Personal fundraising e crowdfunding: ma tu come lo fai?


Un milione e quattrocentomila euro. O se volete: 1.482.666 Euro nel momento in cui scrivo. Questo è quello che Rete del dono ha raccolto nei suoi primi anni di attività. Poco? Tanto? Di sicuro un risultato, quello della principale piattaforma di Personal Fundraising italiana, in cui pochi avrebbero scommesso qualche anno fa.

Sta di fatto che, soprattutto grazie all’ampio coinvolgimento nel mondo del running, qualcosa si sta muovendo e non c’è praticamente più una sfida sportiva che non si leghi, anche in Italia, alla raccolta fondi.

Certo, per molti versi siamo ancora all’anno zero, ma la sensazione che inizi a crearsi consapevolezza sugli strumenti e sugli obiettivi c’è. Mancavano ricerche che ci aiutassero a capire meglio il fenomeno e a capire, soprattutto, come le organizzazioni stessero affrontando la sfida, quale fosse il profilo dei personal fundraiser e quali fossero le chiavi del successo di una campagna.

Per provare a mettere un po’ d’ordine, proprio Retedeldono, in collaborazione con il Cergas Bocconi (che ringrazio per avermi coinvolto sin dall’inizio nella stesura del questionario fino alla presentazione in una gremitissima aula 1 in Bocconi), ha realizzato il primo studio di settore che riserva qualche interessante spunto:

– finalmente abbiamo un profilo del Personal Fundraiser, ossia il nostro sostenitore che sceglie di andare oltre la “semplice donazione liberale”, attivandosi in prima linea avviando una “campagna di raccolta fondi”.  E’ un attivatore di connessioni e di reti. E’ un amante della sfida (è il movente, ma rischia di essere anche un handicap nella fase di raccolta fondi). Se è  bravo, è  un fundraiser: non si stanca di rompere le scatole, organizza la sua rete di contatti, la segmenta, motiva, rendiconta, trasforma la sua sfida sportiva in una vera sfida ad alto impatto sociale che coinvolge la sua intera comunità di riferimento. Raramente è fedele, ma è esigente come pochi nei confronti dell’organizzazione. Ha un’età media tra i 25 e i 45 anni;

– Il 70% delle ONP intervistate  (in 100 hanno risposto alla survey) ha affermato di aver attivato una campagna di Crowdfunding o di Personal Fundraising, il 37% di averla conclusa con successo. In genere si tratta di piccole organizzazioni, spesso impegnate in progetti di cooperazione allo sviluppo, frequentemente poco strutturate (hanno meno di 10 dipendenti in media) e in molti casi il Presidente è anche il principale fundraiser dell’organizzazione.

– la sfida per l’organizzazione non profit è quella di accompagnare la curiosità, il desiderio di autorealizzazione e il desiderio di nuove sfide del Personal Fundraiser, verso un reale coinvolgimento con la causa istradandole lungo un percorso virtuoso in cui la sostenibilità della causa sociale sia centrale e non un “di cui” della sfida;

– la tecnologia conta e viene usata, soprattutto facebook (42%), seguito da Twitter (24%), Youtube (23%), per promuovere l’evento e per fidelizzare la community, ma contano ancora di più le reti relazionali dei personal fundraiser e della sua comunità;

– il concetto di fiducia è fondamentale: fiducia del personal fundraiser nei confronti dell’organizzazione, che va coltivata e nutrita passo passo; ma anche fiducia concessa dall’organizzazione al suo fundraiser che, come dice Federica Bandini (qui), curatrice della ricerca, insieme a Giuliana Baldassarre, Alessia Anzivino e Silvia Blasi, ha il ruolo fondamentale di creatore, intorno all’ONP, di un vero e proprio spazio di legittimazione.

Insomma, un po’ di carne al fuoco per iniziare a lavorare sul personal fundraising e per fare il tagliando al nostro modo di lavorare cui non poteva mancare un piccolo e interessante regalo: un vero e proprio decalogo per sviluppare la propria strategia di raccolta fondi.

1. Identificare un progetto concreto, fattibile e coinvolgente;

2. Comunicare in modo trasparente e rendicontare puntualmente le attività svolte;

3.. Creare un legame forte e continuativo con la comunità di riferimento online ed offline;

4. Misurare i risultati in tempo reale;

5. Creare nuove opportunità d’ingaggio e coinvolgimento del Personal Fundraiser

6. Dare fiducia al Personal Fundraiser affinché diventi portavoce e amplificatore della causa che gli sta a cuore

7. Gestire la relazione con il Personal Fundraiser in modo flessibile. Il Personal Fundraiser ha un ruolo attivo e protagonista nella sfida che è personale e sociale allo stesso tempo

8. Nutrire le aspettative. Il PF ha aspettative proprie collegate alla sfida ed all’evento, è importante che la ONP faccia chiarezza su queste prima di affrontare la campagna

9. Supportare il Personal Fundraiser nella gestione della campagna di raccolta fondi

10. Potenziare l’utilizzo della piattaforma per la raccolta fondi, creando sinergie con i propri strumenti web

 Il decalogo, bellissimo, lo trovate qui

Un pensiero su “Personal fundraising e crowdfunding: ma tu come lo fai?

  1. Ciò che trovo sconcertante di quest’articolo è che, a parità di progetto, la codiddetta Rete del Dono si è rivelata la piattaforma meno efficace fra tutti i sistemi di fundraising messi in atto, o almeno secondo la mia esperienza. Più esattamente l’unica veramente inefficace.
    Chi scrive queste cose con quale altro metodo a parità di risorse l’ha confrontata?

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