Natale è tempo di Super Regali Solidali, Virtuali e… concretissimi


In questo articolo vi parlerò di uno dei modi più concreti e divertenti per fare fundraising. Prima di iniziare, però, un invito a guardare questo video…

Natale, tempo di feste, di bilanci e di regali. Regalare però significa anche scegliere. Regali utili o gadget all’ultima moda? Pensierini da pochi soldi o sfizi che un vostro amico o parente non potrebbe permettersi in un’altra occasione? Diciamocelo francamente: regali significa spesso anche imbarazzo, nervosismo, spreco di soldi e, soprattutto, tanto tanto ciarpame.

Credo sia proprio per questo che sempre più gente negli ultimi anni ha iniziato a guardare a forme di regali alternative. Tra queste, una delle più intelligenti mi sembra quella di rivolgersi al commercio equo e solidale. Non si esce dall’imbarazzo della scelta, del piacerà o non piacerà, ma almeno rimane la certezza che i soldi spesi serviranno a remunerare dignitosamente lavoratori e comunità altrimenti costretti ad accettare condizioni disumane.

Oggi il fair trade è una realtà consolidata e strutturata, che in alcuni paesi ha superato la fase dell’immaturità volontaristica, entusiasmante ma spesso inefficiente e inefficace, per accettare sfide di mercato a livello internazionale.

Eppure proprio chi il commercio equo l’ha praticamente inventato, l’inglese Oxfam, da qualche tempo guarda con successo verso un’altra direzione. Guarda al virtual gift catalogue. Di che si tratta?

Nuova interruzione “pubblicitaria” e poi ne riparliamo.


Quelli che avete visto, almeno spero, sono i due video virali con cui Terre des hommes sta lanciando in questi giorni il suo Superregali.org.

Super Regali

Un sito dove i regali si fanno in maniera differente dal solito.

Il meccanismo dei SuperRegali così come degli altri siti di questo tipo è quasi sempre lo stesso: come in una normale piattaforma di commercio online, l’utente arriva sul sito, si guarda attorno, sfoglia le diverse offerte e poi quando è pronto a riempire il suo carrello si registra e procede.

Set RugbyIn questo caso quello che cambia è il genere di acquisto: invece dei soliti regali a parenti e amici (o anche, più formalmente, a nemici) si possono comprare banchi di scuola, quaderni, visite mediche, visite oculistiche e occhiali, animali da fattoria o anche palloni da rugby.

A ricevere il regalo non sarà un vostro amico o parente, ma un bambino o una comunità in un paese in via di sviluppo. Amici e parenti potranno invece ricevere una cartolina virtuale o una lettera o un gadget.

Istruzioni Super Regali

 

Si evitano sprechi. Si evitano brutte figure. Soprattutto, si fa qualcosa di davvero utile e concreto (la virtualità infatti sta solo nel meccanismo: i regali, quelli veri, invece sono più che concreti e sono scelti sulla base delle priorità indicate in quel momento dai progetti di Terre des hommes).

Come detto però, il precursore della nuova tendenza al virtual gift catalogue (che io trovo profondamente etica) è stata, come detto, la britannica Oxfam, con lo spettacolare Oxfam Unwrapped che quest’anno ha rilanciato alla grande con un nuovo look…

Oxfam Unwrapped

e con dei video divertenti per dire “No all’orrore dei regali spazzatura“.

.

A livello internazionale gli emuli sono stati tanti, ma qui segnalo alcuni dei più interessanti:

World Vision (con i Great Gifts)

Great gifts

Christian Aid con il suo Present Aid

Present Aid

Save the Children con la sua Wish List

Save the children sandbag

In Italia la tendenza è arrivata lo scorso anno con il CIAI vincitore lo scorso anno del Fundraising awards :

CIAI Natale Solidale

Ma c’era (e c’è) anche lo Zawadi Shop del Cosv:

Zawadi Shop

L’anno della svolta però è stato sicuramente questo dove, oltre a Terre des hommes, si sono mosse:

Save the Children Italia, con la divertente Lista dei desideri

Lista dei desideri

Action Aid con gli Altri Auguri

Altri Auguri

e l’Unicef, con i Regali per la vita

Regali per la vita

A fine anno vedremo se saremo riusciti ad avvicinarci ai risultati di Oxfam Uk (13 milioni di sterline nel biennio 2005/2006 😉 raccolti online… dati di fundraising che in realtà ci sognamo qui in Italia…) senza spreco di carta, spese di trasporto ecc.

Ma voi, cosa ne pensate di questa nuovo modo di donare e fare fundraising?

Aspetto commenti.

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7 pensieri su “Natale è tempo di Super Regali Solidali, Virtuali e… concretissimi

  1. Ottimo.
    E’ un fatto di cultura e soprattutto di formazione professionale.
    I prodotti pubblicitari sono ottime idee ben sviluppate.
    In Italia ancora non siamo a quei livelli, il fundraising professionale è agli inizi.
    Sembra che la raccolta fondi debba per forza essere fatta da volontari non professionisti ne tantomeno professionali.
    Invece la raccolta fonti è una vera missione che ci prende la vita e ne siamo orgogliosi.
    Se vogliamo dedicarci al fundraising dobbiamo studiare, crescere, imparare e miglirarci. Sempre.

    Complimenti per il blog. Ciao

  2. Probabilmente la difficoltà del caso Italiano dipende anche molto dalla scarsa credibilità delle associazioni, dalla eccessiva dispersione, soprattutto in termini di numero, delle associazioni. La difficoltà, ancora non sorpassata, del pagamento on-line con la carta di credito che limita qualsiasi pagamento-donazione…

    Come nuovo modo di donare ancora non riesco a capire aspetti positivi e negativi…dal punto di vista del fare fundraising mi sembra molto interessante e anche divertente !

    Secondo voi non si rischia che le associazioni ricavino soldi solo facendo campagne buone perdendo il contatto con i donatori “stabili” che danno garanzie di continuità ai progetti avviati?

    ciao (blog fantastico)
    lapo

  3. Cari Lapo e Andrea,
    la difficoltà sulle donazioni online derivano innanzitutto dalla scarsa propensione all’uso della carta di credito degli italiani. Le ultimissime indagini confermano un dato: in Italia solo il 20% degli acquisti (on e off line) viene fatto usando la carta di credito. La percentuale europea si attesta intorno al 49% e nel nord europa, Uk compresa, siamo sicuramente più alti.
    Le cause possono essere diverse (costi delle carte, sia in capo al consumatore che all’esercente che spesso non accetta questo sistema di pagamento, paura da parte dei consumatori, politiche commerciali sbagliate o conservatrici, ecc.). Ma cmq non riguardano solo il non profit.
    Rispetto ad altri paesi abbiamo poi una maggiore abitudine alla donazione in chiesa, che in buona parte sostituisce azioni di fundraising “professionali”.
    C’è poi sicuramente il problema della frammentazione. Anche le più grandi fra le nostre ong, sono piccolissime rispetto a giganti come oxfam e anche gli eventi televisivi che dovrebbero spingere sulla carta di credito sono poca roba per capacità di coinvolgimento. Faccio un esempio: il big nose day, l’evento di raccolta fondi trasmesso da bbc e organizzato da comic relief quest’anno ha raccolto + di 60 milioni di sterline. La Fabbrica del Sorriso è arrivata con grande soddisfazione a 5 milioni, anche perché nessuno vuole assumersi il rischio di una maratona dedicata al non profit in tv (il non profit, si dice, fa perdere audience). La bbc non ha di questi problemi.
    Altri strumenti, come l’sms solidale, cannibalizzano a loro volta l’uso della carta di credito e dell’online.

    Per quanto riguarda il bilanciamento degli investimenti, sono d’accordissimo con Lapo. E’ più semplice e remunerativo fidelizzare un proprio sostenitore che muoversi su prospect e spesso le ong italiane lavorano male proprio su questi aspetti. Però la fidelizzazione e la segmentazione diventano finanziariamente sostenibili superata una certa soglia Segmentare un db di 6000 donatori, faccio un esempio, non ha molto senso se non per segmentazioni molto macro. Segmentare 100 o 500 mila persona permette molto più gioco (considerate che per le tariffe promozionali bisogna superare i mille pezzi identici almeno. Altrimenti si paga a tariffa intera.

    Credo che un buon piano di fundraising debba partire dalla realtà dell’organizzazione e dai suoi obiettivi e debba prevedere un equilibrato mix di espansione e consolidamento, diversi canali di comunicazione, + strumenti e debba sempre lasciare un minimo di budget su test ivi compreso l’online (chi ha provato le DEM qualche anno fa aveva un costo contatto molto basso perché i risultati erano ottimi, oggi per entrare bisogna investire molto di più con risultati bassi).

    Non è detto che i risultati arrivino subito, ma bisogna sapersi posizionare in attesa che il “mercato” inizi a considerare normare usare il sempre più sicuro mezzo di pagamento elettronico.

    Il tema che sollevi è sicuramente uno dei più interessanti e mi piacerebbe avere anche i feedback degli altri lettori.

    grazie mille (anche dei complimenti)

  4. Sicuramente l’idea di rivoluzionare lo scambio di doni è stata geniale. Non solo perché coglie nel segno l’imbarazzante questione della scelta dei regali che tutti gli anni colpisce un po’ tutti, ma anche perché consente di farlo comodamente da casa, senza bisogno di correre in giro per negozi e centri commerciali.
    Aprrezzabile anche la leggerezza e l’allegria con cui -Oxfam in testa- queste proposte sono comunicate, anche se non sono sicuro che in Italia il medesimo approccio “easy” incontrerebbe il medesimo successo (quanto meno non nell’immediato).
    Anche noi di Fondazione Pangea Onlus (www.pangeaonlus.org) da quest’anno abbiamo proposto una lista di regali solidali. Certo siamo all’inizio, per il momento non abbiamo piattaforme di ecommerce o video virali, ma crediamo che questa sia la strada vincente. E, in effetti, stiamo riscontrando un discreto successo dell’iniziativa. Vi invito a venire a dare un’occhiata, sono curioso di sapere cosa ne pensate!

  5. Ciao Davide,
    approfitto del tuo commento intanto per ringraziare te e gli altri per l’attenzione e, soprattutto, per la partecipazione. Questo blog si costruisce anche grazie ai commenti delle persone che lo leggono. Meglio ancora se competenti come il tuo.
    Colgo anche l’occasione per fare i complimenti a Pangea per come si sta posizionando e per le belle campagne messe in piedi in questi anni. Mi sembra una delle case history più interessanti del non profit italiano.
    Buon lavoro e a presto
    paolo

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