Vuoi creare una campagna online di successo? C’è un corso che fa per te

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Vi siete accorti che Facebook sta cambiando e che stanno cambiando i parametri di visualizzazione dei post? Siete disposti a volare sulle piccole ali di un colibrì, accettando le nuove sfide di Google? Avete notato che la maggior parte delle petizioni sono firmate sempre da Mario, Francesca, Giovanni, Renato, Giovanna e quasi mai da organizzazioni nonprofit? Non spedite più la vostra newsletter con Outlook, ma non avete ancora capito come sfruttare al meglio una piattaforma di email marketing? Vi hanno detto che il digital fundraising non funziona… e ci avete messo una pietra sopra per sempre?

Dal 29 gennaio al 19 marzo cercheremo di rispondere ai vostri dubbi guidandovi nella costruzione di una campagna online di successo ,passo passo e con esercitazioni pratiche, nella seconda edizione del fortunatissimo corso avanzato organizzato da Volontari per lo Sviluppo tenuto da me, Elisa Finocchiaro di Change (www.change.org) e Matilde Puglisi di Contactlab (www.contactlab.it).

Volete saperne di più? Volete iscrivervi? Sul sito di Volontari per lo sviluppo trovate tutte le informazioni e il Programma Completo. E se non vi fidate, chiedete in rete 😉

Crea la tua campagna online di successo. Clicca qui per saperne di più. 

ps.: lo so, continuo a essere latitante sul blog, ma le giornate di formazione non si fermano e neanche gli appuntamenti in cui parlo di Social Media, Crowdfunding e Comunicazione online. A breve vi darò i prossimi appuntamenti, intanto segnatevi già l’appuntamento con i corsi della Fundraising School di Bertinoro che trovate qui.  A febbraio, per chi vorrà, ci vedremo anche alla Social Media Week a Milano. A presto

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Facebook Offers…e il nonprofit?

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Le facebook offers sono arrivate in Italia oramai da qualche mese, e dai primi dati sembrano riscontrare un importante successo. Per chi ancora non ci fosse incappato si tratta di un servizio che consente alle fan page di pubblicare offerte e sconti esclusivi per i propri fan. Il meccanismo è molto semplice: l’utente vede l’offerta sulla sua pagina facebook, se interessato clicca e riceve via mail il codice sconto da utilizzare nel punto vendita o nello shop online.

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Quanto costano?

Le Facebook offers sono obbligatoriamente legate al servizio Facebook Ads (servizio di advertising), il che significa che senza un budget pubblicitario non sarà possibile usufruirne.

Il costo è legato al numero di utenti che vogliamo raggiungere, più ampliamo il pubblico più costerà la nostra iniziativa.

In fase di creazione potremo quindi scegliere il limite numerico di offerte disponibili, il pubblico a cui rivolgere l’offerta (solo propri fan, o amici dei fan) e la data di scadenza.

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Qualche dato

Rispetto ad una normale creatività riportante un’offerta (magari con link ad una pagina del proprio sito), il sistema delle Facebook Offers riscuote un numero d’interazioni davvero notevole, in media 100 volte maggiore rispetto ad una comunicazione promozionale classica.

Vediamo l’esempio reale nel settore telefonia in Italia (riprendo i dati da un’analisi condotta da TSW Strategies).

La pagina di 3 Italia (285.000 fan) ha recentemente lanciato un’offerta con il sistema Facebook Offers (iPhone 5 a 0€), la quale ha riscosso i seguenti risultati:

  • 73.134 persone hanno richiesto l’offerta
  • 6.408 hanno fatto like
  • 1.305 hanno condiviso
  • 1.149 hanno commentato

La pagina di Vodafone (1.213.000 fan) invece ha utilizzato il sistema classico, ovvero locandina con la promozione (fino a 50€ in omaggio) e link alla pagina del sito, riscuotendo i seguenti risultati:

  • 63 persone hanno fatto like
  • 24 hanno condiviso
  • 33 hanno commentato

Il dato è senza dubbio interessante ma va comunque considerato che nel caso delle Facebook Offers c’è un budget pubblicitario a monte.

Limiti

  • Il limite principale sta nel fatto che dobbiamo avere almeno 400 fan sulla nostra pagina.
  • Un altro limite, come abbiamo visto, è dato dall’obbligo di utilizzare investimenti pubblicitari.
  • Infine se l’offerta è rivolta a prodotti che coinvolgono la grande distribuzione organizzata (supermercati), gli accordi devono obbligatoriamente passare da Facebook Italia ed è possibile solo a fronte di importanti investimenti.

E il nonprofit?

Vi starete chiedendo dove stia il nesso con il nonprofit. Tempo fa lavoravo ad un progetto di CSR e mi sono chiesto: perchè non sfruttare il sistema delle Facebook Offers? L’idea potrebbe essere quella di utilizzare il meccanismo proprio in ottica di CSR, ovvero convertendo la promozione in una donazione per l’organizzazione. Ad esempio: ipotizzando uno sconto di 10€ lo si potrebbe suddividere in 5€ di sconto effettivo per l’utente e 5€ di donazione per la ONP. In quest’ottica l’azienda profit otterrebbe senza dubbio un importante ritorno a livello di comunicazione: aumento del numero di fan, miglioramento del sentiment dei propri consumatori, apertura a nuove nicchie di mercato, aumento delle vendite e tutto quello che generalmente comporta un progetto di CSR con il nonprofit. Dall’altra parte l’utente si troverebbe davanti ad un beneficio sia economico che sociale.

Questo è solo uno dei modi con cui a mio parere si possono sfruttare le Facebook Offers. E voi come le sfruttereste?

Giampaolo

L’algoritmo di Facebook è cambiato? Ecco come gestire la pagina della vostra organizzazione

Alla fine di settembre Facebook ha effettuato una variazione nell’algoritmo che determina la posizione dei post nelle timeline degli utenti. L’Edgerank (questo il nome dell’algoritmo) determina come vengono visualizzati i vostri post dagli utenti e in quale ordine.

Cosa è cambiato?

Il principale motivo per cui Facebook ha effettuato le modifiche sta nel fatto che nell’ultimo anno numerose aziende e organizzazioni hanno aperto pagine personali e i profili degli utenti sono ora stracolmi di news spesso non desiderate. La soluzione? Il team di Facebook ha pensato ad un algoritmo che metta in risalto solo i post veramente interessanti.

Per capire cosa è realmente cambiato la società americana Edgerank Checker ha condotto uno studio su più di 3.000 pagine (valutate prima e dopo l’intervento). Il risultato indica una perdita del 6,5% nella portata totale della pagina (numero di persone che hanno visualizzato il messaggio) e del 45% nella portata virale (numero di persone che hanno visualizzato il messaggio a partire da un amico). Una perdita non da poco!

Cosa possono fare le organizzazioni nonprofit per rimediare?

 

1. Rivedere i contenuti

Prendetevi 30 minuti per analizzare i post che hanno funzionato sulla vostra pagina e ponetevi le seguenti domande:

  • Esiste un tema o un format che ha funzionato in modo particolare?
  • Qual’è il tono dei post? Esprimono urgenza? Sono ironici? Richiedono risposte?
  • C’è una “call to action”? Se si quale funziona meglio?

2. Analizzare il giorno e l’ora 

Il “momento giusto” è importante tanto quanto il contenuto. Utilizzate software (gratuiti o a pagamento) che permettono la programmazione dei post e il tracciamento dei dati, vi consentirà di capire qual’è il giorno e l’ora migliore per i vostri post.

Recenti ricerche hanno evidenziato ad esempio come nei weekend l’attenzione degli utenti sia più alta (probabilmente per l’inattività di gran parte delle pagine aziendali). Provare per credere!

3. Comprendere i motivi per cui i vostri post non piacciono

Il nuovo algoritmo di Facebook punisce i contenuti che sono stati nascosti o segnalati come spam, quindi prestate molta attenzione a questo punto.

Oltre ad analizzare cosa funziona nelle vostre pagine è importante capire anche cosa non piace ai vostri fan. Riguardando i vostri post, analizzate i motivi per cui gli utenti possono aver nascosto i vostri contenuti o addirittura li possono aver segnalati come spam. Pubblicate troppe news? Chiedete troppo ai vostri fan? Ricordate che, dal punto di vista dell’utente, nascondere un singolo post ha lo stesso significato di cancellare una mail, mentre nasconde tutti i post è come chiedere di essere cancellati dalle vostre mailinglist!

4. Utilizzare immagini e video

Diverse ricerche, ma ormai credo l’esperienza di ognuno di noi, dimostrano che video e immagini hanno una miglior resa in termini di interazione rispetto al semplice testo + link. Cercate di programmare i vostri post in modo tale da pubblicare almeno una volta al giorno immagini o video.

5. Bilanciare i contenuti

Utilizzare diverse tipologie di contenuto vi aiuterà a capire quali funzionano meglio, ma non solo, vi permetterà di raggiungere e interessare target differenti. Provate a incorporare:

  • Notizie dal blog
  • Immagini
  • Video
  • Articoli e merchandising della vostra organizzazione
  • Comunicati (stampa e digitale) che parlino di voi
  • Domande ai vostri fan
  • Risposte ai temi sollevati dai vostri fan

6. Chiedere ai vostri fan di inserire la vostra pagina alla lista d’interessi

Essendo il coinvolgimento degli utenti uno dei parametri più importanti per il Facebook Edgerank, chiedete ai fan di inserire la vostra pagina in una lista d’interessi (vedi immagine sotto), in questo modo non potranno perdersi le vostre news!

Un’alternativa è creare voi una lista d’interessi pubblica contenente pagine vicine al vostro tema, o secondo un criterio per voi utile e chiedere agli utenti di seguirla. In questo modo trasformerete il social network in un vero e proprio giornale online.

Facebook ci ha abituati a ricorrenti modifiche della sua piattaforma. Non sarà di certo l’ultima, l’importante per le organizzazioni nonprofit è analizzare il perché di un cambiamento e tentare di assecondarlo, traendone il meglio. 🙂

Giampaolo

Gli italiani e le donazioni online: riflessioni e interpretazioni sui numeri del Non-Profit Report 2012

Ragazzi che periodo effervescente per il mondo del fundraising italiano e per il terzo settore in generale: sembra che la crisi stia tirando fuori nuove energie e nuovi entusiasmi, insieme a un bisogno sempre più condiviso di professionalità.

Una nuova Assif, Associazione Italiana Fundraiser, che finalmente discute, apertamente, di sé stessa e del suo statuto ontologico. Blogger sempre più attivi, giovani fuori e giovani dentro, che si mettono in gioco, collaborano e, salutarmente, si sfidano anche alla ricerca di lettori. Ricerche che, finalmente, vanno a “sfruculiare” (qui la traduzione per chi non ha nel sangue granelli meridionali) qualche vecchio luogo comune del nostro terzo settore su temi mica da ridere, come il ruolo nelle politiche di welfare, il rapporto con la responsabilità sociale delle imprese e con l’essere impresa (sociale, of course) o l’uso degli strumenti digitali nella comunicazione sociale.

Sulla comunicazione e il fundraising online, addirittura, assistiamo da qualche anno a una bella (e torno a dirlo, salutare) competizione fra Contactlab e Slash, due società che proprio a causa della sfida cercano oggi di differenziarsi con ricerche sempre più puntuali, e quindi utili, sui comportamenti in rete degli italiani.

Oggi vi racconto proprio dell’ultima ricerca di Contactlab (a cui ho in parte collaborato), il Non Profit Report 2012, frutto delle risposte di 32.000 rispondenti prospect, simpatizzanti e donatori iscritti alle newsletter elettroniche di 32 organizzazioni italiane.

Vediamo in numeri e tabelle, e commenti personalissimi, qualche dato interessante.

Se qualcuno mi dice ancora che Internet è un posto per pischelli…

Quella dell’età “troppo giovane” degli utenti online è uno dei miti con cui più spesso mi diverto nelle lezioni sul fundraising e la comunicazione online, visto che sopravvive imperterrito ad anni di ricerche, approfondimenti… e lezioni stesse (colpa del docente, sicuramente): il 32% degli iscritti alle nostre newsletter (o almeno dei rispondenti), hanno un’età media superiore a… (rullo di tamburi, squillino le trombe, udite udite…) 55 anni!

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Può significare molte cose, ovviamente: che i più giovani usano sempre di meno l’email (vero, in parte); che i più giovani non si iscrivano alle newsletter; che a rispondere siano solo i più fedeli (qui c’è gente che si occupa di sociale da più di vent’anni ed è in maggioranza…), quindi quelli con i capelli più grigi… Tutto vero, ma se gli attaccate quelli con più di 45 anni parliamo sempre è comunque di percentuali rilevanti di persone che un tempo avremmo inserito tra i nostri donatori tipo (prima che l’email cartaceo diventasse cosa da 70 e più), quindi: ATTENZIONE ATTENZIONE a coltivarli bene, dietro le email che spediamo ci sono donatori con il bollino “doc”, non trattiamoli come donatori di serie B (che poi non dovrebbero mai esistere nel nostro mestiere) e non usiamo la mail come una cloaca dove buttare di tutto senza un piano di fidelizzazione.

La ricerca ci dice anche che:

– son donne al 53%, in controtendenza rispetto ai dati dell’Internet nazionale;

– e sono laureatissime (il 44% ha almeno la laurea).

I nostri donatori sono abituati a sganciare la carta di credito più di quanto pensiamo!

A costo di devastare la pazienza dei miei poveri studenti non mi stancherò mai di partire da un dato di scenario imprescindibile: se gli diamo una ragione per usare la carta di credito i nostri donatori non sono dei marziani scesi dalla luna così diversi dagli americani di ricerche ben più famose.

Ossia:

– l’e.commerce italiano, per quanto piccolo, cresce a ritmi sostenuti;

– i nostri donatori e prospect online sono dei patiti dell’ecommerce tanto che non solo usano molto la rete, ma l’80% di loro ha fatto anche acquisti online.

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Oddio, questo dato può anche significare che la maggior parte dei nostri iscritti online arriva da un qualche fornitore di lista che ha preso i dati da un sito di e.commerce… E quindi? A maggior ragione ricordiamoci che se abbiamo la loro email è perché la usano, che se la usano nella maggior parte dei casi l’hanno fatto per ragioni commerciali… e che se non si sono ancora decisi a farci una donazione online è perché (a parte contingenti, si spera, motivi di carattere economico che hanno pesato poco o molto che sia sul 68% dei rispondenti!!!):

– non abbiamo dato loro una ragione sufficiente per donare online e abbiamo fatto in modo che non diventi un’abitudine donare anche online (il 45%, concentrati soprattutto tra i più anziani, ne fa meramente una questione di abitudine, e se è vero che le abitudini sono dure a morire, specie dopo una certa età… è pur vero che se sono riusciti ad acquistare online forse è anche perché… dove se ne ha una convenienza percepita, si possono anche cambiare le vecchie abitudini!;

– non siamo stati abbastanza trasparenti nel gestire la relazione con loro (il 49% pensa che non lo siamo!);

– non siamo stati abbastanza specifici nella richiesta e nel follow up (il 27% ritiene che siano un po’ troppo generiche le nostre richieste);

– non siamo stati abbastanza coinvolgenti e partecipativi nella vita dell’organizzazione (13%)

Per chi mi segue a lezione ricordo i trend di cui sto parlando in questi mesi e che ritrovo confermati: gli utenti vogliono maggiore trasparenza, vogliono poter scegliere, vogliono poter partecipare, vogliono essere attivati secondo processi di gamification. Tutte queste sono ragioni che, secondo la ricerca di Contactlab spingerebbero gli utenti a donare di più: ragioniamoci nelle nostre strategie!

La newsletter non è solo uno strumento di informazione: è anche uno strumento, utilissimo, di raccolta fondi

La newsletter elettronica (e in genere l’email) è un potente strumento di fidelizzazione e di raccolta fondi sul proprio pubblico. Lo confermano i dati americani (dove il fundraising online cresce al crescere del database di iscritti alla newsletter), e lo confermano le risposte dei rispondenti alla ricerca di Contactlab.

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Questo è vero su più fronti:

– nel caso del 5×1000, se è vero che lo strumento principale rimane il passaparola (che si innesca anche online, del resto), è anche vero che seguono da presso le campagne online ma, soprattutto, che di quel 12% di persone che citano la newsletter/email come canale di informazione sul 5×1000, quasi il 50% è composto da persone che ogni anno destina il cinque per mille sempre alla stessa organizzazione. Come dire: se non gli mandate il pro-memoria via email, vi state perdendo la fetta più calda e fedele dei vostri donatori di reddito!

– un 46% dei rispondenti hanno detto di aver donato (almeno di tanto in tanto, contro l’80% che acquista online… ricordiamocelo”!), attraverso Internet, il 38% lo fa “generalmente”, ma ben 1 donatore su 6 (il 16%) dice di aver donato online dopo aver cliccato su una mail/newsletter (di tanto in tanto o in occasioni specifiche, come Natale, Pasqua o emergenze umanitarie).

Quindi, se è vero che il 42% dei rispondenti sceglie la newsletter (ma anche il sito della Organizzazione Non-Profit), come strumenti principali di informazione, è anche vero, che se mi arrivano email da un’organizzazione di cui mi fido, che reputo trasparente, che mi coinvolge, ecc. ecc. e di cui normalmente leggo i messaggi per informarmi, ci sta che prima o poi io usi quello strumento anche per fare una donazione: però chiedetemelo bene e per un motivo che mi coinvolga!

Social network e non-profit, abbiamo ancora qualcosa da imparare, forse

Non conosco lo specifico la lista delle 32 organizzazioni partecipanti, ma mi fa un po’ specie che solo il 31% segua un’organizzazione non-profit su Facebook.

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Le interpretazioni possono essere le più varie. Ne ipotizzo alcune:

– le organizzazioni non hanno una loro pagina (pagina, mi raccomando, pagina!) su facebook;

– le organizzazioni non lo hanno comunicato adeguatamente o non hanno mai inserito un bottone con il link alla loro pagina di un social network (pare che nel 9% i rispondenti abbiano segnalato che non erano presenti bottoni di condivisione);

– i donatori, simpatizzanti hanno altre cose più serie (o divertenti) da fare su Facebook e non vogliono ritrovarci pure lì.

In ogni caso mi sembra ci si possa lavorare su, soprattutto partendo dalle motivazioni addotte da quel 31% che la briga di seguirci anche sui social network (e in particolare su facebook) se l’è presa. Ossia:

– trovare (e quindi offrire) un flusso costante di informazioni in tempo reale;

– condividere informazioni con gli amici (e quindi dare qualcosa che valga la pena condividere);

– trovare (e quindi offrire), un tono più diretto e informale (dove trovarsi a casa o tra amici, aggiungo io);

– attivarsi (e quindi offrire occasione per…) anche online.

Beh, la mia ve l’ho detta. E ora da blogger bradipo torno a riposo (per quanto non so), ma non senza prima avervi dato il link da cui scaricare la ricerca, la sintesi della stessa e un’accattivante infografica!

Tel chi (per bilanciare il meridionalismo dell’incipit, significa in milanese, “eccolo qui”):

http://www.contactlab.com/nonprofitreport

ps.: per chi vuole e può, ci si vede nei prossimi corsi su “fundraising e comunicazione online” a Milano (Bocconi), Monza, Varese e soprattutto a Forlì (http://www.fundraisingschool.it/corsointernetfundraising2012.html dove quest’anno sarò in compagnia del mitico Luca Conti (http://www.fundraisingschool.it/faculty.cfm?wid=176).

ps2: a Valerio Melandri e alla sua meravigliosa squadra faccio i complimenti per il bellissimo programma del Festival del Fundraising 2012: non ci sono stato (gustandomi peraltro il ruolo di papà) e avrei tanto voluto esserci perché mai come quest’anno gli argomenti, i relatori e lo spirito mi sembravano quelli giusti. Ancora una volta grazie perché se il fundraising sta uscendo dalle catacombe e inizia finalmente a parlare con una voce autorevole, lo si deve soprattutto all’energia scatenata dal prof. e dall’evento che ha messo in piedi.

Parlare di Social Network e Fundraising con i Lions

Qualche settimana fa sono stato invitato dal Distretto “La Grande Milano” dei Lions a parlare di Social Network e raccolta fondi, partendo da un’esperienza concreta. E’ stata una bella occasione di scambio e anche di apprendimento, visto l’alto livello dei relatori (gli altri!), tra cui la bravissima Mafe De Baggis.

Sono 20 minuti di video in cui si parla di tante cose, ma soprattutto dell’importanza del cambiamento.

Se avete voglia di condividere le vostre opinioni il blog è aperto.

Se avete voglia di seguire uno dei miei corsi, intanto vi segnalo quest’appuntamento nel quale dividerò la scena con il grande Luca Conti:

http://www.fundraisingschool.it/corsointernetfundraising2012.html.

Una raccolta fondi per Haiti… provando a usare FundRazr di Facebook

le piccole scuole comunitarie di Belle Fontaines ad Haiti

le piccole scuole comunitarie di Belle Fontaines ad Haiti

Nei prossimi giorni festeggerò i miei primi 40 anni e mi piaceva celebrarli in maniera solidale e innovativa con gli amici e con la rete. Per questo ho scelto di avviare una piccola campagna di personal fundraising usando FundRazr, una piattaforma di raccolta fondi Social, perfettamente integrata con Facebook e Twitter.

L’obiettivo è quello di raccogliere almeno 500 Euro da destinare, al posto dei regali, ai bambini di Belle Fontaines, una delle comunità dimenticate ai bordi di Port au Prince (Haiti) dove solo Terre des Hommes è intervenuta in questi due anni.

L’obiettivo è volutamente piccolo e concreto e sarà utilizzato per permettere alle piccole scuole comunitarie di avviare la realizzazione di un orto o l’acquisto di alberi da frutto: strumenti indispensabili per combattere la malnutrizione nella zona.

Per chi volesse partecipare tramite Facebook, ecco il link: http://goo.gl/04wzb.
Anche pochi euro possono fare la differenza e sono, per me, auguri graditissimi.

Terrò aperta la campagna di raccolta fondi fino al 26 febbraio. Quindi, se volete partecipare, affrettatevi.

Grazie mille

ps.: i bisogni di Belle Fontaines sono enormi e l’impegno di Terre des Hommes è molto più vasto. Per chi volesse saperne di più e dare una mano più consistente, sono a disposizione.