Pianificare una raccolta fondi: dal contesto all’email marketing


Mentre attorno al festival del fundraising sembra essersi scatenato un vero e proprio fervore (anche superiore alla prima edizione) mentre fioccano le idee (alcune le condivido, su altre mi riservo di fare qualche osservazione nei prossimi giorni), mentre impazzano i sondaggi sul Quistelli Dj della prossima edizione (io ho già votato per il sì, a mio rischio e pericolo)… io mi prendo un attimo di respiro e ne approfitto per anticiparvi la presentazione fatta a Castrocaro con Matilde Puglisi di Contactlab… Un piccolo assaggio, se volete, del nuovo corso della Fundraising School di Bertinoro che terremo col mitico Daniele Fusi e con Alessandro Bellucci il nostro impareggiabile esperto SEO… Io ve lo consiglio, poi non dite che non ve lo avevo detto😉

A presto

ps.: un ringraziamento particolare va a Layla Pavone che ha fornito i dati, recentissimi, di contesto.

Un pensiero su “Pianificare una raccolta fondi: dal contesto all’email marketing

  1. Un’ottima presentazione.
    Conosci il BACN? Wikipedia lo definisce così.
    Si tratta di un’ “area” (non me la sento di definirla solo una casella di posta) che potrebbe essere definita “nor spam, nor personal”, ovvero un indirizzo dedicato alla raccolta di informazioni utili da parte di aziende, associazioni, gruppi etc.
    E’ una pratica che ha iniziato a diffondersi molto in Usa e, forse con meno consapevolezza, anche in Italia: avere (e lasciare) un indirizzo email di riferimento specifico per le newsletter, le informazioni, le iscrizioni. Di primo acchito potrebbe sembrare una junk mail, ma in realtà è come se fosse un vero e proprio ibrido di “professional/emotional email”: vado a leggermi le cose che mi interessano su un unico account e solo quando ne ho voglia, tenendo “pulito e sicuro” il mio account personale. Mi immagino un donatore/ un utente che si iscrive a una newsletter di una ONP (o altro) e che tiene traccia della sua storia in un’email dedicata, di per sé molto più efficace, in termini di valore, rispetto a un’email privata… Ed è anche un po’ quello che avviene tra i “surfer” 2.0: scegliere, selezionare le informazioni, decidere cosa leggere e quando.

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