Sharing economy e crowdfunding: un workshop per parlare di innovazione

Lo scorso 18 marzo si è svolto l’incontro “Sharing Economy and Crowdfunding” all’interno del ciclo dei Workshop dell’ Economia Sociale. I Workshop sono promossi dal Corso di Laurea magistrale in Economia Sociale della Scuola di Economia, Management e Statistica di Forlì – Università di Bologna , in collaborazione con AICCON e l’associazione studentesca Nonprofitlab.

All’incontro, coordinato da Paolo Venturi (Direttore di AICCON), oltre a me è intervenuta la fantastica Ivana Pais (Docente di sociologia economica, Università Cattolica del Sacro Cuore).

Per iniziativa della scuola abbiamo deciso di mettere online i video e rendere accessibili le presentazioni.

Le trovate qui.

Buona visione (soprattutto per la grande Ivana) e buona lettura.

 

 

Le aste per il nostro fundraising online? Proviamo Charitystars

Tutte le aste di fundraising online di CharityStars

Tutte le aste di fundraising online di CharityStars

Molti di noi conoscono l’ormai famosissimo canale per le aste online di ebay, ma molti in questi anni mi hanno confessato di trovarlo un po’ freddo e non sempre di facile utilizzo. Del resto ci sono ottimi esempi di organizzazioni che hanno saputo non solo sfruttarlo egregiamente in occasione di campagne speciali, ma che addirittura sono riuscite a farne uno strumento continuativo di raccolta fondi.

Per chi cerca però uno strumento nuovo, integrato con i social e dal taglio più glamour, su cui costruire aste particolari abbinate a personaggi famosi, da pochissime ore c’è online una grande novità. Si chiama Charitystars, e si presenta come la prima piattaforma di fundraising in Europa interamente dedicata alla vendita all’asta oggetti e incontri con personaggi famosi per finalità umanitarie.

 CharityStars porta in Europa quello che già negli States è una prassi per le star: sostenere importanti cause sociali mettendosi in gioco in prima persona.

Per quello che mi riguarda, al di là delle presentazioni di rito, ciò che conta è che:

1. le celebrities ci sono e i fondatori di Charitystars hanno lavorato sodo per presentare, sin dall’inizio, personaggi come Cristina e Benedetta Parodi, Paolo Ruffini, Arisa, Giorgio Chiellini, Carolina Kostner, Simone Rugiati, Francesco Facchinetti, Gianluigi Buffon, Chiara Ferragni, Matteo Tagliariol, Cristina Parodi, Giorgio Gori, Alessandro Martorana, Pooh e Phil Mer;

2. le aste non sono quasi mai banali, e si prestano a diventare un interessante strumento di comunicazione e posizionamento per le onlus, indipendentemente dai risultati in termini di raccolta fondi;

3. il sito è molto ben integrato nei social e si avvale di un team che ha costruito la propria forza proprio sul successo di alcuni canali su facebook;

4. il sito unisce, ai meccanismi d’asta, anche la possibilità di partecipare a campagne di crowdfunding.

Diverse le aste già presenti sul sito. Tra queste: una cena per 8 persone preparata dallo chef di Cuochi&Fiamme, Simone Rugiati, a sostegno del CAF Onlus; una lezione di canto con Arisa a sostegno di Medici Senza Frontiere; un’intera giornata con Francesco Facchinetti, a sostegno del WWF Italia; un abito su misura realizzato dal prestigioso couturier Alessandro Martorana, a sostegno ancora del CAF Onlus.

I progetti attivi sono molti, e vedono coinvolte anche altre organizzazioni come Aiutare i bambini, AriSLA, Associazione Ridolina di Livorno e Terre des Hommes  (presto attiva con un’asta… ve lo prometto).

Fateci un giro (qui) e ditemi che ne pensate. E, soprattutto, provate, provate, provate.

Buona navigazione.

ps.: per chi fosse interessato, ne riparleremo anche al prossimo corso su Social Media e Crowdfunding organizzato dalla Fundraising School http://www.fundraisingschool.it/offerta-formativa/calendario-2013/fundraising-e-crowdfunding/

Le 5 tipologie di tweet da non utilizzare nel Nonprofit

Errori Twitter

Proprio settimana scorsa ho tenuto una breve lezione al corso Cergas Lab dell’Università Bocconi su come sfruttare i social network nel non profit.

Si parlava di Facebook e Twitter e proprio riguardo quest’ultimo ho trovato un utile articolo dell’americana  Heather Mansfield che riassume brevemente  le 5 tipologie di Tweet da non utilizzare mai.

Le riporto di seguito aggiungendo qualche mio appunto.

1.       Tweet troncati

Si tratta dei tweet automatici che vengono pubblicati dal plug-in di Facebook. Nulla di più sbagliato! Innanzitutto perché non sono tweet, ma piuttosto pezzi di frasi, quindi la prima regola è: utilizzare sempre il linguaggio adeguato al canale scelto.

Purtroppo nei social network non esistono scorciatoie e gli utenti Twitter non amano seguire i robot, vogliono essere sicuri che dietro al nostro avatar ci sia un essere umano in carne e ossa.

Tweet troncato

2.       Tweet automatici sulle nuove foto Facebook

Sempre sullo stesso filone, non funzionano nemmeno i tweet automatici che annunciano la pubblicazione di nuove foto sul  nostro profilo/pagina Facebook.

Se vogliamo notificare nuovi contenuti foto/video su Twitter, facciamolo nel modo corretto, caricando direttamente dal nostro account le foto e i video. Senza dubbio otterremo più partecipazione!

Tweet automatici facebook

3.       Tweet con troppi hashtag

I tweet che contengono più di 2 hashtag riscuotono molto meno interesse da parte del nostro pubblico e saranno più difficilmente retwittati.

Tweet troppi hashtag

4.       Tweet formattati in modo sbagliato

Cerchiamo di:  evitare gli errori grammaticali, non utilizzare abbreviazioni incomprensibili, utilizzare correttamente la punteggiatura, ma soprattutto non dimentichiamoci il TASTO MAIUSCOLO ATTIVO! 🙂

Tweet formattati male

5.       Tweet con il punto e virgola

Incredibile ma vero, sembra che i tweet contenenti  il punto e virgola (;) risultino meno interessanti riscuotendo meno retweet e meno interazione. I due punti  (:) sembrano invece funzionare molto meglio. Provare per credere!

Tweet punto e virgola

Facebook Offers…e il nonprofit?

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Le facebook offers sono arrivate in Italia oramai da qualche mese, e dai primi dati sembrano riscontrare un importante successo. Per chi ancora non ci fosse incappato si tratta di un servizio che consente alle fan page di pubblicare offerte e sconti esclusivi per i propri fan. Il meccanismo è molto semplice: l’utente vede l’offerta sulla sua pagina facebook, se interessato clicca e riceve via mail il codice sconto da utilizzare nel punto vendita o nello shop online.

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Quanto costano?

Le Facebook offers sono obbligatoriamente legate al servizio Facebook Ads (servizio di advertising), il che significa che senza un budget pubblicitario non sarà possibile usufruirne.

Il costo è legato al numero di utenti che vogliamo raggiungere, più ampliamo il pubblico più costerà la nostra iniziativa.

In fase di creazione potremo quindi scegliere il limite numerico di offerte disponibili, il pubblico a cui rivolgere l’offerta (solo propri fan, o amici dei fan) e la data di scadenza.

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Qualche dato

Rispetto ad una normale creatività riportante un’offerta (magari con link ad una pagina del proprio sito), il sistema delle Facebook Offers riscuote un numero d’interazioni davvero notevole, in media 100 volte maggiore rispetto ad una comunicazione promozionale classica.

Vediamo l’esempio reale nel settore telefonia in Italia (riprendo i dati da un’analisi condotta da TSW Strategies).

La pagina di 3 Italia (285.000 fan) ha recentemente lanciato un’offerta con il sistema Facebook Offers (iPhone 5 a 0€), la quale ha riscosso i seguenti risultati:

  • 73.134 persone hanno richiesto l’offerta
  • 6.408 hanno fatto like
  • 1.305 hanno condiviso
  • 1.149 hanno commentato

La pagina di Vodafone (1.213.000 fan) invece ha utilizzato il sistema classico, ovvero locandina con la promozione (fino a 50€ in omaggio) e link alla pagina del sito, riscuotendo i seguenti risultati:

  • 63 persone hanno fatto like
  • 24 hanno condiviso
  • 33 hanno commentato

Il dato è senza dubbio interessante ma va comunque considerato che nel caso delle Facebook Offers c’è un budget pubblicitario a monte.

Limiti

  • Il limite principale sta nel fatto che dobbiamo avere almeno 400 fan sulla nostra pagina.
  • Un altro limite, come abbiamo visto, è dato dall’obbligo di utilizzare investimenti pubblicitari.
  • Infine se l’offerta è rivolta a prodotti che coinvolgono la grande distribuzione organizzata (supermercati), gli accordi devono obbligatoriamente passare da Facebook Italia ed è possibile solo a fronte di importanti investimenti.

E il nonprofit?

Vi starete chiedendo dove stia il nesso con il nonprofit. Tempo fa lavoravo ad un progetto di CSR e mi sono chiesto: perchè non sfruttare il sistema delle Facebook Offers? L’idea potrebbe essere quella di utilizzare il meccanismo proprio in ottica di CSR, ovvero convertendo la promozione in una donazione per l’organizzazione. Ad esempio: ipotizzando uno sconto di 10€ lo si potrebbe suddividere in 5€ di sconto effettivo per l’utente e 5€ di donazione per la ONP. In quest’ottica l’azienda profit otterrebbe senza dubbio un importante ritorno a livello di comunicazione: aumento del numero di fan, miglioramento del sentiment dei propri consumatori, apertura a nuove nicchie di mercato, aumento delle vendite e tutto quello che generalmente comporta un progetto di CSR con il nonprofit. Dall’altra parte l’utente si troverebbe davanti ad un beneficio sia economico che sociale.

Questo è solo uno dei modi con cui a mio parere si possono sfruttare le Facebook Offers. E voi come le sfruttereste?

Giampaolo

Youtube for Good

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Già nel 2009 Hunter Walk, numero uno di Youtube, in ritorno da un viaggio a Baghdad, capisce che la sua piattaforma ha un enorme impatto sulla società civile. Discutendo con un gruppo di adolescenti iracheni coglie che per loro la condivisione di video online è uno dei pochi strumenti per sentirsi cittadini globali. Poco dopo lancia il programma “Edu”, che consente agli istituti di formazione di poter accedere gratuitamente a contenuti condivisi da importanti realtà quali TED, PBS e Stanford University.

Qualche mese fa Youtube ha fatto un passo avanti, creando un programma interamente dedicato al nonprofit, “Youtube For Good”. Si tratta di un servizio creato con l’intento di aiutare le organizzazioni non profit a sfruttare al meglio la propria presenza online.

In Italia dovremo pazientare ancora un po’, ma il programma è già attivo in Usa, Gran Bretagna, Sudafrica e Canada dove attraverso lezioni in video streaming (tramite Google+ Hangout) le onp hanno potuto apprendere alcune nozioni su come sfruttare al meglio le potenzialità del social network, oltre che avere accesso a servizi personalizzati.

Jessica Mason, una delle portavoci del progetto, afferma la chiara volontà di Youtube: “Vogliamo essere certi che le organizzazioni non profit possano convertire le visualizzazioni dei propri video in donazioni, ore dedicate al volontariato, firme per le petizioni e nuove leggi”.

Una delle organizzazioni che meglio ha saputo trarre vantaggio da questo e da altri social network è Charity Water, un’organizzazione americana che si occupa di acqua potabile nei paesi in via di sviluppo e grazie ai social oggi investe solamente 7 centesimi per raccogliere 1 dollaro!

A questo link troverete diverse risorse che Youtube Italia ha dedicato al nonprofit e dove molto probabilmente troveremo il nuovo programma Youtube For Good tra qualche mese. Intanto, se non avete ancora registrato la vostra organizzazione fatelo, potrete usufruire di utili servizi (branding del canale, pulsante di donazione, overlay di invito all’azione, annotazioni video e altre), alcuni dei quali normalmente a pagamento.

Sempre nella stessa pagina poi potete scaricare un utile guida in pdf (è in inglese) che spiega in modo dettagliato come progettare i vostri video e fornisce qualche buona prassi di storytelling.

Ad oggi più di 17.000 organizzazioni hanno aderito al programma, teniamoci pronti!!

Giampaolo Pizzighella

L’algoritmo di Facebook è cambiato? Ecco come gestire la pagina della vostra organizzazione

Alla fine di settembre Facebook ha effettuato una variazione nell’algoritmo che determina la posizione dei post nelle timeline degli utenti. L’Edgerank (questo il nome dell’algoritmo) determina come vengono visualizzati i vostri post dagli utenti e in quale ordine.

Cosa è cambiato?

Il principale motivo per cui Facebook ha effettuato le modifiche sta nel fatto che nell’ultimo anno numerose aziende e organizzazioni hanno aperto pagine personali e i profili degli utenti sono ora stracolmi di news spesso non desiderate. La soluzione? Il team di Facebook ha pensato ad un algoritmo che metta in risalto solo i post veramente interessanti.

Per capire cosa è realmente cambiato la società americana Edgerank Checker ha condotto uno studio su più di 3.000 pagine (valutate prima e dopo l’intervento). Il risultato indica una perdita del 6,5% nella portata totale della pagina (numero di persone che hanno visualizzato il messaggio) e del 45% nella portata virale (numero di persone che hanno visualizzato il messaggio a partire da un amico). Una perdita non da poco!

Cosa possono fare le organizzazioni nonprofit per rimediare?

 

1. Rivedere i contenuti

Prendetevi 30 minuti per analizzare i post che hanno funzionato sulla vostra pagina e ponetevi le seguenti domande:

  • Esiste un tema o un format che ha funzionato in modo particolare?
  • Qual’è il tono dei post? Esprimono urgenza? Sono ironici? Richiedono risposte?
  • C’è una “call to action”? Se si quale funziona meglio?

2. Analizzare il giorno e l’ora 

Il “momento giusto” è importante tanto quanto il contenuto. Utilizzate software (gratuiti o a pagamento) che permettono la programmazione dei post e il tracciamento dei dati, vi consentirà di capire qual’è il giorno e l’ora migliore per i vostri post.

Recenti ricerche hanno evidenziato ad esempio come nei weekend l’attenzione degli utenti sia più alta (probabilmente per l’inattività di gran parte delle pagine aziendali). Provare per credere!

3. Comprendere i motivi per cui i vostri post non piacciono

Il nuovo algoritmo di Facebook punisce i contenuti che sono stati nascosti o segnalati come spam, quindi prestate molta attenzione a questo punto.

Oltre ad analizzare cosa funziona nelle vostre pagine è importante capire anche cosa non piace ai vostri fan. Riguardando i vostri post, analizzate i motivi per cui gli utenti possono aver nascosto i vostri contenuti o addirittura li possono aver segnalati come spam. Pubblicate troppe news? Chiedete troppo ai vostri fan? Ricordate che, dal punto di vista dell’utente, nascondere un singolo post ha lo stesso significato di cancellare una mail, mentre nasconde tutti i post è come chiedere di essere cancellati dalle vostre mailinglist!

4. Utilizzare immagini e video

Diverse ricerche, ma ormai credo l’esperienza di ognuno di noi, dimostrano che video e immagini hanno una miglior resa in termini di interazione rispetto al semplice testo + link. Cercate di programmare i vostri post in modo tale da pubblicare almeno una volta al giorno immagini o video.

5. Bilanciare i contenuti

Utilizzare diverse tipologie di contenuto vi aiuterà a capire quali funzionano meglio, ma non solo, vi permetterà di raggiungere e interessare target differenti. Provate a incorporare:

  • Notizie dal blog
  • Immagini
  • Video
  • Articoli e merchandising della vostra organizzazione
  • Comunicati (stampa e digitale) che parlino di voi
  • Domande ai vostri fan
  • Risposte ai temi sollevati dai vostri fan

6. Chiedere ai vostri fan di inserire la vostra pagina alla lista d’interessi

Essendo il coinvolgimento degli utenti uno dei parametri più importanti per il Facebook Edgerank, chiedete ai fan di inserire la vostra pagina in una lista d’interessi (vedi immagine sotto), in questo modo non potranno perdersi le vostre news!

Un’alternativa è creare voi una lista d’interessi pubblica contenente pagine vicine al vostro tema, o secondo un criterio per voi utile e chiedere agli utenti di seguirla. In questo modo trasformerete il social network in un vero e proprio giornale online.

Facebook ci ha abituati a ricorrenti modifiche della sua piattaforma. Non sarà di certo l’ultima, l’importante per le organizzazioni nonprofit è analizzare il perché di un cambiamento e tentare di assecondarlo, traendone il meglio. 🙂

Giampaolo