Fundraising online 2011: da dove ripartire?


Raccontare delle storie e ringraziare con un video: impariamo da Uncultured.com

Ormai il nuovo anno è ripartito e probabilmente molti di voi saranno già immersi nella pianificazione delle attività di raccolta fondi. Per chi stesse ancora decidendo quale rotta prendere nel tormentato mare dell’internet fundraising qualche piccolo consiglio per iniziare (che è poi anche una lista di alcune cose su cui avrei voluto scrivere un post… se ne avessi avuto il tempo…)

Sicuri di conoscere il contesto?

Non mi stancherò mai di ripeterlo: se prima non conosciamo il nostro mercato di riferimento e quello più generale del nostro paese meglio non buttarci in campagne folli online.

Alcune ricerche ci possono aiutare. In rete si inizia a trovare un bel po’ di materiale sull’e-commerce (indispensabile per sapere chi spende, quanto spende, in cosa spende, cosa muove la sua decisione di acquisto e di riacquisto e come paga… tra carta di credito, carte pre-pagate,bonifici, contrassegni e cellulari…). Io vi consiglio di partire dalle ricerche pubblicate da Casaleggio Associati (quelli di Beppe Grillo… per intenderci): http://www.casaleggio.it/index.php

 

Sul fundraising online come sappiamo c’è poco o nulla in Italia. Colma almeno in parte il vuoto la ricerca di Slash di cui vi ho parlato nel post precedente: qui il link. Un confronto con il più maturo mercato americano però rimane fondamentale. Partendo da qui: http://www.onlinegivingstudy.org/ 

Per conoscere il mercato dell’email marketing e delle newsletter online il miglior punto di partenza rimane l’European Consumer Report di Contactlab, con dettagliati focus anche sull’Italia. Lo trovate qui: http://www.contactlab.com/paper/emcr/66/email-marketing-consumer-report.html

E i miei "competitor” come si muovono?

Una delle qualità del buon fundraiser è la curiosità, unita alla voglia di imparare dalle esperienze altrui. In assenza di benchmark di settore sul fundraising online in Italia, il mio consiglio è quello di mettere tra i preferiti quest’ultimo gioiellino sfornato da Contact Lab: http://www.newslettermonitor.com/it/. Una volta iscritti potrete monitorare senza troppo sforzo tra centinaia di newsletter e dem aziendali e del non-profit, scoprendo con quale frequenza si spedisce, cosa spediscono i vostri competitor a Pasqua, Natale o per il 5 per mille e, con un po’ di analisi in più, capire il perché di certe scelte.

Un buon riferimento è sicuramente anche il blog di Francesco Santini che ha avviato una rubrica in cui recensisce siti e blog italiani. Qui il link: http://www.internet-fundraising.it/

Se invece volete dare un’occhiata al mercato americano, il mio consiglio è quello di mettere tra i preferiti Charity Navigator: lo potete usare non solo per capire come si muovono gli altri sulla trasparenza ma anche come enorme database, settore per settore, dell’universo del terzo settore americano. Io lo faccio spesso. Qui il sito: http://charitynavigator.org/ (interessante l’analisi di questi giorni su come le organizzazioni hanno rendicontato il lavoro fatto ad Haiti).

Ma come faccio a fare la differenza?

Nel fundraising non esistono miracoli o ricette buone per tutti i gusti, ma anche online come offline continuo a pensare che a fare la differenza, al di là dei budget milionari, sia la capacità di trasformare la propria relazione con il donatore in una storia fatta di volti umani, di scambio reciproco, di riconoscimento, di codici costanti nel tempo.

Offline l’esempio dei medici di Medici Senza Frontiere non ha paragoni con nessuna altra organizzazione. Online la capacità di raccontare storie, di diventare un vero brand emozionale la stanno mettendo in campo soprattutto organizzazioni nuove, libere da un certo modo vecchio e stantio delle nostre organizzazioni di raccontarsi sempre dall’alto o a distanza. Un esempio per tutti è quello diell’americana Charity:Water (qui la loro stupenda pagina di storie: http://www.charitywater.org/projects/fromthefield/index.php). Ma se volete scoprire come raccontare una storia con un video, il luogo da cui partire è sicuramente il bellissimo blog UnCultured: http://uncultured.com/.

Ma dove li metto i miei soldi? Perdo o non perdo tempo con i Social Network? Be’ questo ed altro lo vediamo, se volete, con la prossima puntata. Buon anno nuovo e buon fundraising a tutti.

Annunci

5 pensieri su “Fundraising online 2011: da dove ripartire?

  1. Ciao Paolo, buon anno anche a te e complimenti ancora per il tuo blog sempre ricco di spunti e notizie interessanti.

    Voglio fare una provocazione soprattutto in merito all’ultima parte del tu post. Ovvero della necessità di raccontare cosa fa una organizzazione non profit attraverso il canale web e attraverso l’utilizzo del multimediale. Si vedono tantissimi esempi di organizzazioni anglosassoni che sanno sfruttare benissimo questi strumenti offrendo ai loro “donatori e potenziali tali” contenuti di forte impatto emotivo ma soprattutto professionali. Ne hai citati due che non conoscevo e che sono effettivamente molto ben fatti.

    Per rispondere alla tua domanda su dove mettere i soldi. Ecco, mi piacerebbe che anche le organizzazioni italiane, soprattutto quelle che hanno brand poco conosciuti, capissero che investire in comunicazione e soprattutto su questi strumenti, affidando a professionisti il compito di realizzare i contenuti, significa proprio fare la differenza !

    Purtroppo, troppo spesso, mi sembra di vedere che in Italia rimaniamo ancorati ai vecchi metodi di fundraising anche se poi si rimane meravigliati e stupiti nell’osservare come altri raggiungono obiettivi importanti. Ma poi nessuno sa investire in innovazione, anzi si vuole fare tutto in casa per risparmiare….

    Che ne dici ?

  2. grazie paolo per la citazione! Le altre citazioni sono ottime charitynavigator, charitywater che grandi progetti di comunicazione online che sono!
    In Italia purtroppo non esiste un sito come charitynavigator, ne abbiamo parlato spesso online.
    Bello anche il commento di Roberto: secondo me molte onp non investono in comunicazione semplicemente perchè non sanno che cosa comunicare, non sanno come comunicare e hanno paura che comunicando debbano aprirsi a commenti e critiche esterne

  3. Cari Francesco e Roberto,
    inutile dire che concordo con voi. Credo ci sia in genere poca consapevolezza rispetto ai temi della comunicazione e della raccolta fondi. Sento troppo spesso organizzazioni italiane, anche nuove, anche molto dinamiche, incistarsi sull’attesa messianica del miracolo, della tecnica di raccolta fondi e comunicazione misterica/esoterica che qualcuno tiene nascosto alla massa ma che può trasformarsi nella pietra filosofale per chi saprà impossesarsene…

    Un ottimo alibi per chi non vuole studiare, approfondire, testare, esercitare un pensiero strategico invece che vivere di colpi di fortuna. Cosi restiamo al passo, pur di non sforzarci minimamente di comprendere cosa significhino termini come posizionamento, storytelling o fidelizzazione.

    Devo anche aggiungere un pezzo Roberto: qualsiasi attività di comunicazione per quanto mi riguarda dovrebbe essere inserita in una strategia di raccolta fondi e rientrare, a breve o a medio periodo. Spesso vedo molte organizzazioni spendere soldi in una mostra o in una bella pagina promozionale o in uno spot senza avere alcuna strategia di posizionamento e senza avere una pianificazione di marketing… Se così è allora preferisco che le organizzazioni quei soldi li risparmino per fare i progetti perché non siamo più di fronte a un investimento ma a uno spreco di soldi.

    • quote “Devo anche aggiungere un pezzo Roberto: qualsiasi attività di comunicazione per quanto mi riguarda dovrebbe essere inserita in una strategia di raccolta fondi e rientrare, a breve o a medio periodo. Spesso vedo molte organizzazioni spendere soldi in una mostra o in una bella pagina promozionale o in uno spot senza avere alcuna strategia di posizionamento e senza avere una pianificazione di marketing… Se così è allora preferisco che le organizzazioni quei soldi li risparmino per fare i progetti perché non siamo più di fronte a un investimento ma a uno spreco di soldi”

      Assolutamente d’accordo Paolo! Ci mancherebbe ! E’ proprio perché a volte faccio fatica a vedere una strategia di comunicazione che spesso non va oltre alla lunghezza del proprio naso che mi piacerebbe ci si sganciasse dagli “eventi spot” che non sono quasi mai inseriti in un percorso di comunicazione, di marketing e quindi di raccolta fondi che è sempre e deve rimanere l’obiettivo finale…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...