Una raccolta fondi per Haiti… provando a usare FundRazr di Facebook

le piccole scuole comunitarie di Belle Fontaines ad Haiti

le piccole scuole comunitarie di Belle Fontaines ad Haiti

Nei prossimi giorni festeggerò i miei primi 40 anni e mi piaceva celebrarli in maniera solidale e innovativa con gli amici e con la rete. Per questo ho scelto di avviare una piccola campagna di personal fundraising usando FundRazr, una piattaforma di raccolta fondi Social, perfettamente integrata con Facebook e Twitter.

L’obiettivo è quello di raccogliere almeno 500 Euro da destinare, al posto dei regali, ai bambini di Belle Fontaines, una delle comunità dimenticate ai bordi di Port au Prince (Haiti) dove solo Terre des Hommes è intervenuta in questi due anni.

L’obiettivo è volutamente piccolo e concreto e sarà utilizzato per permettere alle piccole scuole comunitarie di avviare la realizzazione di un orto o l’acquisto di alberi da frutto: strumenti indispensabili per combattere la malnutrizione nella zona.

Per chi volesse partecipare tramite Facebook, ecco il link: http://goo.gl/04wzb.
Anche pochi euro possono fare la differenza e sono, per me, auguri graditissimi.

Terrò aperta la campagna di raccolta fondi fino al 26 febbraio. Quindi, se volete partecipare, affrettatevi.

Grazie mille

ps.: i bisogni di Belle Fontaines sono enormi e l’impegno di Terre des Hommes è molto più vasto. Per chi volesse saperne di più e dare una mano più consistente, sono a disposizione.

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Raccolta fondi al quadrato: Obama, il mobile fundraising e l’Italia

La notizia è di quelle ghiotte per il mondo del fundraising. La campagna elettorale di Barack Obama si è dotata di una nuova arma per raccogliere donazioni e gestirne il processo sottoscrivendo un accordo con Square, società che ha sviluppato un hardware e delle applicazioni per gestire transazioni attraverso il cellulare (sia per Android che per  Apple).

Qui il video su come funziona:

Come funziona Square

 

Nei prossimi giorni un esercito di volontari, fundraiser, attivisti, organizzatori, si muoveranno per gli Stati Uniti dotati di cellulari strisciando carte di credito e processando donazioni. Una rivoluzione che non solo stimolerà sempre più donazioni e probabilmente donazioni medie più alte, ma che permetterà anche di organizzare in maniera sempre più efficiente il processo di inserimento dati e fidelizzazione, che prima doveva necessariamente passare dallo scambio di tonnellate di carta. Anche per Square, che nei suoi primi 2 anni di vita era riuscita a raggiungere 1 milione di esercenti in tutti gli States, si tratta di una vera e propria rivoluzione che probabilmente imporrà la Start-up fondata da Jack Dorsey (uno dei co-fondatori di Twitter) come uno dei fornitori di servizio più importanti per gli esercenti americani. Profezia scontata, visto che oltre all’”esercente in capo” (come è stato definito Obama da uno degli articolisti americani) anche Romney ha annunciato che sta per stringere un accordo con Square.

Cari fundraiser e cari lettori, immaginate che rivoluzione sarebbe anche per il nostro mondo se dialogatori, volontari, community fundraiser, parrocchie potessero avere a disposizione un simile strumento!

Già… ma il caso della collaborazione fra Square e la campagna elettorale di Obama è anche l’occasione per tornare su alcuni punti che non finirò mai di sottolineare su questo blog e altrove: punti che oggi come oggi ci allontanano da qualsiasi possibilità di avere qualcosa di simile a Square e alla raccolta fondi di Obama in Italia.

Quando parliamo di innovazione, la tecnologia di per sé non è sufficiente per operare delle significative discontinuità nel modo in cui siamo abituati a lavorare. Sarebbe un’illusione crederlo, ma l’esperienza di questi anni mi fa pensare che in molti da domani correranno dietro questa illusione, magari chiedendo a noi delle organizzazioni non-profit di testare e fare pubblicità ai loro prodotti o alle loro piattaforma.

Ma non funziona così. E non esistono scorciatoie. Per portare una tecnologia alla sua maturità c’è bisogno che questa diventi d’uso comune, che ne venga percepita l’utilità nella vita di tutti i giorni e che questa utilità sia reale (anche in rapporto ad altre tecnologie esistenti) e, a volte, che ci sia un momento detonante che la faccia esplodere.

Prendete come esempio le piattaforme di Personal Fundraising (o peer to peer). Sono diventate di uso comune negli Stati Uniti grazie ad emergenze come Katrina, 11 settembre e tsunami: erano lì, pronte per l’uso, costavano relativamente poco, raggiungevano già molte persone grazie a una solida pianificazione marketing, a investimenti cospicui e al coinvolgimento di testimonial, ed erano il modo più veloce e comodo per rispondere a un bisogno immediato: donando, ma anche attivandosi per coinvolgere altri amici in quest’atto di donazione. Il raggiungimento rapido di una massa critica di utenti da parte di piattaforme come Network for Good (o Justgiving in UK) è stato poi il volano per il miglioramento del servizio e per la sua attrattività per donatori e organizzazioni da un lato, per la diffusione di nuove piattaforme dall’altro. In tutto questo, paradossalmente, la tecnologia in sé per sé è un aspetto quasi secondario, come del resto i concorrenti di Apple sanno benissimo.

A costo di essere ripetitivo, c’è una differenza di fondo che mi pare in pochi vogliano cogliere nei tentativi di emulazione italiana: c’è una soglia critica sotto la quale l’innovazione tecnologica è di maniera. A meno che non si riesca a “industrializzarla”, a trasformarla in un bene “desiderabile” o “necessario” o comunque “quotidiano”, a farne percepire il valore d’uso, la differenza rispetto ad altre tecnologie e a caricarla di valori e caratteristiche che la rendono anche interessante… anche la più bella idea non andrà mai da nessuna parte. Sia chiaro: tutto questo ha bisogno di soldi, e spesso molti, perché richiede investimenti promozionali, aggiornamenti costanti alla piattaforma tecnologica, professionisti all’altezza e tutto quello che, non a caso, negli Usa prevede un forte ricorso ai fondi di investimento e a incubatori d’impresa (senza i quali avremmo già dimenticato Google, Youtube, Facebook e molti altri). Oltre che una cultura diffusa di apertura all’innovazione.

Tutte le volte che ho provato a farlo capire a chi voleva coinvolgermi nella sua piattaforma di Personal Fundraising (termine che ho introdotto in Italia nel 2007) in genere è successo che: il progetto, che avevano ovviamente già completato, non è cambiato neanche di una virgola; non sono stato più ricontattato. I progetti in questione, non sto a raccontarvelo, sono quasi sempre morti o lasciati ad appassire

Ora torniamo al caso di Square: qui non stiamo parlando di gente che si è inventata un’idea a basso costo sperando che prima o poi con il passaparola si imponesse. Dietro c’è un hardware innovativo che ha le stesse caratteristiche di praticità ed eleganza dei prodotti Apple (ed è gratuito); una campagna promozionale abbastanza ben costruita; una rete commerciale che è riuscita a raggiungere 1 milione di esercenti; un applicativo anch’esso molto elegante che si interfaccia con il sistema di carte di credito e con i gestionali degli esercenti e gira sia su Android (leader di mercato negli Usa) sia su Apple; ci sono commissioni non particolarmente elevate (inferiori al 3%), ecc. ecc. Mancava qualcosa di detonante che imponesse un’innovazione dal valore chiaramente percepibile come qualcosa di normale nella vita quotidiana delle persone, esaltandone i vantaggi rispetto ad altri strumenti. Ed è qui che è arrivato Obama (e sicuramente è stato cercato e probabilmente ne è stata finanziata la campagna) e le sue migliaia di attivisti che raccoglieranno da milioni di donatori contributi attraverso Square… E il gioco sarà probabilmente fatto, anticipando di forse 3 o 4 anni la diffusione di massa di questa tecnologia… E l’aspetto interessante è che, come è accaduto per il crowdfunding, anche in questo caso sarà stato il fundraising a veicolare il cambiamento.

E ora, di nuovo in Italia: di progetti, come dicevo, in questi anni ne ho visti nascere moltissimi e me ne hanno mostrati moltissimi altri che non hanno mai visto la luce. Ma mai, dico mai, anche quando dietro c’erano grandi banche o multinazionali ho visto una tale consapevolezza delle ragioni che stanno dietro a un successo o alla diffusione di una tecnologia. Mai ho visto un piano di comunicazione. Mai un piano commerciale. Mai l’idea che il fundraising potesse essere una testa di ponte per l’introduzione di servizi innovativi a valore aggiunto. Mai un ragionamento sensato sulle criticità di mercato o su eventuali strumenti concorrenti (in Italia, lo ripeterò fino alla sfinimento, gli SMS solidali stanno minando lo sviluppo delle donazioni online e bloccando l’innovazione). Mai, o quasi mai, un investimento che andasse oltre qualche ora/lavoro di uno sviluppatore.

Ecco perché credo che una raccolta fondi “al quadrato” come quella di Obama, così come il successo delle varie piattaforme di donazione online, siano ancora distanti per il nostro mondo, a meno che… A meno che questa non sia l’occasione per studiare seriamente i modelli di successo (e i fallimenti) e magari provare a usare la loro storia come una modesta check list da seguire prima di buttarsi nell’ennesima idea del secolo… all’italiana.

AAA: Imprenditori profit e sociali all’altezza cercasi!

Peer to peer fundraising: ripartiamo dalle persone per dare forza alla nostra raccolta fondi online

Qualche settimana fa sono stato invitato da Volontari per lo Sviluppo a tenere un webinar sul fundraising 2.0. E’ stata l’occasione per tornare su alcune riflessioni che hanno accompagnato la nascita di questo blog nel 2007, a partire dal peer to peer fundraising o personal fundraising o community fundraising. Quella che segue è la presentazione che, a differenza delle mie ultime lezioni, ho deciso di pubblicare nuovamente sul blog e su slideshare.

Piccola precisazione: come vedete evito il termine “crowdfunding” ormai di uso comune in Italia anche per parlare di raccolta fondi. Non ne voglio fare una questione semantica a tutti i costi, ma credo che sia sempre un errore per un fundraiser considerare i propri sostenitori come una folla o massa. Come insegna la massima aurea del fundraising, “le persone donano ad altre persone”. Persone che hanno un nome, un cognome, una storia: non dimentichiamolo mai!

Nuovi strumenti per il web e il non profit

Ciao a tutti, breve incursione sul blog con un nuovo corso (o meglio un webinar) organizzato dagli amici di Volontari per lo sviluppo. Ci sono anche io, ma in mezzo a mostri sacri come Robin Good, Luca Conti e giornaliste di grande spessore come Silvia Pochettino e Donata Columbro. Anche in questo caso, da non perdere… Io spero di imparare molto!

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10-28 novembre. I nuovi strumenti del web per il no profit

Un corso di formazione per confrontarsi con le nuove regole di comunicazione su web, e utilizzare al meglio gli strumenti on line per lanciare campagne sociali, realizzare progetti, ottimizzare il lavoro e i costi.

Lo sviluppo rapidissimo delle nuove tecnologie di comunicazione ha cambiato il nostro modo di pensare, comunicare, relazionarci e lavorare. Basti dire che in Italia il 75% delle persone usa quotidianamente i Social Media, l’87% di questi li usa per rafforzare rapporti di lavoro e il 14% è un lavoratore digitale a tempo pieno. Il “cyberattivismo” e la militanza on line hanno scardinato le forme tradizionali di impegno sociale e volontariato, l’81% dei membri delle comunità on line partecipa a una causa sociale.
Le ong e più in generale il non profit italiano stanno cogliendo le straordinarie opportunità del cambiamento? Sanno comunicare, muoversi, coinvolgere in rete? Sempre di più nei prossimi anni “pensare 2.0”, padroneggiare gli strumenti più avanzati del web, muoversi in modo disinvolto e creativo in rete e nei social network sarà un prerequisito per esercitare qualunque forma di cittadinanza attiva.

Obiettivi
Scopo del corso è fornire conoscenze di base sulle modalità di comunicazione del web 2.0 con particolare attenzione ai nuovi strumenti per lanciare campagne sociali, realizzare progetti e ottimizzare lavoro e i costi in ambito no-profit. Con testimonianze d’eccellenza ed esercitazioni pratiche

Risultati attesi
I corsisti acquisiranno le conoscenze sufficienti per padroneggiare i principali strumenti e definire un piano di comunicazione 2.0

Target
Il corso è rivolto a studenti, operatori delle associazioni, volontari o semplici cittadini che desiderano operare nel mondo della cooperazione internazionale e del non profit.

Articolazione del corso e metodologia adottata
Il corso si articola in 5 sessioni in aula virtuale interattiva, in diretta on line audio-video, alla presenza di esperti con i quali è possibile interagire direttamente con domande e interventi. Ogni sessione prevede una parte teorico-didattica e la presentazione di esperienze delle più importanti realtà del no profit attive su web. Al termine di ogni sessione sono proposte esercitazioni e lasciati materiali di documentazione, slides, foto, video, bibliografia e sitografia. Le singole lezioni sono registrate ed è possibile usufruirne in differita in caso di impossibilità a partecipare nell’ora stabilita. La partecipazione in differita non permette ovviamente l’interazione diretta con il docente, che resta comunque disponibile a eventuali contatti successivi via mail. Un tutor sarà disponibile per tutta la durata del corso. Al termine è rilasciato un attestato di frequenza.

Le sessioni si terranno dalle ore 18 alle 20

Il programma
10 novembre
Il web tra presente e futuro. Le regole base per le ong 2.0. Dal sito internet all’ecosistema digitale. Come riorganizzare le priorità
Silvia Pochettino – VpS
14 novembre
Dai media tradizionali ai media personali. Come usare Facebook, Twitter, YouTube e Foursquare per potenziare la propria identità digitale e partecipare alle conversazioni in rete
Luca Conti – Pandemia
21 novembre
Da cittadini a cyber attivisti. Come creare e mantenere una comunità on line e attivare forme di cambiamento sociale… offline. I ‘ferri’ del mestiere e le best practices internazionali: Meetup, Facebook ‘Causes’, Change.org, Avaaz.org, Act.ly..
Donata Columbro – VpS
24 novembre
Fundraising 2.0: quando la raccolta fondi mette al centro le persone
Paolo Ferrara – Terre des Hommes
28 novembre
Dal wiki al crowdsourcing: la progettazione partecipata sfruttando l’intelligenza collettiva. Domande e confronto tra i partecipanti.. Conclusioni e piste di lavoro, Valutazione del corso.
Silvia Pochettino, Donata Columbro – VpS

I DOCENTI

Luca Conti (@pandemia)
Luca Conti, classe 1975, scopre il mondo dei blog nel 2001 e subito se ne appassiona. Apre il suo primo blog nel 2002 e da allora studia e analizza il mondo dei social media e dei social network, partecipando alla vita della rete. Attivista del WWF Italia per molti anni, Luca segue l’evoluzione della comunicazione del non profit online e ha recentemente attivato una collaborazione con Vita dove ha trattato l’argomento. Ha insegnato in Master e corsi universitari a Urbino e Macerata. Ha scritto due libri su Facebook e Twitter in chiave professionale (Fare business con Facebook e Comunicare con Twitter) con uno spazio dedicato al mondo non profit

Paolo Ferrara (@fundraisingnow)
Responsabile comunicazione e raccolta fondi di Terre des Hommes Italia, da sempre appassionato di fundraising online, dal 2007, consapevole delle sue lacune si è messo a studiare seriamente il modo in cui i social media stavano cambiando il modo di comunicare e raccogliere fondi in rete. Nel 2011, ha scritto il primo libro italiano sul fundraising online che raccoglie alcune delle cose che ha imparato dai suoi studenti durante 5 anni di lezioni tenute per le più prestigiose scuole italiane

Donata Columbro (@dontyna)
Donata Columbro è una “giovane smanettona”. Ha imparato molte cose da sé vivendo nel web e molte altre le sta imparando. Giornalista freelance, blogger, community manager per Volontari per lo Sviluppo, è stata formatrice e relatrice in corsi e seminari sul citizen journalism, sulle forme di attivismo online e sulle potenzialità del web 2.0 per il no profit.

Silvia Pochettino (@pochetsi)
Silvia Pochettino è un dinosauro del mondo della cooperazione internazionale convertito al web. Giornalista, specializzata in temi sociali, dirige la rivista e il sito VpS dal 1995. Ha vagabondato per l’Africa e l’America latina scrivendo reportage che gli hanno valso nel 2001 il premio nazionale “Giornalisti per il sociale”. Ha scritto vari libri, di quelli ancora di carta. Negli ultimi anni ha scoperto le meraviglie del web 2.0 e del giornalismo partecipativo e se ne è appassionata. Ha tenuto seminari e corsi di formazione sulla comunicazione web per ong, operatori dei servizi pubblici e aziende

ISCRIZIONI

Il costo di iscrizione è di 130 euro. Chiusura iscrizioni: 7 novembre
L’iscrizione si può effettuare on line compilando l’apposito modulo, oppure con C/C postale n° 37515889 intestato a Volontari per lo Sviluppo corso Chieri 121/6, 10132 Torino inserendo nella causale il titolo del corso e inviando la ricevuta via fax allo 011/8994700

Twitter e aiuti umanitari: un modo innovativo per fare trasparenza sui costi del non-profit

Una bella iniziativa di Agire, l’Agenzia per la risposta alle emergenze umanitarie, che sfrutta internet e i social network. L’idea mi dicono sia di Luca Conti che ancora una volta si dimostra sensibilissimo ai temi sociali.

Ci vediamosu Twitter

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TWITTER & AIUTI UMANITARI
AGIRE organizza 4 incontri con gli operatori delle ONG della rete al lavoro in Somalia, Kenya ed Etiopia.

Giovedì 8 settembre, dalle 14.30 alle 16.00, AGIRE lancerà il suo primo Tweet Up sull’Emergenza Africa Orientale. Il Tweet Up #EAO (Emergenza Africa Orientale) è un forum on line aperto a chiunque sia interessato alle tematiche legate alla risposta all’emergenza in Somalia, Kenya, Etiopia.
A pochi giorni dalla chiusura dell’appello che ha permesso di raccogliere 1,6 milioni di euro per rispondere all’emergenza umanitaria in Somalia, Kenya ed Etiopia, AGIRE chiama quindi a raccolta i suoi sostenitori su web per raccontare, attraverso le parole degli operatori sul campo, come le donazioni si stiano rapidamente trasformando in sostegno quotidiano per migliaia di profughi e sfollati.
In questo primo appuntamento, dal titolo “Persone in Fuga”, si affronterà il tema di rifugiati e sfollati, attraverso il racconto delle loro drammatiche storie di fuga dalla fame e dalla guerra, mettendo in risalto le differenze legate ai tre paesi d’intervento. Gli operatori di tre organizzazioni umanitarie (CESVI, CISP e VIS) tra le 12 della rete di AGIRE saranno a disposizione dei partecipanti al forum per condividere la loro esperienza professionale e testimoniare le difficoltà quotidiane del lavoro di soccorso.
I partecipanti potranno accedere al dibattito utilizzando, dal proprio account twitter, il codice identificativo “#EAO”, tecnicamente chiamato hashtag. Domande e risposte, come nello stile e nelle caratteristiche comunicative di Twitter, dovranno avere un massimo di 140 caratteri.

Quello di giovedì sarà il primo di 4 incontri tematici che, da qui fino a dicembre, vedranno la partecipazione di tutte le organizzazioni aderenti alla rete di AGIRE e operative in Somalia, Kenya ed Etiopia.
«Da sempre l’informazione sul corretto utilizzo dei fondi donati da milioni di italiani che hanno scelto in questi anni di sostenere il network AGIRE è stata al centro delle nostre preoccupazioni» dice Marco Bertotto, direttore di AGIRE. “Per questo abbiamo pensato di usare le peculiarità di Twitter, e la semplicità di accesso senza filtro che lo contraddistingue, come nuovo strumento di rendicontazione e trasparenza verso i donatori”
Il secondo appuntamento è fissato per martedì 11 ottobre, alla stessa ora. Il tema dell’incontro sarà scelto dagli stessi utenti del primo Tweet Up e successivamente comunicato attraverso i diversi social network a disposizione di AGIRE e sul suo sito www.agire.it

Fundraising online, un libro e un nuovo corso!

Copertina testo: Fundraising Online

Fundraising Online

Forse qualcuno si aspettava un bel post sul Festival del fundraising, ma visto che vorrei condividere soprattutto la gioia e l’energia che si respirava durante quello che ritengo il più bel momento di rappresentanza e rappresentazione del nostro mondo… aspetto le indispensabili foto e video prima di buttarmi sul tema.

Approfitto della scia del festival però perché il tema di quest’anno era lo scontro tra old e new e visto che io rappresentavo (ci avreste mai scommesso?) proprio il new, eccomi con due piccole conferme che mi riguardano.

La prima è la pubblicazione del mio primo libro, in coppia con il fantastico Davide Moro, dedicato al Fundraising Online. Un prontuario veloce da leggere, ricco di spunti, consigli pratici ed esempi su email marketing, posizionamento sui motori di ricerca, realizzazioni di siti Internet per il nonprofit e tanto altro ancora, frutto di oltre 4 anni di insegnamento sui temi della comunicazione e della raccolta fondi digitale. Il libro fa parte della nuova collana delle edizioni Philanthropy, Smart Fundraising,  costa solo 9,50 Euro e lo trovate qui: http://edizioni.philanthropy.it/pagina-prodotti/smart-fundraising/fundraising-online1/

La seconda conferma però è ancora più ghiotta. Manca 1 mese e mezzo al corso sulla raccolta fondi online organizzato dalla Fundraising School di Forlì (il penultimo dell’anno dopo quelli al Master, alla Bocconi e a Monza) e c’è ancora qualche posto per quello che si preannuncia come un corso pieno di sorprese. In due giorni fitti fitti insieme a me ci saranno infatti:

Luca Oliverio, responsabile comunicazione corporate di TheBlogTv (http://www.theblogtv.it/), ideatore e animatore di Comunitazione e uno dei massimi esperti in Italia di Social Network;

Francesco Santini, uno dei massimi esperti italiani di Internet per il Fundraising oltre che caro amico e collega di diversi corsi (lo trovate qui: http://www.internet-fundraising.it);

– e una grande sorpresa… che vi svelerò direttamente al corso e che ci parlerà di come si imposta e si vince una campagna online…

Curiosi? Beh, se volete esaudire la vostra curiosità non dovete far altro che iscrivervi qui: http://www.fundraisingschool.it/corsointernetfundraisingonline.html.

Ci vediamo a Forlì!

ps.: e visto che ci sono, colgo l’occasione per salutare tutti i fantastici ragazzi e le fantastiche ragazze che mi hanno seguito nei corsi di quest’anno e che in parte ho avuto il piacere di ritrovare al Festival: grazie per la vostra attenzione, il vostro entusiasmo, la vostra partecipazione e la grande forza che state portando nel mondo del fundraising italiano!