Personal fundraising: quando tecnologia, tecnica e passione si incontrano


Chip In Sharing Foundation

Avete mai pensato di fare i fundraiser da grandi? Pensate sia così difficile. Forse, ma non sempre. Non sempre è necessario un master in fundraising o in comunicazione o in gestione degli enti non profit per diventare fundraiser. Non sempre è necessaria una lunga gavetta nel mondo delle organizzazioni non governative.

Con il web 2.0 possono bastare una smisurata curiosità, tanta passione, un uso ponderato di tecnologie alla portata di tutti e, soprattutto, la capacità di usare, con intelligenza, qualche tecnica di marketing e la grande rete di relazioni che il Social Network ha aperto a tutti (a proposito, su Nova 24 di questa settimana si è tornato a parlare di Internet dal volto umano… cercatene una copia, se vi riesce).

Ancora una volta a darci una grande lezione di come si possa fare “personal fundraising” è Beth Kanter, che sembra destinata a riscrivere, giorno dopo giorno, ogni suo record.

Questa volta, fundraising widget di ChipIn alla mano, Beth si è cimentata in una nuova sfida. Raccogliere 1000 dollari per mandare al college Leng Sopharath la ragazzina diventata famosa grazie alla sua precedente raccolta fondi per la Sharing Foundation. Non proprio una sfida impossibile per chi ha già raccolto, nella sua precedente campagna di personal fundraising più di 53.000 dollari. Quello che però stupisce è che Beth questa volta si è superata perché in sole 24 ore di dollari ne ha raccolti più di 1.600 grazie a ben 72 donazioni.

Un successo che travalica ancora una volta ogni previsione e che è il frutto, lo ripeto, soprattutto di passione e curiosità. La tecnica, come in altre occasioni proprio Beth ha chiarito, ovviamente non manca e senza di quella forse i risultati sarebbero stati di gran lunga inferiori. Ma senza passione e curiosità Beth e le migliaia di altri personal fundraiser sparsi per il mondo a costruire il volto umano del web neanche esisterebbero.

Se poi volete sapere chi sono i Personal Fundraiser, non perdetevi il nuovo report di Network for Good dal titolo: Wired Fundraiser (lo potete scaricare da qui). Scoprirete proprio che:

personal fundraiser (wired fundraiser) si diventa dopo aver vissuto un’esperienza personale che ci ha profondamente toccati;

– oppure perché fare personal fundraising è sempre più facile, esattamente come inserire un widget su Facebook o MySpace.

Scoprirete anche che Network for Good ha ormai toccato la cifra di 145 milioni di dollari raccolti e che:

le persone contano più dei messaggi;

– che le conversazioni contano più delle promozioni;

– che le persone parlano e ascoltano altre persone e “donano ad altre persone” (non ci leggete la regola aurea di ogni fundraiser?)

– che “le storie” sono più importanti di ogni pubblicità;

– che la capacità di creare relazioni è determinante per essere deu buoni personal fundraiser;

– che la tecnologia, widget (87 milioni di persone li usano, negli USA secondo ComScore) e social network, può davvero fare la differenza;

– che non sempre si può diventare campioni di personal fundraising;

che il personal fundraising può essere utilissimo anche alla vostra organizzazione…

… Purché siate negli Stati Uniti. E sì, perché per ora il Personal Fundraising (o wired fundraising) sembra essere soprattutto un fenomeno americano (e i fattori sono molteplici) anche se l’opera di “evangelizzazione” forse un giorno o l’altro smuoverà qualcosa anche qui in Europa.

Buona lettura e, soprattutto, grazie ancora una volta a Beth (a proposito, perché non provate a fare una donazione con ChipIn aiutando il suo progetto? Il link lo trovate qui) e a Katya Andresen animatrice di Network for Good e coautrice del testo in questione: il fundraising 2.0 in fondo a queste due fantastiche donne deve tutto.

Per saperne di più sui Wired Fundraiser

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