Prestiti, non donazioni. La rivoluzione di Kiva corre sul web.


Kiva header

In diverse occasioni mi è capitato di parlare del fenomeno Kiva e diversi dei lettori di Fundraising Now! (almeno, tutti quelli che conosco personalmente) sanno di cosa sto parlando.

Eppure, guardando ai miei post passati, mi sono reso conto che su questo blog di Kiva ho parlato solo una volta, in un pezzo in cui passavo in rassegna i primi dieci posti dello Smartest Org Award. Kiva, tanto per la cronaca, nella classifica si era classificata seconda, preceduta dalla campagna “balene” di Greenpeace.

Ma cos’è Kiva? E perché ne parlo solo adesso?

Una domanda per volta, please. E allora, cos’è Kiva? Io la definirei come una piattaforma che consente di mettere in relazione diretta un prestatore di denaro (normalmente situato nel nord del mondo) e un piccolo imprenditore del sud del mondo che abbia presentato un progetto attraverso un’istituzione di microcredito.

Come spiega lo specchietto riassuntivo qui in basso, i soggetti coinvolti sono 4:

Loan Cycle

– il prestatore di denaro (a cui viene richiesta una cifra minima di 25 euro). Del prestatore, novità assoluta, viene presentata una scheda dettagliata, associata agli “imprenditori” (beneficiari) a cui è stato associato il suo prestito;
– il beneficiario, ossia un imprenditore che abbia presentato un progetto per cui sia necessario trovare un finanziamento. Del beneficiario viene presentata una scheda dettagliata con l’idea di business e la situazione familiare, insieme all’importo richiesto;
– il partner locale, ossia l’istituzione di microcredito che fa da intermediaria sul campo. Anche del partner locale viene presentata una dettagliata scheda;
kiva, il portale che mette in relazione tutti questi soggetti, attraverso una piattaforma pensata all’insegna della massima semplicità e trasparenza.

Attenzione, a differenza di quello che avviene per qualsiasi altra associazione non profit il prestatore qui non è un donatore, ma un vero e proprio investitore di denaro al quale, al termine del progetto, verranno restituiti i soldi (ovviamente senza interessi e con la possibilità di reinvestirli).

Insomma, Kiva non è di per sé un’istituzione benefica in senso classico. Non fa carità. Fa semplicemente incontrare, come qualsiasi incubatore, chi detiene il capitale e chi ha le idee.

Kiva imprenditore

Una rivoluzione, se vista dal nord del mondo, dove al massimo, pur parlando di microcredito, il ruolo dei nostri sostenitori era solo quello di semplici donatori, a cui al massimo era l’ente non profit occidentale a dover rendicontare (spesso in modo vago) i risultati raggiunti.

Ma le rivoluzioni non finiscono qui. Kiva, che è nata nel 2004 dall’ispirazione di uno dei manager di TiVo, ha da subito capito il ruolo fondamentale di Internet.

Il sito, come detto, è all’insegna della trasparenza assoluta. E’ usabile ed è costruito per stimolare in ogni momento l’approfondimento e l’interazione, usando in maniera innovativa una piattaforma nata per l’ecommerce.
Kiva widgetNon solo, kiva è stata una delle prime organizzazioni a dotarsi di un blog e tra le primissime ad avere un proprio widget in javascript. Un widget che in qualsiasi momento vi terrà informati sull’importo raccolto dal “vostro” imprenditore, fino a che non saranno stati raccolti tutti i soldi necessari.

Kiva si è avvalsa, inoltre, sia del programma Google Grants che della collaborazione di Yahoo, MySpace e YouTube che nr hanno disseminato le sue campagne per tutto il web.

Kiva risultatiInsomma, un’organizzazione che, a partire dall’idea (che l’ha proiettata sui principali media americani) fino all’implementazione (che ne ha reso una delle protagoniste assolute sul web americano) sembra non aver sbagliato nulla e i risultati si vedono, visto che a oggi ha raccolto oltre 11 milioni di dollari sostenendo più di 117.000 imprenditori locali.

Ma allora perché parlarne oggi? L’occasione, ancora una volta, è un post di Beth Kanter che navigando su Second Life ha intervistato la coordinatrice dei gruppi di volontari di Kiva nel metaverso, Julia Bailey.

Ne viene fuori un’estrema consapevolezza del mezzo, una strategia chiara e determinata che vede in Internet (e nelle sue tante facce) un elemento centrale della comunicazione, ma mai disgiunto da un approccio integrato a tutti gli altri mezzi, e l’idea precisa che ormai il volontariato non si fa solo nelle piazze reali, ma anche in quelle virtuali.

Ma questo, e tanto altro, lo troverete nell’intervista di Beth Kanter che vi invito a leggere qui. Buona lettura e, mi raccomando, non dimenticatevi di passare a fare una visita e magari anche a investire i vostri soldi su Kiva.org

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2 pensieri su “Prestiti, non donazioni. La rivoluzione di Kiva corre sul web.

  1. consiglio a tutti il libro di YUNUS premio nobel per la pace e “inventore” del microcredito…forse abbiamo trovato il modo per combattere la cooperazione imperialistica e di fare davvero qualcosa per la povertà.

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