5 parole per un Vocabolario: Migranti


Continua l’appuntamento con Farheneit di Radio3.

La parola di oggi è Migranti

Una volta si chiamavano emigranti, quando ad emigrare eravamo noi. Più di 29 milioni di italiani sono emigrati nelle americhe e in australia dal 1861 ad oggi: molti di loro erano bambini.

C’era anche un mio lontano cugino, partito a 8 anni dalla Puglia con un suo vicino di casa destinazione Stati Uniti, Ellis Island. Il vicino però lo hanno rimandato indietro e così si è trovato da solo a farsi strada in America, ma lui c’è la fatta e ha aperto anche una fabbrica di birra.

Oggi i flussi migratori sono cambiati e con loro anche le parole per indicare quelli che si spostano per arrivare in Italia. Il termine più politically correct è migranti, ma c’è chi li chiama clandestini, irregolari, persino delinquenti, il che tecnicamente (ma solo tecnicamente intendo) non è sbagliato dato che da quando è in vigore il cosiddetto Pacchetto Sicurezza essere clandestini è diventato reato.

Tra di loro ci sono tanti bambini e ragazzini che – come mio cugino – viaggiano da soli, che sono in fuga dalla guerra o dalla povertà. Spesso sono stati spinti dai loro genitori ad cercare migliore fortuna lontano da casa, altre volte a casa non lasciano nessuno perché la loro famiglia, semplicemente, non esiste più. Il loro viaggio dura mesi. A volte anni. Di frontiera in frontiera, tra mille abusi e soprusi. Costretti a lavorare come schiavi, per tirare fuori il denaro sufficiente al passaggio successivo. Denaro che finirà nelle tasche di trafficanti senza scrupoli. Schiavi, a volte trattate peggio di bestie. Non essere umani. Ecco quando si parla di loro, ci dimentichiamo sempre che parliamo di esseri umani, spesso di bambini.

Ai minori migranti l’Italia ha promesso protezione. C’è scritto nella Convenzione dei Diritti dell’Infanzia che noi abbiamo sottoscritto e che è in vigore nel nostro paese dal 1989: i bambini e adolescenti – in quanto tali, a prescindere dal luogo in cui sono nato – dovrebbero essere tutelati, protetti, assistiti e inseriti in un percorso scolastico e di formazione professionale.

Non sempre è così. Ad aprile a Roma sono stati scoperti 24 ragazzini afghani. Secondo molti si nascondevano in una condotta sotterranea delle Stazione Ostiense. E il diritto alla protezione? Nell’ultimo anno sono stati scoperti in varie occasioni i corpi di ragazzi che si nascondevano sotto i camion durante le traversate dalla Turchia e dalla Grecia per l’Italia: schiacciati durante le operazioni di imbarco e sbarco. Avevano diritto a protezione. Molti all’asilo. Ma non lo sapevano. Come Mahmut, nato in Afghanistan 14 anni fa e morto lo scorso dicembre sotto le ruote di un Tir alla periferia di Mestre, per essere stato sbalzato dal cassone del camion dove si era legato dopo essere sceso da una nave arrivata dalla Grecia.

Storie che accomunano afghani, eritrei, sudanesi, somali, ecc., che stanno sulle carrette del mare palleggiate tra Italia e Malta per ritornare in Libia in strutture dove le condizioni di detenzione sono state definite dal’Alto Commissario ONU per i Rifugiati Guterres “terrificanti”. Per gli adulti, come per i bambini. Anche Jacques Barrot, commissario europeo per Giustizia, Libertà e Sicurezza, ha detto la settimana scorsa che le condizioni per la protezione dei rifugiati in Libia sono «inaccettabili» e non possono perdurare.

Migranti… Mi piacerebbe che questa parola richiamasse alla mente sempre un’altra parola: esseri umani. Ecco, facciamo così: d’ora in poi la parola migranti facciamo finta che non esista più. Facciamo finta che il vocabolario di oggi abbia parlato di una parola “estinta”. Torniamo a parlare di Mahmut, Aysha, Youssef, Raya. Parliamo di uomini, donne, bambini. Vedrete che fa un altro effetto!

La parola del vocabolario di domani è: Mamma.

Paolo Ferrara, Terre des hommes Italia

Per chi vuole saperne di più:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm

Per ascoltare la puntata di oggi:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2009/audio/vocabolario2009_09_29.ram

ps.: ringrazio Rossella Panuzzo per la fondamentale collaborazione nella stesura di questo testo.

Un pensiero su “5 parole per un Vocabolario: Migranti

  1. Gentile Ferrara, che difficile sarà parlare di ‘persone’, di ‘esseri umani’, di ‘bambini’ con cuore, sangue, cervello, muscoli uguali identici a quelli che hanno i nostri bambini cullati vezzeggiati viziati! Come sarà difficile cancellare dal vocabolario sedimentato nel cervello di questa civiltà progressista che scarta tutto quello che non è ‘bello ricco e famoso’.

    E come è facile, invece, per molte associazioni, lamentarsi, parlare, denunciare (lo fanno da decenni!). Con il risultato, però, di cambiare poco o niente.

    Svegliare le coscienze su argomenti così terrificanti, va benissimo, ma dopo decenni che se ne discute, qualche risultato ci dovrebbe pur essere. E quando la gente comune come me, viene a sapere che oggi, nel 2009, ci sono bambini che muoiono sotto le ruote di un tir, bambini che vivono nei sotterranei di Roma o di milano, bambini che vengono usati, come si può credere che il mondo infantile possa venire protetto in paesi come l’africa? Se qui, dove si pretende presuntuosamente di esportare la democrazia, si permette che accada tutto questo?

    Gentile Ferrara, La ringrazio sempre delle riflessioni sue, amare riflessioni che rispecchiano l’amarezza e l’avvilimento che ci avvolge ormai come una cappa di piombo Ci potrà essere la speranza che verrà il tempo in cui non si parlerà più, ci si passerà una mano sul cuore e, non ci si approfitterà più dei bambini, per moltiplicare associazioni parlanti e non agenti?
    Rosemarie Arena

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