Green my apple: Greenpeace vince e rilancia. Chi sarà il più verde del reame?


Green my apple book

Chi legge questo blog da qualche tempo sa che ho alcune fisse. Innamoramenti professionali di più o meno lunga data di cui ormai sono diventato una sorta di “evangelista” (che uso qui nell’accezione americana di “persona animata da un estremo entusiasmo nel sostegno a una causa”).

L’uso che Greenpeace sta facendo del Web 2.0 è però sicuramente la “causa” che più di tutte mi riempie di entusiasmo. Perché? Semplice: perché ogni azione di Greenpeace è pensata per stimolare la partecipazione, per mettere in moto la creatività, per far comunicare le persone, fino a portarvi nel cuore dell’organizzazione e, addirittura, nel “making of” della sua ultima campagna. Insomma,Greenpeace è l’organizzazione che più di tutte ha capito che nel Web 2.0 la cosa più importante è “mettere la faccia“, la propria prima di tutto, nella conversazione globale con gli utenti della rete.

Prendete la campagna Green My Apple di cui vi ho parlato un po’ di tempo fa. Se date un’occhiata alla ricostruzione della campagna (pregevolmente riassunta in quest’articolo), vi renderete conto di come sin dall’inizio i ragazzi di Greenpeace abbiano pensato prima di tutto all’elemento umano, partendo proprio dai fan di apple, mettendosi nella loro pelle e condividendone lo spirito creativo, le passioni, la voglia di cambiamento.

Ecco perché Greenpeace ha vinto la sua battaglia con la Apple ed ecco perché, anche con il nostro aiuto, forse vincerà anche la sua prossima sfida: spingere l’industria del computer a costruire computer sempre più verdi.

E sì, perché la nuova sfida è quella di lanciare una specie di concorso fra i principali produttori di computer (HP, Dell, Sony, Lenovo, Apple, Fujitsu Siemens, Acer, Toshiba) per vedere chi sarà il primo a mettere sul mercato un vero computer Toxic free.

Per questo è stata lanciata una nuova Cyber Action che sfida Atsutoshi Nishida, Wang Chen-tang, Bernd Bischoff, Mark Hurd, Howard Stringer, Steve Jobs, Michael Dell e William J. Amelio a regalarci la possibilità di scegliere, davvero, un computer verde.

Date un’occhiata all’oggetto (la subject line) di questa mail e soffermatevi sulla semplicità e positività del testo. Anche questa volta la sfida è positiva, il punto di vista è quello del consumatore attento ma non fondamentalista, l’attenzione è ancora una volta diretta a stimolare, non a processare.

Toxic free computers
Che dire? Io non ho resistito e anche questa volta ho aderito. Perché non lo fate anche voi? Cliccate qui e il gioco è fatto!

Prima di congedarmi, vi segnalo ancora una chiccha legata a Green My Apple. Cosa fareste se qualcuno, dopo una lunga e onesta gara, accettasse serenamente la sconfitta? Be’ forse gli fareste un regalo… E’ proprio quello che hanno pensato i ragazzi di Greenpeace, e così hanno deciso di regalare al buon Steve Jobs un bel libro con i migliori designs e le migliori fotografie ricevute nel corso dei 9 mesi di campagna. Tutto fatto su Apple, ovviamente. Realizzato con Aperture, stampato da un Apple e consegnato con una bella scatola con su il logo di Apple.

Il libro nella versione online lo trovate qui: http://activism.greenpeace.org/applebook/

Se invece volete godervi il “making of” del libro, ecco lo spassosissimo video girato dai ragazzi di Greenpeace…

ps.: … dimenticavo: dietro tutto questo, sopresa delle sorprese, c’è un italiano… Sì, proprio lui, il Giona del video… (ma potrò dire il tuo vero nome? Nell’incertezza mi astengo, rinnovo i complimenti e ringrazio) che mi ha promesso ancora un mare di sorprese. Perciò all’erta e state sintonizzati sul primo Green Computer Challenge: chi sarà il più verde del reame?

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5 pensieri su “Green my apple: Greenpeace vince e rilancia. Chi sarà il più verde del reame?

  1. chi conosce meglio di ogni altro Salvatore o Giona o Salvo può dire che il termine “evangelista” nell’accezione descritta da Paolo calza a perfezione anche per lui.
    Auguri di buon lavoro! Auguri affinchè l’impegno e l’entusiasmo vi sostengano in tutte le azioni.
    Diva

  2. ciao Diva,
    mi auguro che di “evangelisti” come Salvatore (salvo? giona?, insomma lui) ne fioriscano sempre di più nel non profit italiano (sperando che non scappino tutti all’estero… ovviamente).
    un caro saluto
    paolo

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