5 parole per un vocabolario: soldi


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Nei primi quattro giorni di questo breve viaggio tra le parole della mia vita professionale ho continuato ad avere un tarlo. Non sapevo quale dovesse essere l’ultima parola. Avrei potuto parlare di Sviluppo, Carità, Aiuto e forse mi sarei trovato ancora più a mio agio con le parole Amore o Vita.

Ho scelto invece di chiudere con Soldi. Una parola considerata inelegante. I soldi: oggetto del desiderio, strumento di realizzazione personale, fonte di disperazione. I soldi comprano. I soldi corrompono. E chissà cosa devono pensarne dei soldi quel Miliardo e 900 milioni di persone che si portano a casa, secondo la Banca Mondiale, non più di 1 dollaro e 25 al mese. Di sicuro di soldi non ne vedono molti.

Ricordo il mio primo viaggio nella martoriata Cambogia, distrutta prima dall’abominio dei Khmer rossi, poi dall’occupazione vietnamita. All’epoca la Cambogia era ed è uno dei paesi più corrotti del mondo, tutto si ottiene con i soldi. Un’autorizzazione. Un passaggio. Collaborazione. Silenzio. Si comprava e si compra il sesso. Come in ogni parte del mondo, ma a prezzi da saldo. E si comprava e si compra la vita.

Avevano iniziato i vietnamiti, poi l’UNTAC, la forza delle nazioni unite creata per favorire la cosiddetta “transizione democratica”. Con tanti dollari a disposizione i militari non trovavano niente di meglio da fare che comprare povere vite innocenti. I soldi degli occidentali erano onnipotenti e l’offerta infinita.

Era il 2001. A Phnom Penh fiorivano i finti centri massaggi dove ragazze sempre più giovani erano costrette a vendere la loro vita. Ma era solo l’inizio. Oggi la Cambogia è una delle mete preferite del turismo sessuale. Allora si affacciava ancora timidamente in questa triste classifica.

Ricordo ancora i visi delle bambine che avevamo letteralmente dovuto “comprare” perché potessero uscire dai bordelli di Phnom Penh. I soldi le avevano rese schiave. Quegli stessi soldi, che tutto potevano, le avevano anche liberate. Certo, il percorso era ancora incerto e irto di difficoltà, ma altri soldi avrebbero permesso loro di tornare a scuola, imparare un lavoro… chissà, forse un giorno sposarsi, avere una famiglia e un mestiere. Intanto, seppure impaurite, le vedevo lì, ancora innocenti, ancora dolcissime nel giocare con le bambine più piccole dei centri.

Soldi. Nel mio lavoro soldi ne ho dovuti cercare molti. E ho visto tante vite private dei soldi e di qualsiasi altro aiuto. Non credo che i soldi facciano la felicità o che siano tutto: mi è capitato di entrare in posti dove avrebbero dovuto regnare povertà, miseria, malattia eppure quello che ci ho trovato è sempre stata una gran voglia di vivere che sprizzava da ogni poro della pelle, che si stampava nei sorrisi e negli sguardi impertinenti di ognuno dei bambini che ho incontrato…

Vita, Amore, Solidarietà, Condivisione, Giustizia, Carità, Competenza, Coraggio… Ognuna di queste parole ho scoperto che aveva e ha un senso e un posto. Ma ho anche imparato che i soldi servono. I soldi che hanno tirato fuori da un bordello tre ragazzine della Cambogia. O quelli con cui ogni giorno cerchiamo di ricostruire luoghi di speranza e protezione per i bambini di strada di Managua, Maputo, Lima, Baghdad e in queste ultime ore a Sumatra, devastata dal terremoto. Perché anche i soldi possono dare forma alle speranze e ai sogni di migliaia di bambini e non finirò mai di ringraziare tutte quelle persone che in questi anni con la loro generosità e i loro soldi hanno cambiato la vita anche di un solo bambino.

Un saluto da Paolo Ferrara e grazie agli amici di Fahereneit.

ps.: si chiude così questa bella esperienza su Radio 3. Dalla settimana prossima torno a parlare di Innovazione e raccolta fondi… ma tutto sommato di fundraising e delle motivazioni che spingono molti di noi a fare questo lavoro credo di aver parlato anche in questa settimana. A presto

Un ringraziamento va anche a Marco Scarpati, che ho risentito al telefono qualche giorno fa: con lui ho fatto il mio primo viaggio sui progetti e a lui devo un grazie perché qualche giorno fa mi ha ricordato che questo lavoro lo si può fare in tanti modi diversi… ma che io preferisco quello che mette sempre al centro le persone, ogni singola persona che si è incontrata lungo il proprio cammino. Grazie Marco

Un pensiero su “5 parole per un vocabolario: soldi

  1. L’ultima sua parola – soldi – non sono riuscita a sentirla attraverso Fahrenheit perchè qui a Messina, come Lei sarà, è successo il finimondo ed io ho il cuore piccolo piccolo per questa ennesima tragedia che si è consumata sotto gli occhi nostri indifferenti, ormai, a tutto. Noi cittadini indifferenti, si, ma gli amministratori che avevano il dovere di rispondere ai richiami di chi sapeva di essere in pericolo, come li dovremmo chiamare?
    Ho il cuore dolorante, continuo ad avere gli occhi sempre gonfi di lacrime che non riesco a versare, ed ho bisogno di dirlo a qualcuno.

    Grazie

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