiducia e competenza per salvare la vita a lei e a suo figlio che oggi porta un nome italiano, Alessandro, come quello del mio collega che ne ha seguito il caso in Costa d’Avorio.

Nadege è una donna fortunata, ma ancora oggi 536.000 donne muoiono ogni anno a causa del parto e il 90% nei paesi più poveri del mondo e per ogni donna che muore al parto, circa 20 vivono effetti devastanti per la loro salute: infezioni, malattie, disabilità permanenti, emorragie, fistola. Oltre 10 milioni di donne ogni anno. Diventare mamma, in molte parti del mondo, è un mestiere ancora pericoloso.

La parola di domani è: solidarietà.

Paolo Ferrara, Terre des hommes Italia

Per chi vuole saperne di più:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm

ps.: un ringraziamento ad Alessandro… per tutto quello che fa in Costa d’Avorio.

5 parole per un Vocabolario: Migranti

Continua l’appuntamento con Farheneit di Radio3.

La parola di oggi è Migranti

Una volta si chiamavano emigranti, quando ad emigrare eravamo noi. Più di 29 milioni di italiani sono emigrati nelle americhe e in australia dal 1861 ad oggi: molti di loro erano bambini.

C’era anche un mio lontano cugino, partito a 8 anni dalla Puglia con un suo vicino di casa destinazione Stati Uniti, Ellis Island. Il vicino però lo hanno rimandato indietro e così si è trovato da solo a farsi strada in America, ma lui c’è la fatta e ha aperto anche una fabbrica di birra.

Oggi i flussi migratori sono cambiati e con loro anche le parole per indicare quelli che si spostano per arrivare in Italia. Il termine più politically correct è migranti, ma c’è chi li chiama clandestini, irregolari, persino delinquenti, il che tecnicamente (ma solo tecnicamente intendo) non è sbagliato dato che da quando è in vigore il cosiddetto Pacchetto Sicurezza essere clandestini è diventato reato.

Tra di loro ci sono tanti bambini e ragazzini che – come mio cugino – viaggiano da soli, che sono in fuga dalla guerra o dalla povertà. Spesso sono stati spinti dai loro genitori ad cercare migliore fortuna lontano da casa, altre volte a casa non lasciano nessuno perché la loro famiglia, semplicemente, non esiste più. Il loro viaggio dura mesi. A volte anni. Di frontiera in frontiera, tra mille abusi e soprusi. Costretti a lavorare come schiavi, per tirare fuori il denaro sufficiente al passaggio successivo. Denaro che finirà nelle tasche di trafficanti senza scrupoli. Schiavi, a volte trattate peggio di bestie. Non essere umani. Ecco quando si parla di loro, ci dimentichiamo sempre che parliamo di esseri umani, spesso di bambini.

Ai minori migranti l’Italia ha promesso protezione. C’è scritto nella Convenzione dei Diritti dell’Infanzia che noi abbiamo sottoscritto e che è in vigore nel nostro paese dal 1989: i bambini e adolescenti – in quanto tali, a prescindere dal luogo in cui sono nato – dovrebbero essere tutelati, protetti, assistiti e inseriti in un percorso scolastico e di formazione professionale.

Non sempre è così. Ad aprile a Roma sono stati scoperti 24 ragazzini afghani. Secondo molti si nascondevano in una condotta sotterranea delle Stazione Ostiense. E il diritto alla protezione? Nell’ultimo anno sono stati scoperti in varie occasioni i corpi di ragazzi che si nascondevano sotto i camion durante le traversate dalla Turchia e dalla Grecia per l’Italia: schiacciati durante le operazioni di imbarco e sbarco. Avevano diritto a protezione. Molti all’asilo. Ma non lo sapevano. Come Mahmut, nato in Afghanistan 14 anni fa e morto lo scorso dicembre sotto le ruote di un Tir alla periferia di Mestre, per essere stato sbalzato dal cassone del camion dove si era legato dopo essere sceso da una nave arrivata dalla Grecia.

Storie che accomunano afghani, eritrei, sudanesi, somali, ecc., che stanno sulle carrette del mare palleggiate tra Italia e Malta per ritornare in Libia in strutture dove le condizioni di detenzione sono state definite dal’Alto Commissario ONU per i Rifugiati Guterres “terrificanti”. Per gli adulti, come per i bambini. Anche Jacques Barrot, commissario europeo per Giustizia, Libertà e Sicurezza, ha detto la settimana scorsa che le condizioni per la protezione dei rifugiati in Libia sono «inaccettabili» e non possono perdurare.

Migranti… Mi piacerebbe che questa parola richiamasse alla mente sempre un’altra parola: esseri umani. Ecco, facciamo così: d’ora in poi la parola migranti facciamo finta che non esista più. Facciamo finta che il vocabolario di oggi abbia parlato di una parola “estinta”. Torniamo a parlare di Mahmut, Aysha, Youssef, Raya. Parliamo di uomini, donne, bambini. Vedrete che fa un altro effetto!

La parola del vocabolario di domani è: Mamma.

Paolo Ferrara, Terre des hommes Italia

Per chi vuole saperne di più:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm

Per ascoltare la puntata di oggi:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2009/audio/vocabolario2009_09_29.ram

ps.: ringrazio Rossella Panuzzo per la fondamentale collaborazione nella stesura di questo testo.

5 parole per un vocabolario. La mia esperienza a Fahreneit

Nei giorni scorsi mi hanno chiesto di curare per Fahereneit di Radio3 la rubrica Voocabolario. Da oggi fino al 2 ottobre, perciò, chi vuole può ascoltarmi in diretta in radio o su Internet (qui il link allo streaming differito). Non si parla di Fundraising, ma di temi sociali che hanno molto a che fare con la raccolta fondi e con il motivo per cui faccio il fundraiser. Grazie di cuore alla redazione di Fahreneit per avermi invitato.

Qui il testo della prima puntata.

La parola di oggi è BAMBINI

Tutti lo siamo stati. Ognuno a modo suo, sia chiaro. Ma capita che si sia bambini in modi diversi quasi come capita con le mode. Sono i tempi, i luoghi, il contesto a segnare le storie individuali. E sono queste storie uniche, ma troppo spesso simili, a nascondersi dietro i numeri,

Prendete la mia storia: arrivo da terre di cafoni, come chiamavano un tempo i contadini. Vite alla ricerca di un futuro altrove, Venezuela, Stati Uniti, Germania… Italia, al nord… E i loro bambini, i miei zii, nati in viaggio, o tra un viaggio e l’altro. Cresciuti in strada, tra le salite di Ascoli Satriano e una via di Santiago del Cile. Storie di bambini troppo a lungo sepolte dalle cifre fredde dei flussi migratori.

La mia infanzia è stata diversa. I luoghi erano simili, diversi i tempi, il contesto. Io per strada ci andavo, ma per giocare a pallone tra le macchine che iniziavano a invadere i piazzali d’asfalto o a immaginare battaglie nella pietraia di una stazione, altro simbolo della modernità… Andavo a scuola, sognavo di fare lo scrittore o il giornalista e vivevo una normalità che i telegiornali raccontavano solo sotto forma di numeri: quelli dello sviluppo, delle grandi opere o della scolarizzazione.

Numeri e bambini: strano binomio. Nel mio lavoro ne sento centinaia e a volte fanno rabbrividire! 126 milioni sfruttati nel lavoro. 1,2 milioni vittime del traffico. Almeno 700.000 gli sfruttati dal mercato del sesso.

Numeri che però nascondono le storie, uniche ma purtroppo simili di molti bambini, come ho scoperto molti anni fa.

Nascondono storie come quelle di Monika. L’ho conosciuta che aveva solo 14 anni. Occhi di un azzurro stupendo e innocente come i suoi pantaloncini indossati per l’esame di terza media. Ma il corpo e l’anima portavano addosso ferite che neanche un adulto dovrebbe portare. Lei in Italia ci era arrivata quando di anni ne aveva soltanto 11. Bambina.

Allora era solo uno dei “numeri” che dall’Albania arrivavano in Puglia e poi in Lombardia. Come fosse arrivata non so: l’inganno, un rapimento o un “acquisto”, come poi ho visto fare in Cambogia. So che a 11 anni l’avevano violentata e poi ancora violentata per spezzarne ogni residuo d’infanzia e di volontà. Poi l’avevano buttata sulla strada in pasto a orchi famelici che continuavano a rubarle l’innocenza.

Di Monika ricordo ancora il terrore, braccata com’era dal suo protettore. Ma ricordo anche la voglia di studiare, la gioia di raccontare e farsi raccontare delle storie, il sogno di diventare magistrato o giornalista, proprio come me.

Non so che fine abbia fatto Monika. Non so in quale statistica sia finita. Nella conta all’ammasso degli “immigrati” o in quella di chi ha diritto al proprio nome. So che mai nessun numero potrà raccontare quanto siano state diverse storie, luoghi, tempi, contesto della nostra infanzia, eppure quanto simili i nostri sogni. Sogni di bambini.

Ci ritroviamo domani, con la parola Migranti.

Paolo Ferrara, Terre des hommes Italia

Per chi vuole saperne di più:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm

Qui lo streaming della prima puntata (richiede Real Player):
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2009/audio/vocabolario2009_09_28.ram