Viaggio in Costa d’Avorio – Di morte, di vita e di altre vicende


Monsieur Chenal nel 1986 è un uomo morto. A pochi mesi di distanza da un’operazione chirurgica il referto è implacabile: è sieropositivo. Per quanto se ne sa allora, lui chirurgo ivoriano nato da genitori francesi è spacciato.

Oggi ci accoglie, con la sua faccia sorniona da francese a cui la vita ha dato una seconda chance, nel suo modesto studio che costeggia il cortile centrale del CIRBA, il centro di ricerca medico che da 10 anni è il motore della lotta all’AIDS in Costa d’Avorio.

Guardarlo raccontare la sua vita, mentre firma carte e assegni, impartisce bonariamente ordini, risponde al telefono, si assenta per un consulto è emozionante. Ti scorrono davanti le notti passate a scrivere a Luc Montagner… mentre all’Istituto Pasteur si gettano le basi per sconfiggere quel mostro maligno che è l’AIDS. La corrispondenza che si infittisce, che diventa contatto personale e impegno congiunto per le prime esperienze di ricerca sul campo in Costa d’Avorio sulla sindrome da immunodeficienza acquisita.

Poi la morte della moglie, a cui inconsapevolmente ha trasmesso l’HIV e infine la malattia: “dottore, le rimangono 6 mesi di vita“. Discorso chiuso. E’ ora di mettersi la coscienza a posto e prepararsi all’ultimo addio.

E invece no. La vita ha un nuovo scossone. La terapia antiretrovirale ha fatto passi da gigante. Il male si può guarire. In Africa costa, ma lui può affrontare la terapia. Ora bisogna capire soltanto come trasformare la sua salvezza nella salvezza delle migliaia di persone che ogni giorno ha iniziato a frequentare per i dépistage, i test per la diagnosi dell’HIV.

Dal Brasile arriva la notizia che stanno approntando dei farmaci generici per rendere accessibile la triterapia anche ai poveri. “Dottore, non ci pensi neanche. Non si può. Ci sono i brevetti da tutelare”. Mais il s’en fout. I farmaci devono arrivare e arrivano. Ora si può aprire un centro per curare i malati. E’ nato il CIRBA.

Qui, alla periferia di Abidjan, si viene accolti da un assistente sociale e da uno psicologo. Se sei pronto fai il test. Poi sta a te decidere se vuoi affrontare la terapia. 1000 Franchi CFA, circa 1,5 Euro al mese (solo per responsabilizzare i malati), assistenza psicologica e visite mediche incluse.

La somministrazione della nevirapina, combinata insieme ad altri anti-retrovirali alle mamme infette è gratuita. Il CIRBA è il primo centro (ancora una volta primo!) in Costa d’Avorio ha fermare il contagio fra mamma e bambino somministrando una trivalente. Oltre 3.500 persone ogni anno ricevono cure mediche e assistenza di prima qualità solo nel complesso di Abidjan. Salgono a oltre 6.000 quelle curate nei vari centri periferici, di cui 420 sono bambini. Le persone curate diventano 7.000 se si contano quelle in cura nel cabinet privato di Monsieur Chenal, dove chi ha i soldi paga per finanziare il lavoro del CIRBA.

Con CIRBA, il Ministero della Sanità ivoriano, l’ospedale di Grand Bassam e i soldi della Fondazione Unidea dal 2004 a oggi il progetto è stato esteso a tutta l’area di Grand Bassam. Grazie ai test rapidi oltre 15.000 persone hanno potuto sapere se si erano infettate. La nevirapina è stata somministrata a centinaia di donne incinte, regalando al mondo il sorriso libero dal male dei loro bambini. Contemporaneamente è stato possibile effettuare una ricerca, la prima, sull’incidenza dell’AIDS nella zona, si è fatta formazione al personale medico e infermieristico, attività di prevenzione nelle scuole e si è integrata la lotta alla malattia con il sostegno nutrizionale ai bambini del posto.

Quando lascio il Centro, dopo tre ore di chiacchierata con il dottor Chenal e con alcuni dei suoi collaboratori mi scatta un senso di orgoglio a fare questo mestiere. Forse non salveremo il mondo, ma so che se in Costa d’Avorio l’AIDS non è più un mostro indistruttibile lo si deve anche al lavoro di Terre des hommes. Fare il fundraiser è proprio un bel lavoro!

Via ragazzi, ora si torna a Grand Bassam per coordinare il lavoro a Milano e riprendere in mano la presentazione sul fundraising per il Mesad. Domani sarà una giornata lunga.

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