La donazione è mobile: come l’SMS cambierà il nostro modo di donare


Iphone

Qual’è la tecnologia che usate più spesso? Quella che vi accompagna fedelmente ovunque voi andiate? Quella che avete imparato a usare come sveglia, orologio, agenda personale, rubrica e… ovviamente come telefono? Internet? Il pc? No, di certo. La tecnologia di cui nessuno di noi saprebbe più fare a meno è il cellulare. E la cosa è ancora più vera per noi italiani dove il tasso di penetrazione dei cellulari è del 140% (avete capito bene!!!).

Ma siamo davvero contenti dei servizi che il cellulare ci offre? Da anni con amici e colleghi, ma anche con gli interlocutori telefonici, mi trovo a discutere delle immense possibilità che il telefonino potrebbe mettere al servizio delle nostre cause. Ma attenzione, non sto parlando di SMS solidali, strumento tra l’altro nato in Italia con grandi risultati ma sempre più logoro e difficile da ottenere (a meno che voi non presentiate un piano di comunicazione dettagliato e fortemente orientato sulle presenze televisive di testimonial), ma dell’uso del cellulare come un vero e proprio strumento di pagamento online.

Una rivoluzione di cui ha parlato, con un documentatissimo speciale, Nova24, il dorso de Il Sole24Ore dedicato a ricerca, innovazione e creatività.

Ma cos’è questa rivoluzione? E soprattutto, perché siamo ancora costretti a rincorrere il sogno di una campagna di SMS solidali quando avremmo a disposizione il più formidabile degli strumenti di pagamento?

Entriamo nel dettaglio.

Il primo aspetto è la tecnologia che in questo caso prende il nome di NFC (Near field communication)

Una tecnologia di comunicazione a corto raggio che consente di mettere in comunicazione dispositivi, ad esempio telefoni cellulari, con una connettività wireless Rfid operante a 13,56 Mhz e capace di trasferire dati fino a 424 Kbit al secondo. 

Insomma, come ben spiega Luca Tremolada nell’editoriale di Nova24, il cellulare si sta trasformando in un contenitore di servizi capace di trasformare il vostro apparecchio mobile in un portafoglio dotato di carta di credito, carta fedeltà, carta d’identità, abbonamento ai mezzi di trasporto, biglietto per la partecipazione a spettacoli e tante altre cose (compresa la possibilità di ricaricare direttamente il vostro traffico telefonico dal cellulare).

Cosa significa tutto questo? Significa, semplicemente, che senza bisogno di tessere, potete effettuare acquisti sul posto o a distanza, superare i tornelli di una metropolitana (a Milano, tra l’altro, l’ATM, Azienda Trasporti Municipalizzati, ha iniziato la sperimentazione delle comunicazioni via cellulare tra le fermate di Piazza Cordusio e Piazza Cairoli, nel cuore finanziario della città), prenotare e pagare il vostro posto al ristorante, pagare il parcheggio senza la necessità di cercare disperatamente un gratta e sosta e, ovviamente, donare per una causa sociale esattamente quanto desiderate donare. Non più 1 euro, 2 euro, 3 euro o 5 euro. Ma 20, 30, 300 euro o qualunque cifra vi serva per pagare l’acquisto di un servizio o di un prodotto o per una donazione. 

Utopia prossima ventura? No. Una realtà esplosa in tutto il suo clamore in Giappone, dove un accordo tra operatori telefonici, sistema bancario, circuiti di carte di credito rende tutto questo semplice ed efficace, con l’effetto anche di avere rianimanto consumi fermi da anni. E alla rivoluzione molti altri paesi (Australia, Francia, Irlanda, Corea, Malesia, Norvegia, Filippine, Singapore, Taiwan, Turchia e Stati Uniti) sono già pronti, liberi dai lacci consortili di un paese ingessato come l’Italia.

Già. E l’Italia? In attesa che dal 2009 le regole europee facciano saltare il banco delle rendite di posizione bancarie, qui da noi, come ci dicevamo qualche giorno fa con Francesco Quistelli (che proprio oggi ha scritto un post sull’argomento sms solidali) e Daniele Fusi, la situazione è bloccata da due vincoli.

Il primo di natura burocratica: per trasformare il cellulare in uno strumento di pagamento bisogna innanzitutto registrarsi a un servizio e poi associare il singolo servizio a un RID (la domiciliazione bancaria) o a una carta di credito. Gli utenti milanesi sperimentano un sistema simile con Sosta Milano, acquistando di volta in volta una carta prepagata che da diritto a un credito che viene progressivamente ridotto a ogni consumo in una delle aree abilitate. L’inizio e la fine del servizio devono essere comunicati con l’invio di un SMS al numero indicato. 

Il secondo è di natura tipicamente italiana. La soluzione per superare questi vincoli esiste ed è la vostra tessera prepagata. Sarebbe sufficiente che la sim, il cuore del cellulare che portate in tasca, potesse dialogare con un centro di controllo che immediatamente verifichi la disponibilità di credito (esattamente come avviene per le carte prepagate sempre più spesso usate su Internet). Peccato che tutto questo in Italia non sia possibile. Perché? Perché questo significherebbe che Tim, Wind, Vodafone e H3G sarebbero equiparati a intermediari del credito. Ma le norme bancarie però precludono a chiunque tranne che ai soggetti autorizzati di esercitare la funzione creditizia. E tra gli autorizzati non ci sono gli operatori telefonici (ed è per questo, per intenderci, che l’SMS solidale può essere concesso solo per brevi periodi, fino a un massimo di 40 giorni e per campagne specifiche).

Come accennavo, però, dal 2009 tutto questo dovrebbe essere solo l’ennesima ragnatela ripulita grazie all’Unione Europea. Una rivoluzione che potrebbe permettere a ogni organizzazione non governativa (magari soggetta ai controlli sempre più auspicabili dell’agenzia per le onlus e non, come vorrebbe Zamagni di un’ennesima autorità garante) di raccogliere fondi attraverso il mobile fundraising.

Immaginate per un po’ come potrebbe cambiare il vostro rapporto con i sostenitori:

– in caso di emergenze potreste inviare un appello via cellulare riuscendo in tempi rapidi a mobilitare le risorse per un primo intervento;

– potreste ridurre il transito di contanti nel caso di manifestazioni di piazza, accettando contributi via sms;

– gestendo voi direttamente il servizio, potreste ringraziare i vostri donatori “mobili” con un sms di ringraziamento e rilanciare con successivi appelli, così come potreste usare il cellulare per inviti ad eventi o per ricerca di volontari;

– col tempo e con il prevedibile calo dei costi di servizio anche i costi di gestione probabilmente risulterebbero più bassi degli attuali;

– nel caso la vostra organizzazione possa vendere beni e servizi, ovviamente varrebbe tutto quanto si è già detto per il settore commerciale, con ricadute più facilmente intuibili.

Allora, siete pronti per la prossima rivoluzione del fundraising? Che lo siate o no, eccovi un piccolo esempio di come predisporre un form per la raccolta dei dati in preparazione di una campagna di Mobile Fundraising (tratto da http://www.marceloiniarra.com/:

Iniarra SMS

ps.: un piccolo consiglio utile per i blogger. Questo post, come altri di Fundraising Now! e Campagne Sociali è stato scritto usando Windows Live Writer ed è stato scritto su un autobus… Anche questo è un esempio di come la mobilità possa aiutarci nelle nostre attività

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7 pensieri su “La donazione è mobile: come l’SMS cambierà il nostro modo di donare

  1. grazie paolo per il bel post. da 2 anni quando faccio formazione e parlo del mobile fundraising parlo anche di una società che ha citato anche francesco quistelli cioè luup. Gli studenti e le organizzazioni presenti sono sempre interessati e curiosi e chiedono se mai una cosa così arriverà in Italia. Ora gli farò leggere il tuo blog così si fanno una idea della situazione. Intanto scrissi un anno fa a luup ma mi dissero che per ora non avevano intenzione di venire in italia

  2. grazie a te francesco per il lavoro di ricerca fatto fino a oggi sul mobile fundraising. Ho sempre pensato che questo blog, al di là dell’essere un taccuino dove annotare le esperienze di fundraising più interessanti, dovesse rappresentare anche un luogo dove parlare di innovazione. E sono contento che questo stia accadendo, qui, negli altri blog italiani come il tuo o quello di quistelli e daniele, ma anche fuori dalla rete.
    Spero riusciremo presto anche noi a incontrarci di nuovo fuori dalla rete per parlarne

  3. Ciao Andrea,
    visto che il blog è più che altro un diario non prevedo, almeno per ora, di far nascere una vera e propria newsletter. Puoi però iscriverti agli RSS del blog per essere costantemente aggiornato su quello che qui viene pubblicato e anche sui commenti.
    Grazie mille e spero che verrai a trovarmi sul blog altre volte.
    paolo

    ps.: chiudo dando a tutti un consiglio. Quello di vedere il vostro blog e, soprattutto, studiare l’uso interessante di un tool, quello di weblin, che permette di creare chat su vari siti attraverso gli avatar. Un modo interessantissimo anche per gestire la customer care sul proprio sito.

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