Crowdfunding e innovazione sociale: un appuntamento con Mission Continuity

Crowdfunding e personal fundraising se ne parla nel nuovo appuntamento organizzato da Mission Continuity. Tra i discussant ci sarò anche io. Vi aspetto. Le iscrizioni si effettuano qui.

 

Crowdfunding: opportunità di sviluppo per innovatori e innovazioni sociali

Crowdfunding: opportunità di sviluppo per innovatori e innovazioni sociali

Madre Teresa, Darwin e il fundraising

Emozioni

“Se guardo alla massa di persone non potrò mai agire, ma se guardo alla storia di una singola persona, lo farò”.

Era il 2000, 13 anni fa, e nonostante fossi un giovane fundraiser in erba non avevo ancora deciso che questa sarebbe stata la mia sorte. Queste parole di Madre Teresa però in qualche modo decisero del mio futuro. Spostarono l’asse da un impegno fortemente connotato di sete di giustizia, ma freddo, ancorato a numeri e raffinate analisi socio-politiche, alla comprensione che senza lasciar fluire le emozioni e l’empatia con il prossimo non sarei mai stato né un professionista decente (quale spero di essere diventato) né forse una persona migliore.

È stato bello, e non casuale, ritrovare  queste parole  durante la lettura appassionata di Emotionraising di Francesco Ambrogetti, un libro che mette finalmente ordine, con una scrittura efficace e solide argomentazioni, a quanto sappiamo fino ad oggi del rapporto fra le emozioni (l’eredità ancestrale del nostro sistema limbico, la parte più antica di quella meravigliosa macchina del tempo che è nostro cervello, quella che ci permette di prendere decisioni fondamentali, quali scappare, lottare per difendersi, piangere, ridere) e le attività di marketing e Fundraising.

Non si tratta, badate, di un libro sui persuasori occulti, o di qualche ricetta miracolosa sicura per carpire la buona fede dei malcapitati sostenitori. Come dimostrano le parole di Madre Teresa, si tratta semplicemente di conoscerci un po’ meglio, di provare con umiltà e spirito scientifico a comprendere i meccanismi che stanno alla base delle nostre scelte, dei nostri comportamenti e delle nostre reazioni fisiche e chimiche, per  conoscere meglio i nostri interlocutori e le loro ragioni così da imparare non solo a chiedere loro in maniera più efficace attenzione, tempo e soldi, ma anche per imparare a rispettarli.

Uso non a caso l’espressione rispetto, perché mi sembra che a volte scarseggi nella nostra professione. Lo sento ogni volta che vedo trattare i nostri donatori come semplici bancomat, pensando che basti chiedere e pretendere senza creare prima delle relazioni. Lo sento ogni volta che un collega si rivolge ai donatori/clienti come a altro da lui/lei senza provare almeno per un attimo a capire che noi e i nostri donatori siamo simili, attivati dalle stesse reazioni chimiche, capaci di emozionarci sotto qualsiasi latitudine e indipendentemente da qualsiasi cultura. Lo sento ogni volta che, pontificando, sviliamo, provando a usarle, le ragioni della pancia, senza accorgerci che sono nient’altro che le ragioni della parte più antica del nostro cervello, quelle che ci spingono all’azione (come svela l’etimo della parola e-mozione)  immediata e che, solo in un secondo momento, imbellettiamo con il pensiero strutturato.

Il libro di Francesco credo sia, innanzitutto, un ottimo antidoto proprio contro una certa arroganza del nostro lavoro. E già per questo varrebbe il prezzo della copertina. Ma ovviamente non è solo questo.

Francesco passa in rassegna alcuni dei testi più famosi sul neuromarketing (le neuroscienze applicate al marketing), ne distilla i consigli più utili alla professione del fundraiser, ci guida tra  neuroni specchio (una scoperta tutta italiana!), ormoni della donazione (ossitocina e cortisolo) e “droghe” rilasciate dal nostro corpo (dopamina e adrenalina) arricchendo il tutto di aneddoti colti dalla sua pluridecennale esperienza (nonostante la faccia da ragazzino che si porta dietro) e restituendo una validissima checklist su cui valutare il potere emotivo di un mailing, di uno spot o di una storia narrata durante un incontro con un grande donatore o… Oppure durante un comizio politico (imperdibili, da questo punto di vista,  i passaggi sulla comunicazione di Obama).

Dopo aver letto Emotionraising scopriremo come agiscono le 6 emozioni chiave (felicità, sorpresa, rabbia, disgusto, tristezza e paura) e come possiamo usare le storie, il caso concreto di un nostro beneficiario o stimolare tutti i sensi del nostro donatore. Per tutti noi sarà finalmente chiaro cosa significhi davvero la frase di Donald Calne “The essential difference between emotion and reason is that emotion leads to action while reason leads to conclusions” e perché, anche nel nostro mestiere, dovremmo forse imparare a conoscere un po’ più da vicino l’opera gigantesca di Charles Darwin, per inciso, magari smettendola anche di confondere il darwinismo sociale con Darwin e mettendogli in bocca frasi sulla sopravvivenza del più forte… Che sono l’antitesi del suo pensiero e della nostra stessa evoluzione che è dominata dal caso e dall’adattamento, non dalla forza.

Prima di chiudere, permettetemi un’ultima citazione dottissima e una riflessione critica. Nei fumetti della Marvel (quelli dell’Uomo Ragno, per intenderci) c’è una frase che domina l’ethos dei personaggi: “da grandi poteri discendono grandi responsabilità“. Ecco,  credo che nel maneggiare le emozioni e la fiducia dei donatori dovremmo, una volta per tutte, renderci conto che abbiamo e dobbiamo assumerci grandi responsabilità. Fino ad oggi, invece, mi sembra che la nostra professione, in cerca di uno statuto e di una legittimazione, si stia preoccupando moltissimo della sua libertà (penso al bellissimo testo di Valerio Melandri sulla Libertà di Fundraising e all’intervento dirompente di Dan Pallotta), senza però ricordarsi che le condizioni entro le quali esercitare questa libertà dovrebbero  essere più stringenti di quanto non lo siano oggi. Mi riferisco in particolare a:

– la necessità di sottoporre la comunicazione sociale a un codice di autoregolamentazione dotato di sanzioni, sul modello di quello a cui, in tutto il mondo, si sottopongono le aziende;
– la necessità che vi sia corrispondenza tra i messaggi e quello che effettivamente l’organizzazione fa;
– la necessità che quei messaggi non mistifichino il bisogno e il contesto nel quale questo si produce;
– la necessità che vi sia piena trasparenza nell’utilizzo delle risorse.

È una questione di deontologia professionale, di rispetto nei confronti del donatore ma è, su questo vorrei essere chiaro, anche una questione di opportunità:
– credo infatti che una comunicazione solo “emozionale”non sia economicamente sostenibile sul lungo periodo se non a costo di qualche forzatura di troppo che spesso sconfina nell’inganno (almeno è quello che vedo da diversi mailing e spot);
– credo che se, anche se sostenibile per la singola organizzazione, questo produca alla lunga assuefazione e/o un forte spirito di rivolta diffuso, come sta avvenendo in questo momento in UK o, in parte, anche in Italia .

Francesco cita, come faccio spesso anche io a lezione, i rapporti di coppia: be’, se è vero che un rapporto di coppia va continuamente riscaldato e curato perché duri, è anche vero che i rapporti troppo passionali spesso sono quelli che si rompono in maniera più fragorosa e lasciando cocci ovunque. Come direbbe Paul Watzlawick, un altro che di emozioni se ne intendeva, l’unico modo per abbassare la conflittualità in questi casi è riportate il confronto sui contenuti e non di spingere tutto sulla relazione. È una mediazione complessa, simile a quella del fabbro che riscalda e raffredda il metallo da temprare, ma credo sia decisiva per la nostra professione.

Se volete, e io ve lo consiglio caldamente, potete acquistare Emotionraising qui.

ps.: chiudo con una citazione che non trovate sul libro, ma è un altro grande omaggio al potere della relazione e delle emozioni, formulata dal più grande degli scienziati moderni: “imparare è un’esperienza. Tutto il resto è informazione”. Albert Einstein

ps2.: consiglio anche un po’ di cautela quando si parla di neuroscienze. Come dice un recente articolo pubblicato su Le Scienze (http://www.lescienze.it/news/2013/04/12/news/ricerca_in_neuroscienze_tutto_e_il_contrario_di_tutto-1610643/)

Le ricerche nel campo delle neuroscienze sono, in media, poco affidabili, raramente riproducibili e viziate da campioni troppo limitati. A lanciare l’allarme un team di ricercatori che ha esaminato 48 meta analisi pubblicate nel 2011, rilevando tra l’altro che l’uso delle tecniche di neuroimaging in particolare fa crollare l’affidabilità

Le piattaforme online per il fundraising

Corso Fundraising Online

Le conoscete? Le avete mai provate? Insieme al variegato mondo del crowdfunding, da qualche tempo anche in Italia disponiamo di piattaforme per il la raccolta fondi online e il personal fundraising ed è il caso di iniziare a familiarizzare con esse (o almeno con alcune) cercando di comprenderne i vantaggi, i limiti e le prospettive future.

Per aiutarvi a farlo, con un occhio alle migliori esperienze straniere e con un pizzico di pepe, insieme agli amici del Master della Bocconi in Management delle Imprese Sociali, Non Profit e Cooperative, abbiamo riunito alcune delle realtà più attive del panorama italiano in un programma succosissimo. Curiosi? Interessati? Allora vi invito a iscrivervi al volo (è gratis!) e a venire a discuterne con noi. Appuntamento per tutti il 7 maggio, in Aula 01, dalle 14.30 alle 17.30, in via Bocconi 8.

Eccovi il programma

Saluti e introduzione
Federica Bandini – Direttore Master in Management delle Imprese Sociali, Non Profit e Cooperative

Il digital per le strategie di fundraising e l’esperienza internazionale delle piattaforme di donazione online
Paolo Ferrara – Responsabile comunicazione e fundraising Terre des Hommes

Alcune esperienze italiane di piattaforme online per il fundraising

Analisi “critica” delle 5 piattaforme di donazione online
Francesco Quistelli –  Direttore marketing e sviluppo IDMC
Modera Giuseppe Ambrosio, coordinatore marketing e fundraising Master NP&COOP
L’incontro è gratuito previa iscrizione online:
www.sdabocconi.it/crowdfunding

L’invidia del fundraiser… ovvero dove vorrei essere dal 14 al 17 maggio

Home page festival fundraising Castrocaro

Home page festival fundraising Castrocaro

Lo confesso, sono invidioso. Ogni tanto bisogna ammettere i propri difetti. Vorrei sempre fare cose belle. Imparare. Scoprire cose nuove. Confrontarmi con quelli che ne sanno più di me. Qualche volta, se non posso partecipare a un evento che ritengo importante per la mia crescita professionale e divertente dal punto di vista umano… me la metto via e passo avanti. Ci sono occasioni che invece quando le perdo… beh, mi fanno rosicare, come si direbbe a Roma.

Una di queste occasioni è sicuramente il Festival del Fundraising. L’ho visto nascere. Ho contribuito a promuoverlo in rete sin dalla prima edizione e ci ho partecipato con passione ed entusiasmo per tutte le prime edizioni. Ricordo ancora oggi lo stupore del 2008: l’incontro con centinaia di colleghi da tutta Italia. Generazioni a confronto. Esperienze a confronto. La disponibilità di ognunoo di noi a insegnare quel poco che sapeva e l’apertura a imparare quel tanto che non sapevamo.

Poi il Festival è diventato sempre più un evento da non perdere. Sono aumentati gli ospiti internazionali. Hanno iniziato a partecipare le aziende. I temi si sono ampliati. Sono partite le tanto attese “Master Class” e sono sbarcati, nella meravigliosa cornice di Castrocaro, anche seminari sempre più specialistici. E io? Beh, anche quest’anno non ce la farò, perché mi sono imposto di mettere al primo posto la famiglia almeno nei primi anni di vita del mio pargolo… Però mi rosica, e non sapete quanto.

Ma cosa avrei visto? Come al solito l’imbarazzo della scelta è enorme, però ci sono dei titoli che mi stuzzicano e che avrei provato a seguire. Eccone alcuni:

– Le Master Class di Bill Toliver e Morton Wright Ben, sul Fundraising della Cooperazione allo Sviluppo e sul Fundraising per l’educazione;

la plenaria di Hill Dan sul Neuromarketing;

– Perché non vendiamo qualcosa di Carlo Mazzini;

– Cellulari e Smartphone di Allen Nick;

– Crescere nel corporate fundraising del 120% ogni anno di Rouse Douglas Campbell (però con un titolo così se mi deludi… un po’ me la prendo);

– Grandi Donatori e Lasciti Testamentari di Stefano Malfatti;

– Online e offline: sviluppare campagne integrate di Allen Nick;

– Emotionraising 2 di Franscesco Ambrogetti e Hill Dan;

– L’evoluzione del fundraising di Daniele Fusi;

– Le scuole La Nave: idee da copiare di Valerio Melandri;

– Sharing Economy: il futuro è già cominciato di Filippo Addarii;

– La filantropia davanti alla crisi:

– La plenaria finale: Leadership! con Valerio Neri, Niccolò Contucci e Pier Mario Vello…

Dovrei avere il dono dell’ubiquità solo per seguire questa piccola parte del programma… ma davvero complimenti a Valerio Melandri e all’organizzazione del Festival… Quest’anno vi siete superati organizzando forse il miglior evento di Fundraising a livello internazionale!

Per chi vuole iniziare a scegliere, questo è il programma: http://www.festivaldelfundraisingo,.it/45-Programma/Programma_2013/

Per chi non lo avesse ancora fatto… questo è il link per l’iscrizione (ma temo che il tempo stringa!): http://www.festivaldelfundraising.it/iscrizione_2013.php

E io? Rosico 😉

ps.: vabbe’… dai, mi consolerò giocando con mio figlio, però mi mancherete cari colleghi! Mi raccomando: twittate tanto e scrivetemi quello che avete imparato di bello, il blog è aperto al vostro diario.

Il fundraising inizia dal benchmark… Insomma ragioniamo sui dati!

 

L’ho sognato, chiesto e richiesto per anni, aiutato a crescere… ed eccolo qui: il primo benchmark sull’email marketing del nonprofit italiano. 24 organizzazioni a confronto. Un confronto sui dati di apertura e click rate suddiviso per tipologia di spedizione: servizio, raccolta fondi e advocacy. Orari, giornate e mesi di spedizione sotto la lente. Un lavoro fondamentale per chiunque di noi si occupi di fundraising e comunicazione online che finalmente trova la luce: l’Email Marketing Metrics Benchmark Report – Non Profit realizzato da Contactlab.

Ve lo potete godere con questa bella infografica e iniziare a ragionarci su per le vostre prossime spedizioni. Buona visione!

Qui il link: http://www.contactlab.com/email-marketing-metrics-benchmark-report-non-profit-2012-all 
Benchmark-Report_NP_2012_12mesi

 

 

Email marketing: con il benchmark non profit report arriva un bel regalo di Natale

ContactLab realizza l’Email Marketing Metrics Benchmark Report 2012 – Non Profit, la prima ricerca in Italia che analizza le performance ottenute attraverso le campagne di email marketing di oltre 24 ONP che comunicano grazie alla sua piattaforma. Uno strumento innovativo, unico e vitale per le associazioni che potranno confrontare i propri risultati con le medie del settore.

Qual è in media la percentuale di apertura delle email inviate dalle Organizzazioni Non Profit? Quante di queste vengono poi cliccate? Quali sono il giorno, il mese e l’ora migliori per inviare un’email? Questi criteri cambiano a seconda della tipologia di comunicazione inviata (raccolta fondi, comunicazione di servizio, email informative ecc.)?

Fino a qualche giorno fa in Italia non disponevamo di metriche affidabili per poter valutare le nostre campagne o per potere effettuare comparazioni con le migliori performance di altre organizzazioni. Come spesso capita al nostro settore, vivevamo di ipotesi, di sentito dire, di episodici confronti con colleghi, di miti su cui provare a costruire immaginifici budget con strabilianti aspettative.

Oggi invece posso rigirarmi tra le mani il primo benchmark sulle metriche dell’email marketing dedicato al nostro settore e, al di là dell’orgoglio di averlo stimolato e richiesto fino allo sfinimento agli amici di Contactlab (a cui ho anche chiesto un’espansione, ovviamente…), devo dire che ho finalmente in mano uno strumento fondamentale per chiunque abbia a che fare con il digital marketing e il fundraising online.

L’analisi, partendo dallo studio di 24 organizzazioni non-profit, ben bilanciate in termini di notorietà, dimensioni del database e consuetudine d’uso dello strumento, da un quadro dettagliato e significativo delle prestazioni dei primi 6 mesi del 2012: tassi di apertura, click rate, confronto tra newsletter, mail di raccolta fondi e mail di relazione o servizio, orari e giorni di spedizione e di apertura oltre a un’interessante comparazione fra settori diversi.

Ecco alcuni degli highlights emersi dalla ricerca

Tenendo in considerazione l’andamento per mese delle performance degli invii delle 24 ONP indagate nel loro insieme (grafico 1), il mese che registra il best click rate (percentuale di click sulle email aperte) dei primi 6 mesi del 2012 è marzo.

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Grafico 1 – Fonte: Email Marketing Metrics Benchmark Report – Non Profit, ContactLab

Durante la settimana, l’analisi mostra che le ONP preferiscono spedire di giovedì; devono però fare i conti con i volumi totali che possono provocare tassi globali di apertura più bassi. In altri termini: dalla ricerca emerge infatti come al crescere dei volumi delle email inviate dalle ONP, diminuiscano open e click rate (grafico 2).

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Grafico 2 – Fonte: Email Marketing Metrics Benchmark Report – Non Profit, ContactLab

Spostando l’occhio sugli utenti l’orario migliore per leggere le email ricevute dalle proprie Organizzazioni Non Profit preferite risulta essere durante il pranzo oppure nel tardo pomeriggio (Grafico 3).

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Grafico 3 – Fonte: Email Marketing Metrics Benchmark Report – Non Profit, ContactLab

Un estratto dell’Email Marketing Metrics Benchmark Report 2012 – Non Profit, lo trovate qui

Il resto della ricerca, ricchissima, è disponibile ai soli clienti di Contactlab e rappresenta, dal punto di vista professionale, davvero il miglior regalo di Natale che potessero farci: finalmente dati reali statistici su cui confrontarci e da cui ripartire, nel 2013, per fare sempre meglio il nostro lavoro di fundraiser e comunicatori.