Viaggio in Costa d’Avorio – La parola solidarietà


Bambina a Koumassi

Bambina a Koumassi

Koumassi è uno dei tanti quartieri popolari di quest’enorme agglomerato che è Abidjan. Qui, come altrove, convivono due, tre o forse più mondi paralleli. Basta attraversare una porta, incrociare una via per spostarsi da una dimensione all’altra. C’è una dimensione, quella dei “quartieri precari“, delle baraccopoli che assomiglia al concetto di “antimateria”: esistono, producono cultura ed economia, palpitano di storie e di varia umanità, ma nel contempo non esistono, perché gli abitanti che vi abitano spesso non sono registrati, le case che abitano sono soggette ad affitti, pagano la luce, ma giuridicamente non esistono, non producono diritti, di certo non in capo a chi le abita.

Suor Alicia

Suor Alicia

A Koumassi operano le suore di di Santa Teresa del Bambin Gesù, Nora, Maria Helena, Alicia, Raquel. Vengono dalla Colombia, tutte tranne suor Maria Helena, ecuadoriana. Vengono da situazioni spesso difficili. Da famiglie povere. Dietro ognuna delle loro storie c’è la fame, o quanto meno la precarietà ancor prima della vocazione. Forse è per questo che si sono integrate così bene nel quartiere, affrontando con pragmatismo il dilagare dell’AIDS, la dissoluzione della famiglia o la sotteranea tensione che corre ogni giorno lungo quell’impalpabile filo che divide gli ivoriani (o presunti tali) dagli stranieri (o presunti tali).

La loro missione negli anni è diventata una solida certezza per le persone del quartiere. Qui si possono effettuare i dépistage (i controlli) per la sieropositività. Si possono fare consultazioni mediche. Qui le donne possono essere seguite prima del parto e dopo e i loro bambini possono ricevere le prime vaccinazioni e assistenza medica. Dalle suore di Koumassi, grazie ai sostenitori di Terre des hommes i bambini del quartiere possono andare a scuola, anche se molto di loro, non registrati all’anagrafe, per la scuola pubblica neanche esistono. Qui, anche quando non c’è scuola, grazie all’aiuto di volontarie del quartiere, ogni giorno i bambini possono trovare un pasto, anche quando la scuola è chiusa.

A Koumassi ho imparato il vero significato della parola solidarietà. L’ho imparato grazie a due storie che voglio raccontarvi molto sinteticamente.

Olivier

Olivier

La prima storia è quella di Olivier, un meraviglioso bambino dagli occhi dolci e languidi, affetto da una malattia cardiaca genetica che lo sta portando alla morte. Incontro Olivier al termine delle lezioni del primo giorno di scuola dalle suore di Koumassi. E’ insieme agli altri per alcune fotografie e mi si avvicina prendendomi la mano. Mi segue discreto lungo le tre classi che compongono la piccola scuola del convento. E’ sereno. Sorridente. Fra due giorni lo aspetta la visita medica dallo specialista che nei prossimi giorni lo suo opererà. Se tutto andrà bene per Olivier fra qualche giorno la vita avrà un colore nuovo. A guidare l’operazione del chirurgo non ci saranno solo le sue mani esperte, ma anche la solidarietà concreta della famiglia che lo sostiene a distanza da alcuni anni che pagherà un intervento che la sua famiglia non si sarebbe mai potuta permettere. Se Olivier vivrà sarà soprattutto grazie a loro.

Yankoulo al negozio di uova

Yankoulo al negozio di uova

La seconda storia è quella di Yankoulo. Un uomo di 35 anni. Forte. Intelliggente. Grande lavoratore. Qualche mese fa un’incidente stradale gli ha irrimediabilmente tolto per sempre l’uso della mano destra. La sua vita e quella della sua famiglia stavano precipitando verso il baratro. Un giorno Yankoulo, insieme a sua moglie, tentano l’ultima carta disperata. Hanno saputo che nel convento delle suore di Santa Teresa del Bambin Gesù, grazie all’intervento di Terre des hommes, è nata un’associazione di mamme che gestisce un piccolo capitale, frutto di autotassazione, con cui finanziare attività generatrici di reddito.

Yankoulo e sua moglie si rivolgono all’associazione chiedendo un prestito di 5.000 franchi CFA per aprire un commercio di uova. Le volontarie dell’associazione lo aiutano a compilare un semplice business plan e alla fine, in riunione plenaria, decidono di approvare il prestito. L’attività di Yankoulo oggi va a gonfie vele e il prestito, 100 franchi CFA al mese, poco alla volta sta venendo ripianato grazie alla solidarietà di un quartiere che ha imparato a prendere il proprio destino in mano.

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