Chi vuole uccidere il fundraising? Modesto j’accuse sulla cultura del dono in Italia


Il piccione viaggiatore...

ecco il nuovo rivoluzionario modo per fare fundraising in Italia

La notizia è del primo aprile e, confessiamolo, in molti di noi hanno pensato che dopo anni d’attesa questo fosse solo un pesce d’aprile. Ma di cosa sto parlando?  Semplicemente della morte del fundraising, così come l’abbiamo conosciuto finora!

Ma veniamo ai fatti. Il 31 marzo la Gazzetta Ufficiale pubblicava:

Le tariffe agevolate per le spedizioni di  prodotti editoriali  di cui ai decreti ministeriali del 13 novembre 2002 e  del 1 febbraio 2005, continuano ad applicarsi fino al 31 marzo 2010” de profundis alla raccolta fondi solo appena temperato dal seguente “Con  successivo  decreto  potranno  essere   determinate   tariffe agevolate  per i  residui  periodi  dell’anno  2010,  in  caso   di sopravvenuto accertamento di disponibilita’ finanziarie  nell’ambito del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

Cosa significa? Significa semplicemente che il Governo ci fa sapere che non c’è più trippa per gatti. I soldi sono finiti e le sovvenzioni che permettevano alle organizzazioni senza scopo di lucro (onlus) di spedire a tariffe agevolate (rimborsando Poste Italiane per i mancati introiti) vengono ipso facto e de jure cancellate.

In soldoni: quello che prima si spediva a 5 centesimi di Euro, oggi si spedisce a 28 centesimi di Euro… il 500% in più!!!!!

Vogliamo essere ancora più chiari? Siete un’organizzazione che ha 500.000 sostenitori. Fino a ieri spedire due lettere all’anno, di soli costi di spedizione, costava 50.000 Euro. Una bella spesa, ma decisamente compensata dal fatto che mediamente il ritorno sugli investimenti (ossia le donazioni ricevute) era di almeno il 700%. Soldi che l’organizzazione poteva utilizzare per finanziare i suoi progetti di pubblica utilità. Cosa succede con la simpatica novità introdotta col decreto del 30 marz0? Semplicemente che la cifra improvvisamente salirà a 280.000 euro, di soli costi di spedizione. Se a questo aggiungete: creatività, stampa, laserizzazione, confezionamento e postalizzazione (il tutto gravato dall’IVA che le nostre organizzazioni pagano senza poterla scaricare)… beh, scordatevi che qualcosa vada a finire sui progetti… Non c’è proprio più niente da spolpare cari signori. Briciole.

Briciole che poi l’organizzazione dovrà investire in bilanci certificati, certificazione di progetto, certificazione dell”Istituto Italiano delle Donazioni (a pagamento) e nella stesura di un documento sulla trasparenza in cui dovrà certificare, stando alle Linee Guida sulla Raccolta Fondi promosse dall’Agenzia per le Onlus (fortunatamente non ancora approvate) che, campagna per campagna di fundraising, almeno il 70% viene destinato al progetto e solo il 30% a spese di struttura, comunicazione e marketing…

Ma qui è una fortuna se non si va in perdita… altro che 70-30!

Certo, mi direte, gli italiani sono generosi e accorreranno in massa a salvare il terzo settore italiano, quello che finanzia la ricerca medica e genetica, quello che fa la nostra politica internazionale con milioni di euro di cooperazione allo sviluppo, quello che assiste immigrati, disabili, donne vittime di violenza, senza casa, persone con disturbi mentali, monumenti storici, oasi naturalistiche ecc. ecc.

Già… Stiamo freschi! Tutte le statistiche internazionali ci danno agli ultimissimi posti nella classifica delle donazioni tra i paesi del nord del mondo, i paesi ricchi. Un esempio? L’International Committe on Fundraising Organizations ha effettuato una ricerca su quanto è stato raccolto nelle prime settimane dopo il terremoto di Haiti. Il quadro, pubblicato il 12 marzo scorso, è devastante. L’Italia è desolatamente ultima con una donazione pro-capite di 90 centesimi di Euro!!! Siamo quasi doppiati dalla Spagna, penultima con 1,50 euro e dalla Gran Bretagna con 1,60 Euro e doppiati dal Belgio con 1,80 Euro. Impietoso il confronto con la Svizzera, 7,10 euro a testa!

E allora? E allora è il momento che il terzo settore si svegli. Che prenda in mano l’orgoglio di essere una parte decisiva per gli equilibri di questo paese. Che si scuota dal suo torpore e si assuma le proprie responsabilità verso tutte quelle persone che del sostegno di un non-profit competente, trasparente, efficiente, partecipato non possono fare a meno. E’ arrivato il momento di affrontare a viso aperto una battaglia culturale per far vivere, anche in questo sempre più egoista e cinico paese, una cultura del dono moderna.

Non è una sfida da poco, soprattutto per un settore abituato a vivere di conserva, sotto l’ala protettiva della politica (di destra, di sinistra, di centro) o di qualche accademico stimatissimo ma sempre più attento ai sottili equilibri della sua professione che a un reale sviluppo dell’associazionismo sociale. Ma oggi questa sfida dobbiamo raccoglierla.

Donare non è un gesto di carità: è un gesto di partecipazione, di coinvolgimento, di responsabilizzazione nelle cose del mondo. Ecco, la cultura del dono è la cultura della responsabilità verso la comunità, verso i più deboli, verso chi non ce l’ha fatta o non ce la fa. Per questa cultura oggi dobbiamo batterci, con coesione, coraggio, passione… altrimenti non morirà solo il fundraising, morirà tutto il terzo settore di questo paese e con esso gli ultimi scampi di solidarietà sociale.

Se volete fare qualcosa subito…

Firmate la petizione sul sito di Vita, Non-profit magazine: http://www.vita.it/news/view/102170

oppure unitevi al gruppo No all’aumento delle tariffe per il non-profit su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=106557066051751&ref=mf

e se siete fundraiser, associatevi all’ASSIF, l’Associazione Italiana Fundraiser (http://www.assif.it) per fare più forza al nostro settore

Qui leggete il comunicato stampa firmato già da più di 50 organizzazioni del terzo settore italiano: http://www.terredeshommes.it/news_det.php?story=632

5 pensieri su “Chi vuole uccidere il fundraising? Modesto j’accuse sulla cultura del dono in Italia

  1. Caro Paolo, sottoscrivo tutto, tranne la profezia che il fund raising morirà. Non ci faremo uccidere così facilmente. Certamente è una squillla che il non profit deve prendere sul serio. Il peso del non profit è andato scemando negli ultimi anni e questo non per una insensibilità della società ma per una nostra certa debolezza. C’è una leadership di questo mondo che ne deve prendere atto ecambiare marcia. Cambiando anche qualche pezzo dell’automobile.
    Ma adesso diamoci da fare per evitare questo provvedimento capestro.

  2. Massimo ovviamente credo anche io che il fundraising non morirà, ma di certo non siamo aiutati a fare questo lavoro in maniera trasparente, professionale ed efficace. Però dobbiamo darci una mossa e velocemente perché ancora una volta abbiamo dimostrato di essere deboli, frammentati e, se posso aggiungere, poco coraggiosi.
    Ogni tanto bisogna avere il coraggio di alzare la voce esponendosi invece di continuare a lavorare nell’ombra… Strana contraddizione per chi lavora nella comunicazione sociale!

  3. sono d’accordo.Innanzitutto faccio una call a tutta la mia mailng list ma non vorrei invitarli semplicemente a firmare la petizione. Voi avete già qualche idea concreta in merito? Fammi spaere.

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