Vi aspetto al mio nuovo corso: SOCIAL MEDIA e CROWDFUNDING per il Non-Profit

THE FUND RAISING SCHOOL

La Scuola dedicata alla formazione sulla Raccolta Fondi vi invita il 18-19 Settembre a partecipare alle 2 giornate di formazione su:

“SOCIAL MEDIA e CROWDFUNDING per il Non Profit
Le nuove frontiere della Raccolta Fondi: Personal Fundraising e Crowdfunding”

Con Paolo Ferrara e Alberto Giusti
e la partecipazione in qualità di testimoni di: Rete del Dono e EPPELA

Il corso si prefigge di offrire ai partecipanti le competenze per gestire i principali social media definendo i propri obiettivi, la propria strategia e gli strumenti di pianificazione e monitoraggio maggiormente efficaci per accompagnare le attività di comunicazione e fundraising di una organizzazione non profit. In particolare si accompagneranno gli studenti attraverso la conoscenza delle nuove frontiere della raccolta fondi: il personal fundraising e il crowdfunding.

l 26 giugno 2013 la Consob ha deliberato il Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line.
Il regolamento sull’equity crowdfunding dell’Italia è la prima normativa ad hoc creata al mondo.

SCARICA il REGOLAMENTO della CONSOB 

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SCONTI e CONVENZIONI

I corsi sono aperti ad un numero limitato di partecipanti, pertanto ti invitiamo a contattare quanto prima Sandra Savelli sandra.savelli@unibo.it – Tel 0543/62327
www.fundraisingschool.it

Le 5 tipologie di tweet da non utilizzare nel Nonprofit

Errori Twitter

Proprio settimana scorsa ho tenuto una breve lezione al corso Cergas Lab dell’Università Bocconi su come sfruttare i social network nel non profit.

Si parlava di Facebook e Twitter e proprio riguardo quest’ultimo ho trovato un utile articolo dell’americana  Heather Mansfield che riassume brevemente  le 5 tipologie di Tweet da non utilizzare mai.

Le riporto di seguito aggiungendo qualche mio appunto.

1.       Tweet troncati

Si tratta dei tweet automatici che vengono pubblicati dal plug-in di Facebook. Nulla di più sbagliato! Innanzitutto perché non sono tweet, ma piuttosto pezzi di frasi, quindi la prima regola è: utilizzare sempre il linguaggio adeguato al canale scelto.

Purtroppo nei social network non esistono scorciatoie e gli utenti Twitter non amano seguire i robot, vogliono essere sicuri che dietro al nostro avatar ci sia un essere umano in carne e ossa.

Tweet troncato

2.       Tweet automatici sulle nuove foto Facebook

Sempre sullo stesso filone, non funzionano nemmeno i tweet automatici che annunciano la pubblicazione di nuove foto sul  nostro profilo/pagina Facebook.

Se vogliamo notificare nuovi contenuti foto/video su Twitter, facciamolo nel modo corretto, caricando direttamente dal nostro account le foto e i video. Senza dubbio otterremo più partecipazione!

Tweet automatici facebook

3.       Tweet con troppi hashtag

I tweet che contengono più di 2 hashtag riscuotono molto meno interesse da parte del nostro pubblico e saranno più difficilmente retwittati.

Tweet troppi hashtag

4.       Tweet formattati in modo sbagliato

Cerchiamo di:  evitare gli errori grammaticali, non utilizzare abbreviazioni incomprensibili, utilizzare correttamente la punteggiatura, ma soprattutto non dimentichiamoci il TASTO MAIUSCOLO ATTIVO! 🙂

Tweet formattati male

5.       Tweet con il punto e virgola

Incredibile ma vero, sembra che i tweet contenenti  il punto e virgola (;) risultino meno interessanti riscuotendo meno retweet e meno interazione. I due punti  (:) sembrano invece funzionare molto meglio. Provare per credere!

Tweet punto e virgola

Facebook Offers…e il nonprofit?

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Le facebook offers sono arrivate in Italia oramai da qualche mese, e dai primi dati sembrano riscontrare un importante successo. Per chi ancora non ci fosse incappato si tratta di un servizio che consente alle fan page di pubblicare offerte e sconti esclusivi per i propri fan. Il meccanismo è molto semplice: l’utente vede l’offerta sulla sua pagina facebook, se interessato clicca e riceve via mail il codice sconto da utilizzare nel punto vendita o nello shop online.

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Quanto costano?

Le Facebook offers sono obbligatoriamente legate al servizio Facebook Ads (servizio di advertising), il che significa che senza un budget pubblicitario non sarà possibile usufruirne.

Il costo è legato al numero di utenti che vogliamo raggiungere, più ampliamo il pubblico più costerà la nostra iniziativa.

In fase di creazione potremo quindi scegliere il limite numerico di offerte disponibili, il pubblico a cui rivolgere l’offerta (solo propri fan, o amici dei fan) e la data di scadenza.

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Qualche dato

Rispetto ad una normale creatività riportante un’offerta (magari con link ad una pagina del proprio sito), il sistema delle Facebook Offers riscuote un numero d’interazioni davvero notevole, in media 100 volte maggiore rispetto ad una comunicazione promozionale classica.

Vediamo l’esempio reale nel settore telefonia in Italia (riprendo i dati da un’analisi condotta da TSW Strategies).

La pagina di 3 Italia (285.000 fan) ha recentemente lanciato un’offerta con il sistema Facebook Offers (iPhone 5 a 0€), la quale ha riscosso i seguenti risultati:

  • 73.134 persone hanno richiesto l’offerta
  • 6.408 hanno fatto like
  • 1.305 hanno condiviso
  • 1.149 hanno commentato

La pagina di Vodafone (1.213.000 fan) invece ha utilizzato il sistema classico, ovvero locandina con la promozione (fino a 50€ in omaggio) e link alla pagina del sito, riscuotendo i seguenti risultati:

  • 63 persone hanno fatto like
  • 24 hanno condiviso
  • 33 hanno commentato

Il dato è senza dubbio interessante ma va comunque considerato che nel caso delle Facebook Offers c’è un budget pubblicitario a monte.

Limiti

  • Il limite principale sta nel fatto che dobbiamo avere almeno 400 fan sulla nostra pagina.
  • Un altro limite, come abbiamo visto, è dato dall’obbligo di utilizzare investimenti pubblicitari.
  • Infine se l’offerta è rivolta a prodotti che coinvolgono la grande distribuzione organizzata (supermercati), gli accordi devono obbligatoriamente passare da Facebook Italia ed è possibile solo a fronte di importanti investimenti.

E il nonprofit?

Vi starete chiedendo dove stia il nesso con il nonprofit. Tempo fa lavoravo ad un progetto di CSR e mi sono chiesto: perchè non sfruttare il sistema delle Facebook Offers? L’idea potrebbe essere quella di utilizzare il meccanismo proprio in ottica di CSR, ovvero convertendo la promozione in una donazione per l’organizzazione. Ad esempio: ipotizzando uno sconto di 10€ lo si potrebbe suddividere in 5€ di sconto effettivo per l’utente e 5€ di donazione per la ONP. In quest’ottica l’azienda profit otterrebbe senza dubbio un importante ritorno a livello di comunicazione: aumento del numero di fan, miglioramento del sentiment dei propri consumatori, apertura a nuove nicchie di mercato, aumento delle vendite e tutto quello che generalmente comporta un progetto di CSR con il nonprofit. Dall’altra parte l’utente si troverebbe davanti ad un beneficio sia economico che sociale.

Questo è solo uno dei modi con cui a mio parere si possono sfruttare le Facebook Offers. E voi come le sfruttereste?

Giampaolo

L’algoritmo di Facebook è cambiato? Ecco come gestire la pagina della vostra organizzazione

Alla fine di settembre Facebook ha effettuato una variazione nell’algoritmo che determina la posizione dei post nelle timeline degli utenti. L’Edgerank (questo il nome dell’algoritmo) determina come vengono visualizzati i vostri post dagli utenti e in quale ordine.

Cosa è cambiato?

Il principale motivo per cui Facebook ha effettuato le modifiche sta nel fatto che nell’ultimo anno numerose aziende e organizzazioni hanno aperto pagine personali e i profili degli utenti sono ora stracolmi di news spesso non desiderate. La soluzione? Il team di Facebook ha pensato ad un algoritmo che metta in risalto solo i post veramente interessanti.

Per capire cosa è realmente cambiato la società americana Edgerank Checker ha condotto uno studio su più di 3.000 pagine (valutate prima e dopo l’intervento). Il risultato indica una perdita del 6,5% nella portata totale della pagina (numero di persone che hanno visualizzato il messaggio) e del 45% nella portata virale (numero di persone che hanno visualizzato il messaggio a partire da un amico). Una perdita non da poco!

Cosa possono fare le organizzazioni nonprofit per rimediare?

 

1. Rivedere i contenuti

Prendetevi 30 minuti per analizzare i post che hanno funzionato sulla vostra pagina e ponetevi le seguenti domande:

  • Esiste un tema o un format che ha funzionato in modo particolare?
  • Qual’è il tono dei post? Esprimono urgenza? Sono ironici? Richiedono risposte?
  • C’è una “call to action”? Se si quale funziona meglio?

2. Analizzare il giorno e l’ora 

Il “momento giusto” è importante tanto quanto il contenuto. Utilizzate software (gratuiti o a pagamento) che permettono la programmazione dei post e il tracciamento dei dati, vi consentirà di capire qual’è il giorno e l’ora migliore per i vostri post.

Recenti ricerche hanno evidenziato ad esempio come nei weekend l’attenzione degli utenti sia più alta (probabilmente per l’inattività di gran parte delle pagine aziendali). Provare per credere!

3. Comprendere i motivi per cui i vostri post non piacciono

Il nuovo algoritmo di Facebook punisce i contenuti che sono stati nascosti o segnalati come spam, quindi prestate molta attenzione a questo punto.

Oltre ad analizzare cosa funziona nelle vostre pagine è importante capire anche cosa non piace ai vostri fan. Riguardando i vostri post, analizzate i motivi per cui gli utenti possono aver nascosto i vostri contenuti o addirittura li possono aver segnalati come spam. Pubblicate troppe news? Chiedete troppo ai vostri fan? Ricordate che, dal punto di vista dell’utente, nascondere un singolo post ha lo stesso significato di cancellare una mail, mentre nasconde tutti i post è come chiedere di essere cancellati dalle vostre mailinglist!

4. Utilizzare immagini e video

Diverse ricerche, ma ormai credo l’esperienza di ognuno di noi, dimostrano che video e immagini hanno una miglior resa in termini di interazione rispetto al semplice testo + link. Cercate di programmare i vostri post in modo tale da pubblicare almeno una volta al giorno immagini o video.

5. Bilanciare i contenuti

Utilizzare diverse tipologie di contenuto vi aiuterà a capire quali funzionano meglio, ma non solo, vi permetterà di raggiungere e interessare target differenti. Provate a incorporare:

  • Notizie dal blog
  • Immagini
  • Video
  • Articoli e merchandising della vostra organizzazione
  • Comunicati (stampa e digitale) che parlino di voi
  • Domande ai vostri fan
  • Risposte ai temi sollevati dai vostri fan

6. Chiedere ai vostri fan di inserire la vostra pagina alla lista d’interessi

Essendo il coinvolgimento degli utenti uno dei parametri più importanti per il Facebook Edgerank, chiedete ai fan di inserire la vostra pagina in una lista d’interessi (vedi immagine sotto), in questo modo non potranno perdersi le vostre news!

Un’alternativa è creare voi una lista d’interessi pubblica contenente pagine vicine al vostro tema, o secondo un criterio per voi utile e chiedere agli utenti di seguirla. In questo modo trasformerete il social network in un vero e proprio giornale online.

Facebook ci ha abituati a ricorrenti modifiche della sua piattaforma. Non sarà di certo l’ultima, l’importante per le organizzazioni nonprofit è analizzare il perché di un cambiamento e tentare di assecondarlo, traendone il meglio. 🙂

Giampaolo

Linkedin per il Nonprofit

Circa una settimana fa Linkedin ha lanciato il suo nuovo servizio, Board Connect, dedicato al settore nonprofit. L’idea è nata dalla responsabile “Social Impact” di Linkedin, Meg Garlinghouse, la quale ha dichiarato di aver avvertito la necessità di una piattaforma dedicata al nonprofit proprio durante la ricerca di una risorsa per la sua organizzazione che avesse esperienza nel mobile fundraising.

La prima cosa che ogni organizzazione tende a fare quando necessita di una nuova risorsa è il cosiddetto gioco del “Tu chi conosci?”, il problema è che questa tecnica oltre ad essere estremamente dispendiosa (possono passare mesi prima di trovare la giusta risorsa), non sempre riesce ad individuare la risorsa veramente adatta.

Il sistema ideato da Linkedin sembra risolvere tale situazione allargando notevolmente il bacino d’utenza disponibile ma assicurando un pubblico comunque vicino alla nostra organizzazione. La forza sta innanzitutto nel database di professionisti che Linkedin è riuscita a costruire negli anni, ma non solo, anche nel sistema di connessioni che permette di analizzare chi è davvero più vicino alla nostra organizzazione tra i profili ricercati.

Di seguito vediamo esattamente come funziona e cosa offre il nuovo servizio.

Linkedin Board Connect

Il programma dedicato alle organizzazioni nonprofit offre gratuitamente una serie di servizi utili alla ricerca di personale qualificato. Vediamo quali sono:

  • Accesso gratuito all’account “Talent Finder” (valore di circa 1.000 dollari all’anno)

Si tratta del servizio chiave che consente di ricercare personale qualificato al di fuori del proprio network attraverso un sistema di ricerca avanzato.

  • Accesso esclusivo alle guide Linkedin via webcast

Un servizio di assistenza all’utilizzo del programma tramite incontri programmati online.

  • Accesso al gruppo dedicato “Nonprofit Board Connect”

Consente di poter accedere a contenuti esclusivi per il settore, ma soprattutto pone l’obiettivo di creare un network tra le organizzazioni.

Come iscriversi al programma

Prima di tutto vi consiglio di iniziare la procedura con l’account Linkedin di maggior rilevanza per la vostra organizzazione. Può essere il Responsabile risorse umane o il Presidente o un membro del consiglio, decidete voi, l’importante è che abbia autorevolezza ma soprattutto un buon numero di connessioni.

Operazioni preliminari:

  1. Il primo passo è iscrivere la propria organizzazione a Linkedin (se non l’avete già fatto) da questo link;
  2. Completare il profilo con tutte le informazioni dettagliate. Vi aiuterà anche a posizionarvi sui motori di ricerca 😉
  3. Collegare i vari profili dei dipendenti e collaboratori al profilo dell’organizzazione;

Iscriversi al programma:

  1. Iscrivere la propria organizzazione al programma “Board Connect” da questo link. Vi arriverà una mail in cui vi verrà chiesto di assitere al webcast di presentazione del servizio (circa 10 giorni dopo), contestualmente vi verranno forniti i codici per accedere all’evento. La durata del webcast è di circa 45 minuti (in lingua inglese) e vi verrà spiegato nel dettaglio come utilizzare il “Talent Finder” per la ricerca del candidato ottimale;
  2. Una volta ricevuta conferma di attivazione potrete iniziare la ricerca del vostro candidato utilizzando il modulo “Advanced People Search” cercando tra i contatti di 1° o 2° livello di connessione (sono quelli a voi più vicini);
  3. Con l’accesso al programma avrete quindi diritto all’utilizzo del “Talent Finder” il che vi consentirà anche di poter inviare messaggi diretti (inMail) ai candidati che ritenete più idonei.

Linkedin ha inoltre preparato una serie di consigli rivolti al nonprofit e dedicati sia al profilo personale dei membri del consiglio, sia al profilo ufficiale dell’organizzazione. L’obiettivo vuole essere quello di migliorare la ricerca di nuovo personale, di partners aziendali e di nuovi potenziali donatori.

5 consigli per migliorare il proprio profilo personale

  • Consolidate il vostro brand creando un profilo completo

Utilizzate il vostro profilo personale per diffondere la passione che avete per la vostra causa, dimostrate di avere davvero esperienza nel vostro campo. Questi alcuni esempi di profili completi suggeriti da Linkedin: Greg Baldwin, CEO di VolunteerMatch e Beth Kanter, autore di “Networked Nonprofits.”

  • Supportate la vostra onp aggiungendo le sezioni “Volontariato” e “Cause” al vostro profilo

Aggiungendo queste sezioni, aiuterete a diffondere la passione per la vostra causa.

  • Espandete il vostro network e la vostra influenza collegandovi ai profili dei vostri collaboratori e partner

Più si espande la rete, più verrà diffuso il vostro nome e la vostra causa. Vi avvicinerete così a nuovi potenziali donatori, volontari o partner aziendali.

  • Collaborate con utenti a voi simili e con i potenziali donatori iscrivendovi a gruppi

Ci sono più di 87.000 gruppi dedicati al nonprofit su linkedin, partecipando alle discussioni più vicine ai temi caldi della vostra organizzazione aumenterete le opportunità di fare network con professionisti e farvi consocere a nuovi potenziali donatori.

  • Fate in modo che partners e donatori vedano sempre un vostro aggiornamento

Condividete link, immagini, video o articoli che vi sembrano rilevanti nel vostro settore, aiuterà a confermare la vostra leadership su determinati argomenti e a tenere alta l’attenzione al vostro brand.

4 consigli per migliorare il profilo dell’organizzazione

  • Migliorate la raccolta fondi incoraggiando i vostri collaboratori a creare profili completi e collegati tra loro

Più i profili dello staff saranno completi e collegati tra loro, più l’onp riuscirà ad attrarre il suo pubblico di riferimento: nuovi collaboratori, potenziali donatori, volontari e partner aziendali.

  • Rafforzate il vostro brand chiedendo al vostro pubblico di aggiornare il proprio profilo con le sezioni “Volontariato” e “Cause”

Aggiungere queste informazioni significa implicitamente supportare la vostra organizzazione aiutando a rafforzare il vostro nome, creare conoscienza della vostra causa e costruire una community solida.

  • Parlate al vostro pubblico e fate in modo che segua il vostro profilo

Un ottimo esempio in questo caso è dato dal profilo Linkedin della Croce Rossa Americana seguita da oltre 22.800 utenti. Incoraggiate le persone a seguire il vostro profilo inserendo il link alla vostra pagina in ogni comunicazione ufficiale.

  • Completate le finestre “prodotti” e “servizi” sul profilo della vostra organizzazione

Utilizzate queste aree per mostrare programmi, servizi e progetti della vostra onp, in questo modo creerete una community estremamente focalizzata sulla vostra causa. Un buon esempio è dato dal profilo Nature Conservancy’s.

Non ci resta che mettere in pratica questi consigli e scoprire le potenzialità di Linkedin per la nostra organizzazione!

Giampaolo Pizzighella

Internet per il fundraising: un corso per sfatare alcuni miti sul marketing online…

Ragassssi… non stiamo mica qui a pettinare le bambole… (o qualcuno degli equivalenti del Crozza/Bersani a vostra scelta…): si sfornano corsi e momenti formativi quest’anno e si sperimenta molto nelle modalità e nei contenuti.  Nei prossimi fine settimana sarò a Varese ancora una volta a parlare di Internet e innovazione e poi la nuova bella sfida con la Fundraising School, l’11 e il 12 luglio, con Luca Conti che ha gentilmente accettato di accompagnarmi in questo nuovo viaggio nel mondo dei rapporti fra web/social media e nonprofit. Se volete partecipare c’è ancora qualche posto disponibile e manca pochissimo… Vi aspetto!

Eccovi intanto il comunicato ufficiale della scuola:

THE FUND RAISING SCHOOL  LANCIA IL CORSO “INTERNET PER IL FUNDRAISING” UNA SFIDA 2.0 PER LA RACCOLTA FONDI DELLE ONP

The Fund Raising School, la prima scuola italiana di raccolta fondi promossa dall’area Alta Formazione di AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit) con sede presso l’Università di Bologna – Facoltà di Economia di Forlì  – sotto la direzione scientifica di Pier Luigi Sacco e con il contributo dei maggiori fundraiser italiani – promuove dal 1999 corsi che forniscono gli strumenti e le competenze per garantire la sostenibilità dei progetti sociali non solo degli enti non profit ma anche di enti pubblici.

Il fundraising è indubbiamente un’attività strategica per il non profit, in particolare in un contesto di significativo e costante calo dei fondi provenienti dalla Pubblica Amministrazione e dunque di conseguente necessità delle organizzazioni non profit di diversificare la composizione delle entrate. Nonostante ciò, l’attenzione del Terzo Settore verso l’attività di raccolta fondi è ancora scarsa.

Il rapporto della Fondazione THINK! “Terzo Settore: oltre il divario digitale” evidenzia in particolare il ritardo considerevole delle organizzazioni non profit nell’utilizzo del web 2.0 come strumento di comunicazione, di consolidamento di una community e di fundraising, a fronte dell’evoluzione della tecnologia web. Se il 62% delle organizzazioni in rete fa uso di Social Networks, ed in particolare di Facebook, la gran parte delle organizzazioni dichiara di farne uso da poco tempo e di non aver mai utilizzato i social network ai fini della raccolta fondi. Il 53% delle organizzazioni ritiene infatti che l’utilizzo del social networking nell’attività di fundraising sia poco utile, mentre più del 70% ritiene che foto, video e microblogging non siano strumenti adeguati per agevolare l’attività di raccolta fondi.

A fronte di questo scenario di “offerta” online, invece, l’indagine “Non profit Report 2012” realizzata da ContactLab in collaborazione con VITA Consulting ha evidenziato come l’89% degli utenti fedeli al terzo settore utilizzi spesso Internet. Quasi la metà dei rispondenti (46%) dichiara di donare o avere già donato online: un utente su sei lo fa abitualmente. Il 31% degli intervistati dichiara di condividere sui social network le comunicazioni email ricevute dalle organizzazioni non profit e tra questi la maggioranza presenta un’età compresa tra i 18 ai 44 anni.

Realizzare una campagna di marketing online per stimolare il passaparola spontaneo dei navigatori può sembrare facile, ma non lo è affatto. Attrarre l’attenzione dell’utente, bene limitato per eccellenza, è il punto chiave: per emergere nella massa serve una idea originale. Coinvolgere, giocando, è l’elemento oggi tra i più efficaci. Facilitare il passaparola abbattendo ogni barriera, sfruttando al meglio le funzioni dei social network, può innescare un passaparola inarrestabile” afferma Luca Conti, blogger, giornalista ed esperto di social media, docente del corso “Internet per il fundraising” presso The Fund Raising School e autore dei volumi “Fare business con Facebook” e “Comunicare con Twitter”.

Per il 2012 The Fund Raising School prevede l’attivazione del corso specialistico “Internet per il fundraising”, coordinato da Paolo Ferrara, responsabile raccolta fondi della Fondazione Terre des Hommes Italia Onlus, con l’obiettivo di “sfatare” alcuni miti sul marketing online, guidando i partecipanti nell’impostazione e valutazione di una campagna di email marketing, passando per l’analisi delle migliori tecniche di progettazione di un sito, di costruzione di un piano di fidelizzazione online e affrontando le nuove sfide del 2.0 (Facebook, Youtube, Twitter, Flickr, etc.). Il corso si terrà l’11 e 12 luglio 2012 presso il campus di Forlì dell’Università di Bologna.

Per informazioni ed iscrizioni è possibile contattare la segreteria della scuola al numero 0543/62327

www.fundraisingschool.it