5 parole per un vocabolario. La mia esperienza a Fahreneit


Nei giorni scorsi mi hanno chiesto di curare per Fahereneit di Radio3 la rubrica Voocabolario. Da oggi fino al 2 ottobre, perciò, chi vuole può ascoltarmi in diretta in radio o su Internet (qui il link allo streaming differito). Non si parla di Fundraising, ma di temi sociali che hanno molto a che fare con la raccolta fondi e con il motivo per cui faccio il fundraiser. Grazie di cuore alla redazione di Fahreneit per avermi invitato.

Qui il testo della prima puntata.

La parola di oggi è BAMBINI

Tutti lo siamo stati. Ognuno a modo suo, sia chiaro. Ma capita che si sia bambini in modi diversi quasi come capita con le mode. Sono i tempi, i luoghi, il contesto a segnare le storie individuali. E sono queste storie uniche, ma troppo spesso simili, a nascondersi dietro i numeri,

Prendete la mia storia: arrivo da terre di cafoni, come chiamavano un tempo i contadini. Vite alla ricerca di un futuro altrove, Venezuela, Stati Uniti, Germania… Italia, al nord… E i loro bambini, i miei zii, nati in viaggio, o tra un viaggio e l’altro. Cresciuti in strada, tra le salite di Ascoli Satriano e una via di Santiago del Cile. Storie di bambini troppo a lungo sepolte dalle cifre fredde dei flussi migratori.

La mia infanzia è stata diversa. I luoghi erano simili, diversi i tempi, il contesto. Io per strada ci andavo, ma per giocare a pallone tra le macchine che iniziavano a invadere i piazzali d’asfalto o a immaginare battaglie nella pietraia di una stazione, altro simbolo della modernità… Andavo a scuola, sognavo di fare lo scrittore o il giornalista e vivevo una normalità che i telegiornali raccontavano solo sotto forma di numeri: quelli dello sviluppo, delle grandi opere o della scolarizzazione.

Numeri e bambini: strano binomio. Nel mio lavoro ne sento centinaia e a volte fanno rabbrividire! 126 milioni sfruttati nel lavoro. 1,2 milioni vittime del traffico. Almeno 700.000 gli sfruttati dal mercato del sesso.

Numeri che però nascondono le storie, uniche ma purtroppo simili di molti bambini, come ho scoperto molti anni fa.

Nascondono storie come quelle di Monika. L’ho conosciuta che aveva solo 14 anni. Occhi di un azzurro stupendo e innocente come i suoi pantaloncini indossati per l’esame di terza media. Ma il corpo e l’anima portavano addosso ferite che neanche un adulto dovrebbe portare. Lei in Italia ci era arrivata quando di anni ne aveva soltanto 11. Bambina.

Allora era solo uno dei “numeri” che dall’Albania arrivavano in Puglia e poi in Lombardia. Come fosse arrivata non so: l’inganno, un rapimento o un “acquisto”, come poi ho visto fare in Cambogia. So che a 11 anni l’avevano violentata e poi ancora violentata per spezzarne ogni residuo d’infanzia e di volontà. Poi l’avevano buttata sulla strada in pasto a orchi famelici che continuavano a rubarle l’innocenza.

Di Monika ricordo ancora il terrore, braccata com’era dal suo protettore. Ma ricordo anche la voglia di studiare, la gioia di raccontare e farsi raccontare delle storie, il sogno di diventare magistrato o giornalista, proprio come me.

Non so che fine abbia fatto Monika. Non so in quale statistica sia finita. Nella conta all’ammasso degli “immigrati” o in quella di chi ha diritto al proprio nome. So che mai nessun numero potrà raccontare quanto siano state diverse storie, luoghi, tempi, contesto della nostra infanzia, eppure quanto simili i nostri sogni. Sogni di bambini.

Ci ritroviamo domani, con la parola Migranti.

Paolo Ferrara, Terre des hommes Italia

Per chi vuole saperne di più:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm

Qui lo streaming della prima puntata (richiede Real Player):
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2009/audio/vocabolario2009_09_28.ram

2 pensieri su “5 parole per un vocabolario. La mia esperienza a Fahreneit

  1. Gentile Ferrrara, e quando dico gentile significa proprio gentile, per il tono, per le parole, per il loro significato, per i contenuti. E La ringrazio per questi interventi in Fahe, una trasmissione che purtroppo seguo poco per motivi di lavoro, ma che ogni tanto mi regala delle nicchie di speranza. E Lei, gentile Ferrara, è una nicchia nella quale, in questo marasma, mi rifugio.
    Confesso la mia ignoranza sulla sua vita, sulle sue opere, sul suo operato, ma cercherò, da adesso in poi, di seguirLa più da vicino perchè, egoisticamente, ho bisogno di persone come Lei che riescono a farmi intravvedere un lumicino di speranza, lontano lontano.
    ‘Bambini’, ‘Migranti’: sembrano due argomenti distanti perchè la migrazione dovrebbe essere, o sembrare, una cosa da adulti. Ed invece, disperatamente, è una cosa da bambini. Ed è vero che molti vedono queste migrazioni come una folla indistinta, senza volti, senza cuore, senza membra doloranti. Magari in buona fede. Magari perchè vengon presentati come minacce terrificanti. Ed invece loro sono lì, prima pieni di speranze per questa terra promessa, e poi rapiti da individui che hanno il cuore nero più di quanto non lo abbia il demonio.
    La ringrazio, gentile Ferrara, la ringrazio davvero.
    Rosemarie Arena

    • Gent,.ma Rosemarie,
      la ringrazio per le belle parole e per l’attenzione con la quale mi ha seguito.
      La mia vita in realtà non è molto diversa da quelle di tante altre persone. Faccio per lavoro una cosa che mi piace e che mi fa star bene, perché mi permette di aiutare anche altre persone. Ma ci sono persone che in questi anni mi hanno insegnato davvero cosa sia occuparsi del prossimo, lavorare per migliorare la vita, non dico di una comunità, ma almeno di alcune persone. A loro devo tanto e devo soprattutto l’entusiasmo con il quale continuo a impegnarmi per aiutare progetti che si occupano di bambini.

      Ma sono loro quelli che sono lì, tutti i giorni, in situazioni spesso disagiate e pericolose, a cercare di costruire un mondo migliore… ed è a loro che credo vadano rivolte le sue bellissime parole.

      Ancora grazie
      paolo

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