Mobile fundraising: il futuro è qui e io non voglio perdermelo

Più o meno dal 2007, quando nasceva Fundraising Now!, porto a lezione una slide in cui racconto che il futuro è mobile. Nel senso che la comunicazione, la capacità di mobilitazione e la raccolta fondi delle nostre organizzazioni passa inevitabilmente dai nostri cellulari che nel tempo sono diventati smartphone, telefoni “intelligenti”.

Su questo blog il primo articolo, datato novembre 2007, accennava alla rivoluzione del Near Field Communication qui: https://fundraisingnow.wordpress.com/2007/11/22/la-donazione-mobile-come-lsms-cambier-il-nostro-modo-di-donare/.

Nel 2009 annunciavo un cambiamento già in atto, il crescente numero di email visualizzate attraverso un cellulare (e pensate quanta acqua è passata sotto i ponti!!): https://fundraisingnow.wordpress.com/2009/11/01/lemail-mobile-soprattutto-in-italia/.

All’inizio del 2012 raccontavo di un’altra rivoluzione, quella introdotta da Barack Obama con Square che ha invaso le strade americane di “microlettori” di carte di credito applicati ai cellulari: https://fundraisingnow.wordpress.com/2012/02/12/raccolta-fondi-al-quadrato-obama-il-mobile-fundraising-e-litalia/

Giampaolo Pizzighella, fantastico coautore di Fundraising Now!, solo pochi mesi fa introduceva la nuova frontiera di Google Wallet: https://fundraisingnow.wordpress.com/2012/11/04/google-wallet-e-la-nuova-era-del-mobile-fundraising/.

Insomma, di mobile fundraising qui si è parlato a lungo e in questi giorni mi è capitato di vedere all’opera molte di queste applicazioni e di capire che non stiamo parlando affatto del futuro… ma di un presente già di grande successo anche in Italia (http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=113563).

Be’  non so voi, ma io questa rivoluzione non me la voglio perdere e ho una gran voglia di farla diventare sempre di più una delle frecce all’arco della mia professionalità. Ecco perché torno volentieri dall’altra parte dei banchi (virtuali) di scuola per godermi la serie di Webinar organizzata da Volontari per lo Sviluppo dal titolo: Mobile, strategy, marketing e apps.

3 appuntamenti (18, 25 e 28 febbraio dalle 18 alle 20) tutti da non perdere in cui si parlerà di Scenario, di Processo (dal concept alla realizzazione) e di Promozione e Marketing con Leonardo Bellini  uno dei maggiori esperti di digital marketing in Italia (e una delle mie letture preferite 😉 )

Per chi volesse iscriversi, o semplicemente saperne di più, basta andare sul sito di Volontari per lo Sviluppo. Costa solo 100 euro… ma sono soldi sicuramente ben spesi. Io ci sarò!

ps.:  celebro i primi 6 anni di Fundraising Now! (il più longevo, o vecchio, dei blog italiani del non-profit italiano chiedo scusa a Valerio Melandri perché erroneamente ero convinto che avesse smesso di bloggare: Fundraising Now! è sì il primo blog a parlare di fundraising online e innovazione, ma di gran lunga il secondo sul fundraising in generale. Del resto i lettori attenti del mio “blogger per il fundraising lo sanno bene: https://fundraisingnow.wordpress.com/2011/01/23/2007-2011-fundraising-now-festeggia-i-4-anni/ ) con un video che è uno sguardo sul presente e sul futuro del termine innovazione (lo trovate in alto) e consigliandovi la lettura di un vecchio post sul personal fundraising (era il 31 gennaio 2007…) perché su questo tema ritornerò prestissimo. Eccovi qui il pezzo. Grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno seguito in questi primi 6 anni… spero davvero di riuscire ad accompagnarvi per almeno altrettanto 😉

Come cambia la raccolta fondi? Qualche deduzione dalla ricerca dell’Osservatorio Fundraising 2012

L’sms come strumento di raccolta fondi e il successo dei regali solidali

Qualcuno di voi si ricorda il 2007? Io sì: non per altro perché quell’anno ho cambiato lavoro, cambiato vita e… ho anche aperto questo blog! Sembra passata un secolo. Penso solo che, a quel tempo, se volevo scrivere di ricerche sul fundraising online dovevo necessariamente spulciarmi una ricerca americana o inglese. Proporre ricerche sullo stato del marketing digitale applicato alle buone cause sembrava addirittura eretico in questo paese… E, tutto sommato, anche questo blog un po’ faceva la parte del blog eretico nella nascente blogosfera nonprofit italiana.

Ora fortunatamente non è più così. Addirittura due società si affrontano a duello per sfornare dati e infografiche sullo stato della rete solidale e ci permettono finalmente di ragionare su qualcosa di solido nel nostro mestiere di fundraiser. Segno che la concorrenza fa bene e stimola la crescita, anche intellettuale, di un paese.

Questa volta, dopo aver parlato qualche mese fa della ricerca di Contactlab (qui), faccio qualche riflessione sui dati pubblicati da Slash nel suo Osservatorio Fundraising 2012 (OFO 2012).

Intanto i dati:

– nel 2012 gli utenti internet hanno donato molto di più: su 37 milioni di navigatori stimati, quasi 20 milioni avrebbero (il condizionale è d’obbligo visto quello che valgono le dichiarazioni in Italia)  donato, ossia  ben il 24% in più  rispetto al 2011;

– il 78% dei donatori donatori internet ha un’età compresa tra i 25 e i 54 anni;

– la ricerca scientifica continua a guidare la classifica delle cause più amate dagli italiani: 46% (+6% in un anno). Attenzione però che, in questo caso, la disaggregazione tra Cause Umanitarie, Adozione a distanza e Aiuti all’infanzia pur utile per chi fa il nostro mestiere, non aiuta fino in fondo a capire dove batte il cuore degli italiani;

– cala del 4% la percentuale degli italiani che effettua una donazione almeno ogni 3 mesi;

– le donazioni sembrerebbero focalizzarsi, come sempre, su dicembre: tra chi da indicazioni, il 20% dona a dicembre (27% se ci mettete la coda di gennaio);

– il bollettino di conto corrente postale sembra in caduta libera (dal 33  al 26% in un anno), mentre galoppano l’sms, che arriva al 55% (+7,7%) e il bonifico bancario, che arriva al 27% (+6%);

– aumenta del 27% la percentuale di italiani donatori che dicono di aver fatto Regali Solidali e oggi rappresentano ben il 44%. I regali solidali si scelgono in netta prevalenza a Natale (nel 56% dei casi), in occasione dei compleanni (27%) e a Pasqua (22%);

– il 22% dei donatori utenti internet ha effettuato una o più donazioni online. In termini assoluti una crescita del 23%, secondo i ricercatori di Slash;

– la crisi pesa, ovviamente, nelle scelte fatte: il 55% ha ridotto in qualche modo (numero, frequenza e/o ammontare) le sue donazioni;

– aumenta il numero degli iscritti alle newsletter online delle Organizzazioni Non Profit, l’impatto dei siti web e il numero degli iscritti ai social network: in tutti i casi quello che si cerca è trasparenza e informazioni sui progetti sostenuti o da sostenere!

Ora il quadro, al di là dell’attendibilità delle autodichiarazioni (sempre più dubbia nelle ricerche italiane), il quadro mi sembra confermare quello che già sapevamo, introducendo però qualche elemento sfizioso di analisi e previsione.

Provo a elencare quelli che mi sono sembrati più evidenti:

le cause umanitarie e l’attenzione per i paesi più poveri del mondo sono in forte calo, dal 45 al 36%, a dimostrazione che la crisi economica italiana sta penalizzando fortemente il mondo delle ong, spostando l’attenzione verso problemi più locali. Non credo che questa sia una crisi passeggera, anzi: si tratta di una tendenza in corso da anni, parzialmente coperta da un lato dall’Emergenza Haiti, dall’altro dalla costante (e secondo me non sempre giustificabile in termine di ROI) crescita di investimenti del settore. La consapevolezza che l’Italia sia un paese in crisi, e con un futuro tutt’altro che roseo, cambierà in modo perdurante lo scenario e costringerà le organizzazioni non governative a scelte non facili per i prossimi anni. Ma qui si tratta di scegliere per la propria sopravvivenza: modificarsi o perire!

le indagini sui donatori italiani sono falsate dai dati sull’SMS: diciamoci la verità, nessun fundraiser considererebbe mai come un donatore vero qualcuno che dona solo attraverso le campagne SMS! La donazione media è di 2 euro o poco più; è anonima; non è fidelizzabile e non è sviluppabile. Eppure nella ricerca di Slash stiamo parlando del 55%. Se togliessimo questo dato cosa accadrebbe? Quanto sta pesando questo strumento, in negativo, sullo sviluppo delle donazioni online, sui pagamenti periodici e sullo sviluppo stesso di strumenti di pagamento telefonici avanzati? Per me tanto e, come dico da tempo, non possiamo più continuare così e mi auguro che il 2013 segni, per sempre, la fine dell’sms solidale per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

la crisi porta sempre di più a trasformare il rapporto di donazione introducendo elementi di sinallagmaticità (scusate, sono pur sempre un giurista di formazione!) che sono rischiosi per le organizzazioni. Il passaggio in corso, sottolineato dal successo dei Regali Solidali,  mi sembra più o meno questo: ho pochi soldi, tante sollecitazioni e se mi vuoi strappare una donazione hai più chance se mi offri qualcosa in cambio. Il rischio per le organizzazioni è quello di trasformarsi in commercianti di beni. Rischio fiscale: perché fuori dai limiti delle raccolte fondi pubblici occasionali si configura un rapporto commerciale soggetto a tassazione. Rischio economico: perché comporta costi amministrativi, di produzione, promozione, stoccaggio e vendita non da poco. Rischio etico: perché sposta l’attenzione dalla cultura del dono a quella della compravendita. Detto che credo inevitabile fare i conti con questo passaggio, invito tutti noi a considerare i tre rischi elencati e, soprattutto, a non dimenticare il passato (sono pur sempre uno storico di formazione!) e i fallimenti dei tanti cataloghi del nonprofit italiano nel momento in cui hanno smesso di “vendere” valori e mission limitandosi a vendere oggettistica brandizzata.

Buona lettura della ricerca di Slash (Osservatorio Fundraising 2012) e alla prossima.

Raccolta fondi al quadrato: Obama, il mobile fundraising e l’Italia

La notizia è di quelle ghiotte per il mondo del fundraising. La campagna elettorale di Barack Obama si è dotata di una nuova arma per raccogliere donazioni e gestirne il processo sottoscrivendo un accordo con Square, società che ha sviluppato un hardware e delle applicazioni per gestire transazioni attraverso il cellulare (sia per Android che per  Apple).

Qui il video su come funziona:

Come funziona Square

 

Nei prossimi giorni un esercito di volontari, fundraiser, attivisti, organizzatori, si muoveranno per gli Stati Uniti dotati di cellulari strisciando carte di credito e processando donazioni. Una rivoluzione che non solo stimolerà sempre più donazioni e probabilmente donazioni medie più alte, ma che permetterà anche di organizzare in maniera sempre più efficiente il processo di inserimento dati e fidelizzazione, che prima doveva necessariamente passare dallo scambio di tonnellate di carta. Anche per Square, che nei suoi primi 2 anni di vita era riuscita a raggiungere 1 milione di esercenti in tutti gli States, si tratta di una vera e propria rivoluzione che probabilmente imporrà la Start-up fondata da Jack Dorsey (uno dei co-fondatori di Twitter) come uno dei fornitori di servizio più importanti per gli esercenti americani. Profezia scontata, visto che oltre all’”esercente in capo” (come è stato definito Obama da uno degli articolisti americani) anche Romney ha annunciato che sta per stringere un accordo con Square.

Cari fundraiser e cari lettori, immaginate che rivoluzione sarebbe anche per il nostro mondo se dialogatori, volontari, community fundraiser, parrocchie potessero avere a disposizione un simile strumento!

Già… ma il caso della collaborazione fra Square e la campagna elettorale di Obama è anche l’occasione per tornare su alcuni punti che non finirò mai di sottolineare su questo blog e altrove: punti che oggi come oggi ci allontanano da qualsiasi possibilità di avere qualcosa di simile a Square e alla raccolta fondi di Obama in Italia.

Quando parliamo di innovazione, la tecnologia di per sé non è sufficiente per operare delle significative discontinuità nel modo in cui siamo abituati a lavorare. Sarebbe un’illusione crederlo, ma l’esperienza di questi anni mi fa pensare che in molti da domani correranno dietro questa illusione, magari chiedendo a noi delle organizzazioni non-profit di testare e fare pubblicità ai loro prodotti o alle loro piattaforma.

Ma non funziona così. E non esistono scorciatoie. Per portare una tecnologia alla sua maturità c’è bisogno che questa diventi d’uso comune, che ne venga percepita l’utilità nella vita di tutti i giorni e che questa utilità sia reale (anche in rapporto ad altre tecnologie esistenti) e, a volte, che ci sia un momento detonante che la faccia esplodere.

Prendete come esempio le piattaforme di Personal Fundraising (o peer to peer). Sono diventate di uso comune negli Stati Uniti grazie ad emergenze come Katrina, 11 settembre e tsunami: erano lì, pronte per l’uso, costavano relativamente poco, raggiungevano già molte persone grazie a una solida pianificazione marketing, a investimenti cospicui e al coinvolgimento di testimonial, ed erano il modo più veloce e comodo per rispondere a un bisogno immediato: donando, ma anche attivandosi per coinvolgere altri amici in quest’atto di donazione. Il raggiungimento rapido di una massa critica di utenti da parte di piattaforme come Network for Good (o Justgiving in UK) è stato poi il volano per il miglioramento del servizio e per la sua attrattività per donatori e organizzazioni da un lato, per la diffusione di nuove piattaforme dall’altro. In tutto questo, paradossalmente, la tecnologia in sé per sé è un aspetto quasi secondario, come del resto i concorrenti di Apple sanno benissimo.

A costo di essere ripetitivo, c’è una differenza di fondo che mi pare in pochi vogliano cogliere nei tentativi di emulazione italiana: c’è una soglia critica sotto la quale l’innovazione tecnologica è di maniera. A meno che non si riesca a “industrializzarla”, a trasformarla in un bene “desiderabile” o “necessario” o comunque “quotidiano”, a farne percepire il valore d’uso, la differenza rispetto ad altre tecnologie e a caricarla di valori e caratteristiche che la rendono anche interessante… anche la più bella idea non andrà mai da nessuna parte. Sia chiaro: tutto questo ha bisogno di soldi, e spesso molti, perché richiede investimenti promozionali, aggiornamenti costanti alla piattaforma tecnologica, professionisti all’altezza e tutto quello che, non a caso, negli Usa prevede un forte ricorso ai fondi di investimento e a incubatori d’impresa (senza i quali avremmo già dimenticato Google, Youtube, Facebook e molti altri). Oltre che una cultura diffusa di apertura all’innovazione.

Tutte le volte che ho provato a farlo capire a chi voleva coinvolgermi nella sua piattaforma di Personal Fundraising (termine che ho introdotto in Italia nel 2007) in genere è successo che: il progetto, che avevano ovviamente già completato, non è cambiato neanche di una virgola; non sono stato più ricontattato. I progetti in questione, non sto a raccontarvelo, sono quasi sempre morti o lasciati ad appassire

Ora torniamo al caso di Square: qui non stiamo parlando di gente che si è inventata un’idea a basso costo sperando che prima o poi con il passaparola si imponesse. Dietro c’è un hardware innovativo che ha le stesse caratteristiche di praticità ed eleganza dei prodotti Apple (ed è gratuito); una campagna promozionale abbastanza ben costruita; una rete commerciale che è riuscita a raggiungere 1 milione di esercenti; un applicativo anch’esso molto elegante che si interfaccia con il sistema di carte di credito e con i gestionali degli esercenti e gira sia su Android (leader di mercato negli Usa) sia su Apple; ci sono commissioni non particolarmente elevate (inferiori al 3%), ecc. ecc. Mancava qualcosa di detonante che imponesse un’innovazione dal valore chiaramente percepibile come qualcosa di normale nella vita quotidiana delle persone, esaltandone i vantaggi rispetto ad altri strumenti. Ed è qui che è arrivato Obama (e sicuramente è stato cercato e probabilmente ne è stata finanziata la campagna) e le sue migliaia di attivisti che raccoglieranno da milioni di donatori contributi attraverso Square… E il gioco sarà probabilmente fatto, anticipando di forse 3 o 4 anni la diffusione di massa di questa tecnologia… E l’aspetto interessante è che, come è accaduto per il crowdfunding, anche in questo caso sarà stato il fundraising a veicolare il cambiamento.

E ora, di nuovo in Italia: di progetti, come dicevo, in questi anni ne ho visti nascere moltissimi e me ne hanno mostrati moltissimi altri che non hanno mai visto la luce. Ma mai, dico mai, anche quando dietro c’erano grandi banche o multinazionali ho visto una tale consapevolezza delle ragioni che stanno dietro a un successo o alla diffusione di una tecnologia. Mai ho visto un piano di comunicazione. Mai un piano commerciale. Mai l’idea che il fundraising potesse essere una testa di ponte per l’introduzione di servizi innovativi a valore aggiunto. Mai un ragionamento sensato sulle criticità di mercato o su eventuali strumenti concorrenti (in Italia, lo ripeterò fino alla sfinimento, gli SMS solidali stanno minando lo sviluppo delle donazioni online e bloccando l’innovazione). Mai, o quasi mai, un investimento che andasse oltre qualche ora/lavoro di uno sviluppatore.

Ecco perché credo che una raccolta fondi “al quadrato” come quella di Obama, così come il successo delle varie piattaforme di donazione online, siano ancora distanti per il nostro mondo, a meno che… A meno che questa non sia l’occasione per studiare seriamente i modelli di successo (e i fallimenti) e magari provare a usare la loro storia come una modesta check list da seguire prima di buttarsi nell’ennesima idea del secolo… all’italiana.

AAA: Imprenditori profit e sociali all’altezza cercasi!

Una ricerca sul fundraising online in Italia: finalmente!

Rompo il digiuno su Fundraising Now! per commentare la ricerca che Slash ha appena presentato a  Milano all’interno del suo Osservatorio sull Fundraising Online iniziando con un commento: finalmente!

Finalmente perché, pur in assenza di indagini quali-quantitativi sui donatori online dirette (ossia sulla base dati delle organizzazioni), pur nella mancanza di altri osservatorii e quindi nell’impossibilità di confrontare i dati e pur nell’impossibilità di indagare, ad oggi, il reale peso quantitativo delle donazioni online la ricerca di Slash ha il merito di mettere una serie di primi dati sul piatto, permettendo soprattutto a partire da quest’anno (perché lo scorso anno Slash qualche dato pure ce lo aveva servito) qualche riflessione più articolata.

Vediamone qualcuno…

La propensione al dono mi sembra il primo dato interessante. Il 58% degli utenti Internet dichiara di aver fatto almeno una donazione negli ultimi 12 mesi. Come dire: il popolo degli utenti Internet  (più alfabetizzato e meno vecchio) ha una propensione al dono alta, più alta della media italiana. Un  buon punto di partenza per chi investe online. A maggior ragione se si pensa che il 75% di questi donatori ha tra i 25 e i 54 anni, ossia ha, se ben coltivato, una lunga storia di donazioni davanti e probabilmente una capacità di contribuzione crescente nel tempo.

Ma, tanto per confermare un dato ormai consolidato a livello internazionale, la quota che cresce di più è quella dei Silver Surfer, la quota degli utenti over 55, che arriva al 18% con un’impennata del 40% rispetto alla precedente rilevazione… Insomma, come ormai ripeto da tempo ai miei corsi, non continuatemi a dire che Internet è una cosa da ragazzini!

Per cosa donano questi filantropi che sono anche utenti online? Bella sorpresa, per la prima volta la quota dei donatori che donano per cause umanitarie ha superato la ricerca scientifica e non c’era ancora Haiti di mezzo: che significa? Forse che il tema inizia a interessare di più, o forse, come credo, semplicemente che questo è il mondo che oggi ha l’offerta più convincente e che si sta muovendo (come all’estero) meglio. Soprattutto se al 38% specifico per Cause Umanitarie e Aiuto ai Paesi Poveri sommate il 27% dell’Aiuto all’Infanzia e il 18% delle Adozioni a distanza.

Tralascio il quanto donano perché i dati su questo mi sembrano non particolarmente significativi (e comunque quello che sembra emergere è una donazione media molto bassa), ma vi segnalo che sia sull’Aiuto all’Infanzia che sull’Adozione a distanza e sulle Cause Ambientali le percentuali dei donatori regolari (tutti i mesi o una volta ogni 2/3 mesi) sfiora o supera il 50%. Qui siamo di fronte a una tendenza che chiunque frequenti i siti inglesi o americani  ormai ha sotto gli occhi: il pulsante “Dona Ora” sta sparendo lasciando sempre di più il posto alla donazione regolare. Ma la stessa cosa la potete vedere semplicemente facendo un giro per strada: il face to face si fa su Donazioni Regolari.

Per il fundraising questo significa spesso ROI positivi e minori costi di gestione sulla fidelizzazione: se non avete un prodotto di donazioni regolari, forse è il caso di iniziare a pensarci!

Ma come donano questi utenti Internet? Prima indicazione, che toglie spazio a molte illusioni: il 59% sceglie ancora i contanti e il bollettino di conto corrente postale. Ma  siamo in  calo, così come in calo è la donazione via sms e telefono fisso. Stabile la donazione con carta di credito (si parla di circa un 20%, ma mi sembra alta) e con bonifico bancario (un altro 20%). C’è poi un “Altro”, che sale dal 2 all’8%. Immagino ci sia dentro il RID, ma non ho certezze su questo e non esprimo commenti.

Ma quanti di questi donano online? Se stiamo ai dati di Slash il 21%, ossia 3,5 milioni di connazionali. Sono soprattutto uomini, prendono un po’ tutte le fasce d’età allo stesso modo ma è significativa la fetta tra i 18 e i 24 anni (il 27% della fascia in questione… anche se solo il 3% in assoluto), che con i normali mezzi ci scordiamo, ed è interessante sapere che donano spesso visto che il 29% dichiara di donare almeno una volta al mese, mostrando anche in questo caso un grande spazio per le donazioni regolari e le domiciliazioni, bancarie, postali o su carta di credito.

Attenzione: solo il 61% di questi donatori ha scelto la carta di credito. Un bel 31% ha continuato a usare il bonifico bancario (considerate che nell’e-commerce è il 71% la percentuale di chi usa la carta di credito e di circa il 9% di chi usa una prepagata).

Nel complesso solo il 4,5% dei donatori in campione (1,3 milioni di italiani) ha pagato direttamente con Carta di credito sul sito di una Onlus che non è proprio una percentuale esaltanta in termini di credibilità e fidelizzazione, ma che comunque è un inizio.

Dalla ricerca mi sembra venga poco fuori invece l’aspetto delle motivazioni: il 50% che sceglie  la carta di credito perché più veloce e il 33% che non la sceglie per “Altro” mi sembrano dati che nascondono qualche approsimazione nella formulazione di questa domanda e nella classificazione delle risposte… perciò sorvolo sul commento.

Qualche contraddizione anche sul tema della propensione a donare: il 67% degli intervistati dice che la presenza online delle onlus ha sicuramente influenzato la propensione alla donazione, ma non la propria a quanto pare (solo il 27% risponde affermativamente). Soprattutto, ben il 51% dice di non aver mai cercato su Internet il sito della onlus a cui ha donato… Qui i commenti che mi vengono sono tanti: 1. hai fatto male, ti saresti accorto probabilmente che la tua onlus non ha un bilancio pubblicato (ancora questa settimana all’Iper ne ho viste tre e tutte e tre non avevano alcuna informazione rilevante sul proprio sito, pur prendendo anche finanziamenti pubblici!!!!); 2. non ci credo; 3. ma quelli della tua onlus hanno mai fatto qualcosa per mandarti sul proprio sito Internet?… (se avete commenti da aggiungere ben vengano…).

Sorvolo su un altro pezzo importante della ricerca su cui vi invito a leggervi l’intero tomo scaricabile sul sito di Slash (www.slash.it) per chiudere sulla sempre maggiore importanza data alla voglia di essere informati sul come sono stati spesi i soldi dall’organizzazione (il 44% chiede informazioni! sui progetti), sulla propensione a lasciare dati alla onlus (il 35%, in crescita, ma ancora basso), e sulla voglia di essere informati soprattutto via email (il 69% che poi non le apre queste mail,  mi viene da aggiungere) e su Facebook (il 29%, più del 22%  della newsletter cartacea che però si porta dietro i bollettini e i moduli RID, non dimenticatelo) che sta diventando il principale canale di comunicazione attiva tra la onlus e i suoi sostenitori.

In forte crescita, infine, il  numero di iscritti alla newsletter elettronica: un po’ perché non se ne può fare a meno, un po’ per questa voglia di essere informati… Cosa accada dopo in termini di donazioni, aperture, click e risposta alla newsletter non lo sappiamo, ma questo è oggetto di un’altra ricerca che Slash obiettivamente non poteva condurre.

Io mi fermo qui, anche se nella ricerca trovate ancora un bel po’ di cose, compresi degli A/B test creativi e maggiori dettagli su Facebook e i Social Network. Quelli potete leggerveli direttamente qui (Osservatorio Fundraising Online di Slash) oppure guardarvi la presentazione su Slideshare (qui).

La mia impressione è che la carne al fuoco sia tanta, anche se ancora un po’  disordinata, e che su una serie di cose sarebbe sicuramente opportuno un altro livello di approfondimento. Ma finalmente abbiamo qualcosa di più concreto su cui discutere e su cui lavorare come fundraiser.

Ora non ci resta che sperare che sia l’Osservatorio sul Fundraising Online di Slash sia altri soggetti continuino a indagare sulla raccolta fondi online che, forse ve ne sarete accorti anche voi, complice l’aumento della concorrenza e delle tariffe postali ormai sta esplodendo!

Fundraising Now! continuerà a seguirne l’evoluzione per il quinto anno consecutivo nel 2011!

IO Proteggo i bambini… e mi metto in giallo!

Poche parole, solo per ricordarvi che siamo entrati nel vivo della settimana mondiale per la prevenzione della violenza sui bambini (13-19 novembre) e Terre des Hommes anche quest’anno ha lanciato la campagna IO Proteggo i bambini.

Credo che ormai quasi tutti i miei pochi e affezionati lettori sappiano cosa abbiamo fatto e sicuramente ci tornerò perché io stesso ho lanciato una mia personalissima sfida su Facebbok (http://apps.facebook.com/sponsor-me/campaign/io-proteggo-i-bambini) che andrà avanti per diversi mesi.

Quello che mi preme ricordarvi è che questa settimana è importante e urgente il vostro aiuto per:

IO Proteggo i bambini - Terre des Hommes

Il logo della campagna IO Proteggo i bambini di Terre des Hommes

mettere la rete in giallo: lo scorso anno 300 siti hanno partecipato alla campagna e quest’anno vorremmo superarci. Partecipare è facile: trovate a questa pagina http://www.mettitingiallo.org/attivati tutti i materiali e potete scegliere se inserire un fiocco, un corner banner o il logo della campagna o semplicemente scrivere un post… ogni contributo è importante per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione della violenza;

– donare con un SMS al 45509: il numero è valido fino al 21 novembre e perciò mancano davvero pochi giorni, ma sono giorni fondamentali per riuscire a raggiungere l’obiettivo di aiutare i bambini vittime di tortura di Bogotà, in Colombia, e i bambini di strada di Nouakchott in Mauritania.

Ogni aiuto è fondamentale per raggiungere questo obiettivo: usiamo il nostro cellulare, facciamo circolare il video in testa a questo post, scriviamo email o messaggi in chat ai nostri amici, pubblichiamo post o mettiamo in giallo i nostri blog e siti, contaminiamo facebook, friendfeed e  ogni altro social network per le ultime ore di questa grande maratona umanitaria.

Un grazie di cuore a tutti

ps.: tutte le informazioni sulla campagna le trovate su: www.ioproteggoibambini.it

IO Proteggo i bambini: Terre des hommes colora il web di giallo

Il 19 novembre si celebra la Giornata Mondiale per la prevenzione degli abusi sui bambini. Una giornata lanciata 7 anni fa dal Forum Mondiale delle Donne (www.woman.ch) che oggi raccoglie oltre 800 organizzazioni in più di 128 paesi.

Terre des hommes, che da 50 anni è impegnata sul fronte della protezione dei bambini da qualsiasi violenza, quest’anno si è unita alla campagna e lo ha fatto a modo suo. Cercando di coinvolgere oltre ai soliti media, televisione, radio e stampa, anche il web.

Come? Abbiamo preso il “fiocco giallo”, simbolo internazionale della campagna e abbiamo chiesto alla rete di aiutarci a diffonderlo, colorando di giallo la rete proprio il 19 novembre.

E la rete, con la solita generosità (alla faccia di chi ancora crede che la rete sia il luogo di ogni malavagità!), ha subito accolto la proposta di “mettersi in giallo”: grazie ad alcuni amici e conoscenti (ringrazio fra tutti la mitica Michela Cimnaghi e Marco “funkyprofessor” Zamperini) che hanno iniziato a inondarvi di post su Friendfeed, facebook e twitter, grazie a Layla Pavone (che allo IAB forum ha coinvolto con il suo appello molte aziende e blog) e grazie a moltissimi blogger che hanno rilanciato il passaparola già dalla settimana scorsa sono stati più di un centinaio i siti e i blog che hanno aderito alla campagna (e parlo solo di quelli che siamo riusciti a monitorare) e molti altri hanni hanno già annunciato che si coloreranno di giallo il “19 novembre” Giornata Mondiale per la Prevenzione degli Abusi sui Minori (stiamo facendo una pagina per ringraziarvi tutti!).

Insomma, un web action day italiano che sta prendendo forma e che il 19 novembre spero vi veda tutti coinvolti per dire “Io proteggo i bambini”.

Se anche voi volete aderire:

– potete scaricare banner, fiocco giallo e “corner banner” da mettere sul vostro sito o blog da qui: http://www.terredeshommes.it/sms48543.php

– potete caricare una vostra foto con il “fiocco giallo” sul sito http://www.iosonopresente.it/

– oppure potete lasciare sfogo alla vostra fantasia, scrivendo un post in giallo, taggando una vostra foto su flickr con keyword come “fiocco giallo” “nastro giallo” “io proteggo i bambini” o “terre des hommes” o  in qualsiasi altro modo volete…

– e, se volete, fino al 22 novembre, potete aiutare Terre des hommes ad aiutare 200 bambini vittime di tortura ospiti del nostro centro “la Casona” a Bogotà (qui il video), in Colombia con l’SMS da 2 euro al 48543 (valido da cellulari privati e chiamando da rete fissa telecom). Tutti i fondi raccolti (le telefoniche non trattengono nulla!) andranno alla “Casona” e ai suoi ospiti (dal 2004 ne abbiamo avuti più di 4.000).

Grazie di cuore per tutto quello che potrete fare. Il 19 novembre, coloriamo il WEB di giallo!

ps.: prima di lasciarvi ecco alcuni dati e il perché di questa campagna:

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