Personal fundraising

Fundable

Peter Deitz e il gruppo di Tech Soup hanno pubblicato la prima ricerca sistematica sulla raccolta fondi attraverso l’uso dei widget. Un tema che questo blog ha già trattato in più di un’occasione ma su cui vale la pena spendere qualche parola in più, proprio partendo dai dati raccolti.

La prima questione, che Peter Deitz non pone ma che credo ci aiuti a sgombrare il campo dagli equivoci, è di carattere terminologico.

Come definire questo fenomeno in continua ascesa (soprattutto negli USA) della raccolta fondi fatta usando le piattaforme di social networking?

Questo blog, per primo in Italia, ha da subito scelto di tagliare la testa al toro adottando l’espressione, fino ad allora sconosciuta qui da noi, di Fundraising 2.0. Ma in realtà sotto questo concetto fiorisce un mondo molto più vasto di strumenti che non riguarda solo il social network propriamente detto, ma tutta l’infinita galassia del web 2.0.

Un’altra espressione, da me ripresa in più di un’occasione (soprattutto da quando ho portato in Italia l’esperienza di Beth Kanther) è stata quella di Widget Fundraising: ma in questo caso il rischio è quello di confondere la parte per il tutto. I widget, o badge, o gadget (righe di codice in javascript), sono solo uno degli strumenti (il principale, certo, e anche il più interessante per molti versi, ma non l’unico) attraverso i quali si può avviare una campagna di raccolta fondi nel social network.

Global giving

Altra espressione che si potrebbe usare è sicuramente quella di Viral Fundraising (insomma,la raccolta fondi attraverso il passaparola), ma anche in questo caso mi sembra che ci si limiti a mettere in evidenza un aspetto, la modalità di disseminazione di una campagna, piuttosto che il suo elemento centrale.

Group fundraising è invece un’espressione usata di recente proprio da Peter Deitz (che altrove definisce queste attività come attività di Micro Filantropia) e da Techsoup. L’accento, in questo caso, è sulla capacità del social network di creare aggregazione attorno alla causa, di mettere insieme persone, volti, avatar, nomi al servizio di una finalità sociale, o politica, o ambientale attraverso azioni collettive di raccolta fondi.

Pur accettando le premesse di questa definizione, devo dire che da fundraiser non mi piace e non mi convince. Il primo comandamento del fundraising è che “le persone donano ad altre persone“, e nel web 2.0 questo comandamento trova il suo alveo più naturale perché le persone (singole) si mettono in gioco, condividono il proprio lavoro, i propri gusti, le proprie facce, a volte anche semplicemente quello che stanno facendo in quel momento.

Perciò più che di Group Fundraising (ma si potrebbe parlare anche di Network fundraising o social network fundraising) preferisco parlare di Personal Fundraising, definizione che cerca di sottolineare il potere del singolo, liberato dalla rivoluzione del web 2.0.

Heifer ll personal fundraising è la possibilità, attraverso gli strumenti del social networking, di trasformare ogni donatore (di soldi o di tempo) in un fundraiser senza intermediari, con modalità più o meno decentrate, e in maniera assolutamente trasparente.

L’esempio ormai classico di Personal Fundraising è sicuramente quello avviato da Beth Kanter a favore della Sharing Foundation. Un altro caso, citato da Deitz, è quello lanciato da Norman Bier nell’aprile del 2007 per raccogliere fondi a favore di un centro di accoglienza per donne in una Riserva Indiana del Sud Dakota.

Altro caso da manuale è quello messo in piedi da Kevin Bacon, attore hollywoodiano, testimonial d’eccezione di Six Deegrees (703.000 dollari raccolti), un’iniziativa di Personal fundraising promossa da Network for Good (una piattaforma di Social Networking specializzata nella raccolta fondi finanziata da tre giganti come Yahoo, Aol e Cisco).

Ma i casi sono ormai, dal lontano 1999 (preistoria, vero?) si stanno moltiplicando di giorno in giorno, sia attraverso piattaforme pubbliche sia all’interno di campagne e siti promossi direttamente da Organizzazioni non profit.

Qui forse è il caso di fare, anche grazie all’articolo di Peter Deitz, un primo elenco delle piattaforme di Personal Fundraising esistenti.

Bring Light
Change.org
Changing the present
ChipIn
Donors Choose
Facebook’s Causes
FirtsGiving
Fundable
GiveMeaning
Global Giving
Linkedin For Good
Network for Good
MyCause
Kiva
Justgiving
SixDegrees
Universal Giving

Insomma, siamo di fronte a 17 piattaforme (ma il numero è in continua variazione), quasi tutte americane, che permettono (a differenti condizioni) a organizzazioni, cause e privati cittadini di incontrarsi, scambiare valore sociale e avviare campagne di raccolta fondi online.

Come anticipavo, però, molte organizzazioni (e uomini politici) hanno inserito all’interno dei loro siti (o di loro campagne) iniziative di Personal fundraising.

L’esempio più eclatante è sicuramente quello di Barack Obama, di cui ho parlato mesi fa e di cui qualche giorno fa anche Francesco Santini ricordava l’exploit in un suo post.

Ma non solo. Altri casi interessanti sono quelli di Oxfam Trailwalker Australia e di MyActionAid (per parlare di grandi nomi del non profit), ma anche altre realtà meno note si sono attrezzate per mettere in mano ai loro sostenitori strumenti di raccolta fondi. Una di questi è Heifer (un’organizzazione americana che si batte contro la fame nel mondo), un’altra (di cui ho parlato in ccasione del convegno europeo sull’Emofilia) è quello della National Haemophilia Foundation.

Su questo ovviamente la panoramica è più difficile da fare, ma uno degli sviluppi del personal fundraising sono convinto che sarà proprio in questa direzione, anche se il rischio, in questo caso, è quello di trasformare i propri sostenitori più che in fundraiser in semplici dialogatori diretti (e qualcuno si inventerà anche le provvigioni) ingabbiati in piattaforme chiuse, senza cioè libero accesso agli API (le interfacce di programmazione) e quindi alla possibilità di sviluppare in autonomia applicativi o modalità di comunicazione dal basso.

La questione delle questioni, la madre di tutte le questioni (e di questo blog) a questo punto è una sola: ma funziona?

Nel caso di Beth Kanter, quasi 54.000 dollari raccolti, e in quello del Pretty Bird Women House, 27.500 dollari in 14 giorni, la risposta è semplice: funziona! E negli altri?

Il seguito alla prossima puntata… Ma se volete aiutarmi a costruire una definizione e una storia del personal fundraising questo spazio è aperto.

17 pensieri su “Personal fundraising

  1. caro Francesco, come ti ha già scritto Daniele… avrei tanto voluto pensarci io (ma forse sarei stato in conflitto di interessi ;-).
    Al di là della piattaforma, comunque, nessun widget è ancora localizzato in Italia e l’impressione è che ancora oggi nessuno dei player voglia seriamente rischiare un mercato nuovo. Staremo a vedere, magari unendo le forze ci si riesce.
    Perciò vai avanti con il tuo esperimento di Personal Fundraising a cui aggiungerei (anche se non funziona) uno schemino con obiettivo, somma raccolta (questo significa che la gente ti deve comunicare se ha fatto la donazione perché il form di ST è un po’ rigidino anche se stimolante) e giorni che mancano alla fine della campagna di Soleterre. Proverei a farci anche un post in home page e ad aggiornare di tanto in tanto i materiali. Ultima cosa: io linkerei direttamente al form, tanto il progetto lo puoi spiegare tu.

    ps.: sentiti anche libero di mandarci una bella mail con cui ci inviti alla donazione 😉

  2. grazie, suggerimenti accolti! non ti mando una e-mail ma te lo chiedo lo stesso: se puoi aiutami a raggiungere l’obiettivo! Grazie, Francesco

  3. Ti segnalo un’altro Social Network molto bello ed importante per il fundraising: http://www.socialvibe.com/#.
    E’ fantastico! Le associazioni no profit e le aziende si incontrano.. mentre gli utenti registrandosi ed aggiungendo il widget al loro blog o ai social network in cui sono iscritti contribuiscono a spingere lo sponsor a donare (nello stesso tempo gli fanno un pò di pubblicità)..

    • ciao Gioia, grazie mille della bellissima segnalazione e complimenti per il tuo blog. Studierò sicuramente Socialvibe e magari ci scrivo anche un post… E a gennaio è il caso che aggiorni questa pagina 😉
      a presto

  4. ciao a tutti
    forse sono un po’ in ritardo…ma qual’è il sito italiano per il fundraising 2.0?
    Non ne trovo…forse è un problema burocratico relativo alle normative italiane?(tipo il sito dovrebbe configurarsi come un istituto di pagamento o altro)..oppure le non profit italiane non sono ancora pronte?
    ciao a tutti

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