La rivoluzione del web 2.0 conquista le ONG europee


La settimana scorsa ho avuto la grande opportunità di partecipare a un seminario sul web 2.0 organizzato a Bruxelles da Concord e da Euforic, due delle più importanti reti di Ong europee.

Due giorni fantastici, bellissimi sia dal punto umano che dal punto di vista professionale, che hanno ripreso alcune delle tematiche che anche qui in Italia, a partire da questo blog, ma ormai insieme a Francesco Santini (Nonprofitblog e Internet Fundraising) e a Daniele Fusi (l’anima 2.0 di Lentatiblog) stiamo cercando di diffondere, ma che mi hanno anche messo di fronte alla consapevolezza che abbiamo ancora un grande gap da colmare.

L’incontro più emozionante è stato sicuramente quello con Steve Bridger, uno degli ispiratori di questo blog che ha presentato la bella presentazione sul Fundraising 2.0 che ho pubblicato nel post precedente. Una relazione ricca di spunti, alcuni dei quali mi preme sottolineare… Ma prima permettemi di mostrarvi un video…

Cosa c’entra questo video con la presentazione di Steve? Seguitemi e ve lo dirò…

Ma vediamo alcuni punti salienti della presentazione di Steve:

il donatore che abbiamo di fronte sta cambiando, ha più accesso alle informazioni, è meno leale, si comporta di più come un consumatore e non esita a chiedere. E’ un donatore che sceglie le cause, non le organizzazioni, e vuole partecipare, essere informato sull’impatto delle sue donazioni (e del suo tempo);

le donazioni online non sono il futuro. Sono il presente. In 24 ore, tra il 30 e il 31 dicembre del 2004, in Uk sono stati raccolti 5 milioni di sterline. Nel biennio 2005-2006 Oxfam UK ha raccolto online 13 milioni di sterline (compreso il suo Oxfam Unwrapped); l’appello sul Darfur lanciato dal DEC inglese il 24 maggio ha raccolto già 3 milioni di sterline; ogni anno il 30% di donatori regolari di MSF UK dona online con una donazione media decisamente superiore a quella consueta;

– ci sono delle tendenze in atto comuni a quasi tutti i paesi. I blog e i video virali autoprodotti, con la loro capacità di raccontare delle storie umane (prendete il video che campeggia qui in alto, e alle emozioni che sa raccontare), sono sicuramente la più interessante per il mondo delle Ong. E come dice Seth Godin: i migliori blog iniziano le conversazioni, non le controllano.

il personal fundraising e i network sociali (facebook, myspace, linkedin e il nuovissimo Bring light a cui dedicherò presto un post) saranno le nuove frontiere dove dovremo andare a cercare i volontari, dovremo imparare a coltivarceli, farli partecipare e trasformarli in fundraiser.

stare sul blog 2.0 non è esente da rischi. Dai quelli relativi alla propria reputazione a quelli che attengono alla sicurezza dei propri operatori in zone pericolose… Ma uno dei rischi peggiori è quello legato ai nostri sostenitori: sono pronti al cambiamento? (leggete la slide 75 di Steve… contiene un profilo davvero interessante)

– non tutto si può misurare, ma stabiliti gli obiettivi dobbiamo imparare a misurare quello che si può.

Il bello è che queste tendenze ormai iniziano a essere in atto in tutto il mondo. Non solo nella tecnologica penisola britannica o negli USA. Queste tendenze percorrono tutta l’Europa, compresi paesi come Grecia, Romania, Bulgaria e Turchia, e arrivano fino all’India, al Kenya o al Sudafrica.

Ma per vedere in azione la potenza del web 2.0 (e in qualche modo anche la distanza che ci separa dal resto d’Europa) credo sia utile soffermarsi soprattutto sulla capacità di trasferire conoscenze (quello che gli anglosassoni chiamano Knowledge Management).

In tre aule collegate con una rete wireless e diversi computer portatili accesi in contemporanea a navigare sugli esempi proposti e a sperimentare la condivisione come modus operandi si sono viste cose davvero grandiose.
Basti dare un’occhiata a quello che è stato prodotto durante il seminario, grazie alla capacità di Joitske Hulsebosch (mettete il suo blog negli RSS), Nancy White, dei ragazzi di Euforic (su tutti Pier Andrea Pirani, Birthe Paul e Martin Behrens) e Concord (e c’erano diversi italiani, a conferma di come anche nel non profit abbiamo qualche difficoltà a trattenere i migliori cervelli).

Intanto un blog ufficiale, aggiornatissimo, ricco di video, testimonianze, interviste, link e resoconti su tutto quello che si è fatto nelle tre aule in due giorni di lavoro intenso. Date un’occhiata al blog perché fa un bell’uso degli RSS e contiene una rassegna aggiornata dei post pubblicati in altri blog sul convegno. E poi vi racconterà tutto quello che è successo e che proprio non riuscirei a compulsare nello spazio di un post.

Poi uno spazio su Slideshare, dove potete trovare quasi tutte le presentazioni del convegno, una serie di contatti con gli spazi di alcuni dei partecipanti e altre presentazioni legate ai temi trattati tra i favoriti.

Non potevano mancare uno spazio su Flickr con le foto dell’evento e un wiki, dove i partecipanti hanno iniziato a sperimentare come nascono i Contenuti Generati dagli Utenti. Ma la cosa più bella è che sperimentando sperimentando qualcuno si è aperto anche il suo primo blog (come il carissimo Dimitar, preparato e simpaticissimo bulgaro) .

Insomma, sotto il sole del Web 2.0 si muovono cose interessantissime e, come non smetterò mai di ricordare, si muovono soprattutto tante persone appassionate che, fortunatamente, qualche volta hanno anche la fortuna di incontrarsi dal vivo.

Prima di lasciarci, approfitto del blog per salutare Claudia (rumena), Camille (francese), Genny (greca), Dimitar (bulgaro), Chiara (italiana di stanza a Bruxelles per Tdh) e Anna che hanno condiviso con me una divertente serata tra le stradine limitrofe alla Grande Place.

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6 pensieri su “La rivoluzione del web 2.0 conquista le ONG europee

  1. Buongiorno Paolo,
    dato il suo interese per il web 2.0 vorrrei chiederle se per caso conosce una qualsiasi campagna sociale fatta da un governo straniero che intenda sensibilizzare i giovani usando il web come mezzo di comunicazione ( video, blog, etc)

    Alcuni studenti di mia conoscenza stanno girando alcuni spot contro il bullismo da proporre al governo e che possano avere visibilita in rete.

    La ringrazio anticipatamente
    distinti saluti
    Alesaandro

  2. caro alessandro, scusa per la tardiva risposta: in questo blog ho dedicato diversi post al bullismo, riferendomi soprattutto a casi inglesi. Una bella campagna che ti segnalo (molto web 2.0) è quella di don’t hide it di Child Line. Cose interessanti le puoi trovare anche su Houtlust (ma qui siamo su campagne più tradizionali di advertising), vera e propria bibbia delle campagne sociali internazionali. Visto che il tema mi interessa, ti prometto comuqne che cercherò altre info in merito
    a presto
    paolo

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