Viaggio in Costa d’Avorio – L’odissea


Viaggio nei progetti di TDH in Costa d'Avorio

Viaggio nei progetti di TDH in Costa d'Avorio

Miei cari lettori, come qualcuno di voi saprà sono in Costa d’Avorio per seguire i progetti di Terre des hommes. Quindi nelle prossime settimane niente fundraising online (ma ne parlero’ comunque, vedrete) ma solo il diario di questa fantastica avventura e l’immersione nel lavoro eccezionale che Alassandro Rabbiosi e i nostri partner, Mesad, Cirba e le suorine di Coumassi hanno portato avanti.

ps.: nei prossimi giorni spero di poter allegare qualche foto, ma ora la connessione è troppo lenta per provarci.

22 agosto 2008

Ore 5.30, il primo rintocco della sveglia mi avverte che ormai ci siamo. Il tanto atteso viaggio per la Costa d’Avorio sta per iniziare. Solo il tempo di rigirarmi qualche secondo sul futon che Ioana e Daniele (i colleghi di Amref e Cesvi che mi hanno ospitato per la notte) mi hanno messo a disposizione, lavarmi velocemente e ancora più velocemente indossare pantalone, maglietta e sandali da viaggio.

Il taxi, con due minuti di anticipo, è già fuori, motore acceso (sic) pronto a partire per Linate, prima tappa di un itinerario che mi porterà a Roma, Tripoli e infine ad Abidjan. Ora prevista d’arrivo 22 fuso locale (doppio sic).

Tutto fila liscio fino a Tripoli. L’orario di atterraggio è perfetto e il tabellone non annuncia ritardi per la coincidenza che mi porterà nell’ex colonia francese.

Alle 17.00 la sala transiti dell’aeroporto di Tripoli, scalo intermedio tra Roma  e Abidjan, inizia a diventare familiare. Ma ormai siamo agli sgoccioli, entro un’ora inizia l’imbarco e tutto sommato l’attesa, prevista, mi è servita a mettere in ordine qualche idea per i prossimi giorni, quando dovrò incontrare alcuni dei partner locali di Terre des hommes.

Alle 17.45 inizio a notare una certa agitazione intorno al banco del check in. E’ solo un anticipo. Improvvisamente sul tabellone impazzito tutti i voli vengono dati in ritardo, senz’altra precisazione.Per ragioni inesplicabili pare debba fermarmi qui molto più delle 4 ore previste.

Un cortese addetto al check in mi informa, in un francese perfetto, che l’orario di imbarco è stato spostato alle 22 e in fondo mi posso dire fortunato: alla compagnia in viaggio per l’Italia è andata peggio. Questa notte saranno ospiti dell’albergo Afriqiyah. Il loro volo è stato spostato all’indomani mattina. Li attende una levataccia alla cinque del mattino sempre che qualche altro contrattempo non li tenga inchiodati all’eroporto di Tripoli più a lungo.

Io intanto mi organizzo per affrontare le ore che passano. Sull’ipod touch ho salvato un po’ di vecchi Maigret intepretati da Jean Richard e l’edizione di ieri del Tg di TF1, giusto per fare un po’ di esercizio col mio francese.

Da una tasca dello zaino fa capolino Il Giorno dello Sciacallo di Frederick Forsyth che nei prossimi giorni, impegni permettendo, lascerà il passo alla Marche des enfant di Edmund Kaiser, l’autobiografia del fondatore di Terre des hommes. Per gli approvigionamenti alimentari ci pensa l’impeccabile servizio di Afriqiyah e un provvidenziale pacchetto di sigarette fa il resto.

Le ore comunque iniziano a passare sempre più lente, la stanchezza avanza insieme al dolore provocato dalle durissime sedie dell’aeroporto di Tripoli.

Verso le 22.00, quando ormai è chiaro che il volo sarà ulteriormente ritardato, inizio a vagare da un lato all’altro della ristretta area transiti, chiacchiero con qualcuno dei ragazzi diretti a Cotonou (anche loro bloccati come me da ore nel quadrato antistante gli imbarchi) e decido finalmente di telefonare al nostro delegato in Costa d’Avorio, Alessandro Rabbiosi, che probabilmente si sarà precipitato con largo anticipo all’aeroporto per una lunga ed estenuante attesa.

Lo trovo a cena ad Abidjan con uno dei funzionari italiani dell’Unione Europea già allertato del ritardo. Dall’una e un poi sarà costretto a sonnecchiare nel parcheggio dell’aeroporto in attesa del volo che arriverà soltanto alle 4.47 ora di Abidjan, dopo un viaggio di 25 ore.

Giusto il tempo di un breve riposo in una pensione della metropoli ivoriana, 16 euro a testa, in attesa che riaprano le strade verso Grand Bassam, dove si trovano gli uffici di Terre des hommes. Poche ore, prima che i miei occhi si aprano sulla Costa d’Avorio.

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