Originalidad es volver al origen


Sguardi

by Paolo Ferrara

Antoni Gaudì è uno dei più grandi geni dell’architettura del ‘900. Credo non ci siano dubbi. Eppure Antoni Gaudì un giorno ha detto: l’originalità è tornare alle origini. Possibile? E cosa c’entra tutto questo con il fundraising?

Antoni Gaudì sapeva benissimo che non si inventa nulla dal nulla. La creatività nasce sempre dall’osservazione, dall’esperienza e dalla storia. La creatività è iscritta nell’origine stessa del nostro pianeta. Basta guardarsi attorno, partendo da quella che chiamiamo natura: milioni di forme, frutto della combinazione di pochi elementi primari, ci appaiono davanti agli occhi, con colori e odori sempre differenti. L’arte di Gaudì, con le sue modulazioni organiche, è il simbolo stesso di come, “copiando” dalla natura si possa creare qualcosa di realmente nuovo. Ma cosa c’entra tutto questo con il fundraising?

Come sanno molti dei “creativi” che popolano le agenzie di pubblicità, una delle caratteristiche più ricercate in fase di selezione è la curiosità, la voglia, il piacere, la capacità di guardarsi attorno. Senza pregiudizi. Per copiare e innovare. La stessa dote è una delle caratteristiche vincenti di ogni buon uomo di marketing e… ovviamente, di ogni fundraiser. Come dicevo in un recente colloquio via blog con Daniele Fusi:

se quella del fundraiser è un’arte da cuochi, è anche vero che ci sono cuochi e cuochi. Ci sono i buoni mestieranti, gli artigiani, i creativi e quelli che sanno fondere tecnica e creatività, mestiere e fantasia, innovazione e ricerca delle origini (originalidad es volver al origen diceva Gaudì). E questi ultimi sono quelli che fanno la differenza. Questi, per intenderci, sono i Rossano Bartoli, i Giangi Milesi e i tanti altri che hanno fatto crescere il fundraising in Italia. Non maghi, ma seri professionisti capaci di leggere il loro tempo e di prendersi qualche rischio (testare, testare, testare… sapendo che ogni tanto si può anche sbagliare).

A parte il gusto di ripetermi (ma la citazione di Gaudì l’ho incisa anche sul mio iPod), tutta questa pappardella serve solo per rimarcare un aspetto fondamentale di questo nostro lavoro: non esiste invenzione senza osservazione, studio, curiosità. Paradossalmente, non esiste invenzione senza la capacità di copiare (avete mai visto, tanto per rimanere in tema artistico con quale maestria Picasso era in grado di copiare i classici da bambino?).

Tanto per rimanere al fundraising: chi credete abbia inventato il fundraising? Qualche guru americano? O un geniaccio inglese? No. La Chiesa cattolica, secoli e secoli fa… probabilmente preceduta da altre religioni ancor prima. E probabilmente quasi tutto quello che facciamo oggi potrebbe trovare, nelle sue linee guida, un suo referente in ben più antiche pratiche.

E il fundraising 2.0? Di certo non l’ho inventato io, e neanche i Marcelo Iniarra, Beth Kanter e Steve Bridger a cui pure questo blog deve la sua nascita. Il fundraising 2.0 (come il web 2.0) ha le sue origini nelle origini stesse di Internet (i bbs, per chi li ricorderà) e, come ho scritto in altri post, nella tradizione del passaparola o delle raccolte fondi di piazza.

Faccio un esempio tratto dall’esperienza personale. Quando anni fa ho “inventato” Pizza & Cuore non ho certo creato dal nulla. Sono partito dallo studio del contesto (le pizzerie sono il luogo di ritrovo per eccellenza del “fuoricasa”), da iniziative precedenti sia italiane (Gusto e Solidarietà del Vis) che straniere (l’ispirazione era un evento olandese organizzato da Comic Relief) e da un contatto personale (Giuseppe Rotolo editore di una rivista di settore) che ha reso possibile trasformare un’idea in un’attività di raccolta fondi, mettendo a disposizione il know how e le risorse necessarie. Ma tutto questo si chiama marketing, né più né meno. Ed è un mondo dove, tutto sommato, tutti copiano tutti, con minore o maggiore intelligenza, ed è proprio questo che fa la differenza.

Ma se così è, fa un po’ dispiacere leggere recenti post come quello di uno stimato professionista come il prof. Valerio Melandri (che peraltro ho incrociato solo una volta, come ricorderà, in una turbolenta assemblea di Assif) tutto incentrato sulla rivendicazione di una primogenitura su tutto quello che in questi ultimi tempi si sta muovendo nell’Internet italiano.

Nel mondo di Internet, dove tutti abbiamo costantemente accesso a tutto quello che accade nel il mondo, a partire da mercati molto più maturi di quello italiano, questo tipo di rivendicazioni semplicemente non hanno senso.

Hanno senso la qualità di quello che scriviamo (e del come lo scriviamo), la passione con la quale lo facciamo, la capacità di far emergere un nostro punto di vista autonomo (se lo abbiamo) e l’onestà intellettuale con la quale riconosciamo le fonti (almeno quelle più immediate) del nostro lavoro.

L’impressione è che rivendicazioni come quella a cui hanno poi risposto (in modo diverso) sia Daniele Fusi che Francesco Quistelli, siano solo il frutto di una certa “immatura effervescenza” del nostro mondo. Credo però che proprio la ricchezza delle voci di questi ultimi mesi (di cui potete trovare traccia qui) possa essere il volano per superare le incomprensioni e dedicarci alla crescita di una sana cultura della donazione anche in questo paese.

E questa è la più bella notizia di questi ultimi mesi.

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3 pensieri su “Originalidad es volver al origen

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