La trasparenza come strumento di raccolta fondi


Un post apparso oggi sul blog di Katya Andresen, ma a firma Jono Smith (anche lui di Network for Good) mi ha fatto ripensare a un bel commento di Francesco Quistelli (di Lentati & Partners) sulla misurabilità del web 2.0 a cui non ero riuscito a dare risposta.

Ve ne riporto uno stralcio:

in realtà spero che prima ancora di misurare il web 2.0, le onp s’impegnino a misurare il loro impatto sociale o l’efficienza delle loro campagne di fundrasing e a rendicontare tutto con trasparenza, costanza e rispetto del donatore e della loro causa sociale/beneficiario. Siamo ancora lontani… pensa a quanto potrebbe essere d’aiuto il web (su un certo target) se bilanci sociali, annual report, ecc. non fossero in pdf o “statici” ma si aprissero agli strumenti dinamici e interattivi 2.0… Impact report widgettati, video report su you tube, …Creerebbero quell’infrastruttura sociale “on line” che aiuterebbe e di molto “la fiducia a donare”, specie nei futuri e prossimi donatori virtuali…

Come spesso mi capita, non posso che essere d’accordo con Francesco. La trasparenza, specie di fronte a quel donatore evoluto che ha sempre più spesso i tratti del consumatore consapevole ed esigente, è un valore assoluto. La prima e più impattante risorsa per conquistarsi la fiducia del nostro sostenitore.

Ma visto che il nostro donatore non ci chiede più soltanto trasparenza (e sicuramente non si è mai guardato ponderosi e noiosissimi bilanci) ma vuole soprattutto concretezza e coinvolgimento, ecco che il web 2.0 può venire in nostro aiuto. Come? Be’, come giustamente sottolinea Francesco, prendete i widget? Quello di ChipIn soprattutto. In ogni momento sapete quanto è stato donato per una campagna o un progetto, la vostra nuova donazione sarà subito visualizzata e alla fine della campagna (o dell’anno) potrete chiedere più facilmente conto della destinazione di quei soldi…

Ma il donatore chiede qualcosa di più. Chiede di essere portato sui progetti, di poter conoscere i beneficiari, di conoscere i vostri operatori, quelli che gestiscono i suoi soldi. Ma cosa c’è di meglio di un video su Youtube per mostrarlo?

Guardate qualche esempio tutto italiano.

Sul blog di Terre des hommes (scusate la citazione) facciamo parlare i nostri cooperanti in visita alla sede:

SOS Italia ha iniziato a pubblicare reportage di forte impatto dai progetti:

Aiutare i bambini sta creando una rete di volontari che, tra le altre cose, è attivissima nella produzione di reportage dal campo:

E’ sufficiente. Be’, ovviamente non possiamo dimenticare che il donatore vuole sapere anche come spendiamo i nostri soldi. Ma abbiamo davvero bisogno di 250 pagine di bilancio sociale? Forse sì, ma solo per metterci la coscienza a posto e dimostrare quanto siamo professionali. Al donatore forse interessano di più altre informazioni.

E qui torniamo al post di Jono Smith e all’esempio citato, quello di Save the Children Uk:

Save the children Bilancio

Guardate quanta semplicità. Una sola torta, chiarissima, una spiegazione che più chiara non si può di come vengono spesi i soldi non destinati a progetto (per raccogliere sempre più fondi… ma perché dobbiamo vergognarci di dirlo? senza i soldi i nostri progetti non potrebbero vivere e senza investimenti soldi non ne arrivano… ) e un dettaglio (orientato alla raccolta fondi) di quanto costano alcuni interventi di Save the Children.

Sono solo degli esempi, ovviamente. Esempi che però vanno tutti in una direzione: il web (e in particolare il web 2.0) è una grande opportunità per recuperare quel gap di fiducia che spesso abbiamo accumulato rispetto al pubblico generico. Attraverso Internet possiamo rendere calda una comunicazione che spesso abbiamo lasciato ai nostri amministrativi, possiamo addirittura coinvolgere i nostri donatori, possiamo addirittura scegliere di rendere pervasiva la nostra trasparenza ricordando ovunque i nostri dati di bilancio (Save the children USA chiude ogni sua newsletter elettronica con le torte del bilancio)… , insomma possiamo trasformare la trasparenza nella nostra più forte arma di fundraising. Ma attenzione: il web (e soprattutto il web 2.0) può anche distruggere una reputazione se la comunicazione appare strumentale, scorretta o se la nostra relazione con il donatore non è curata a sufficienza.

Negli USA esistono già sistemi di rating di bilancio gestiti da associazioni di consumatori che offrono una guida alle donazioni (il più famoso è Charity Navigator): immaginate se qualcuno mettesse in piedi qualcosa come Charity Navigator e ci unisse i feedback dei donatori/consumatori (sul modello di ebay o di Ciao.it)…

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2 pensieri su “La trasparenza come strumento di raccolta fondi

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