Una carta per il rispetto delle bambine e delle bambine in comunicazione: interessa i fundraiser?


Firma la Carta di Milano

Qualche mese fa, quando ero ancora consigliere dell’Associazione Italiana Fundraiser, sono stato coinvolto in un processo che ritenevo fondamentale:  l’allargamento della parte dedicata dal Codice di Autodisciplina Pubblicitaria alla Comunicazione Sociale  (il codice, per chi fosse interessato,  lo trovate qui).

Non so come sia finita, ma sono sicuro che i colleghi di Assif ci stiano lavorando ancora con passione e dedizione. Io sono sempre più convinto, da parte mia, che oggi il terzo settore debba sempre di più equipararsi agli standard del settore commerciale:  imponendo regole antitrust, per esempio; ma anche sanzionando in maniera chiara le pubblicità ingannevoli e quelle che non rispettino determinati criteri, perlomeno quelli a cui le stesse aziende si sottopongono volontariamente.

Da parte mia in questi mesi non ho smesso di occuparmi di un tema, quello del rispetto dell’immagine delle bambine e dei bambini nella comunicazione, che credo debba interessare anche noi fundraiser, troppo spesso disposti all’indulgenza verso noi stessi e i nostri colleghi dietro l’alibi che il fine giustifichi sempre i mezzi.  Non sono mai stato d’accordo con questo assioma e il tempo non ha fatto che confermarmi che il rapporto tra fini e mezzi e sempre molto delicato e che vada maneggiato con cura.

Per questo ho lavorato (coinvolgendo tutta Terre des Hommes e oltre 70 esperti di comunicazione, genere, diritti dei bambini, insegnanti, psicologi e rappresentanti delle istituzioni) nella creazione di una vera e propria Carta per il rispetto dell’immagine delle bambine e dei bambini in comunicazione.

L’abbiamo chiamata Carta di Milano perché Milano è da sempre la capitale della comunicazione. Perché a Milano l’abbiamo iniziata a costruire e a Milano, nell’ambito del Child Guardian Award, l’abbiamo varata. Ma non vuole e non sarà una carta solo milanese. Come abbiamo scritto nel preambolo alla carta “la consegniamo oggi alla società civile e agli addetti ai lavori affinché la facciano propria, la sottoscrivano e la adottino nel loro concreto agire quotidiano facendola diventare un punto di riferimento per tutti coloro che operano nel mondo della comunicazione e per tutti i cittadini che intendano far valere, in ogni istante, l’interesse prioritario dell’infanzia”.

Dentro ci sone cose che riguardano le aziende profit. Ma ci sono cose che riguardano anche il nostro ruolo di comunicatori sociali. La Giornata Mondiale per i diritti dei Bambini credo sia una buona occasione per parlarne. Dateci un’occhiata. Commentatela. Firmatela se volete. Diffondetela se vi è piaciuta.

C’è un sito per farlo ed è:  www.cartadimilano.org.

L’hashtag è #cartadimilano.

Un grazie speciale, da parta mia, va a: Dipartimento Pari Opportunità, Comune di Milano, IAP, Pubblicità Progresso, ADCI, Assocomunicazione, Assorel, Ferpi, Anima, Ordine degli Psicologi della Lombardia, Segretariato Sociale RAI, OSSCom Università Cattolica del Sacro Cuore, Sodalitas, agli amici docenti universitari, alle aziende e alle agenzie di comunicazione che hanno voluto dare il loro contributo, a Giovanna Cosenza, Lorella Zanardo e Giorgia Vezzoli che hanno portato il loro contributo di esperte sulle tematiche di genere e di esperte di comunicazione, e ai tanti tanti altri che hanno reso possibile la scrittura di un documento condiviso e ricco di stimoli. E’ stato un grande piacere e onore lavorare con voi.

Vi aspetto su: www.cartadimilano.org 

2 pensieri su “Una carta per il rispetto delle bambine e delle bambine in comunicazione: interessa i fundraiser?

  1. Per fortuna qualcuno ha raccolto il testimone, rielaborando e sviluppando il pregevole lavoro realizzato dal gruppo che per mesi si è impegnato ad elaborare proposte di integrazione al Codice di Autodisciplina Pubblicitaria per quanto attiene la Comunicazione Sociale. Peccato che quel lavoro si sia arenato, spero venga ripreso al più presto da ASSIF.

    • caro Beppe, in realtà siamo partiti dalle policy delle nostre stesse organizzazioni (che poi avevano anche ispirato il lavoro del nostro gruppo in Assif) guardando soprattutto alle aziende, ma non volendo tralasciare, consapevolmente, anche il nonprofit. Quello che stupisce e che pur essendo tali policy firmate da moltissime organizzazioni, spesso proprio alcune delle principali firmatarie e promotrici… sono quelle che non le rispettano! Spero come te che questo lavoro serva anche da pungolo ad Assif. Io ho fiducia in questo board e sono sicuro che le cose si muoveranno

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