Pianta un albero contro la desertificazione: il fundraising 2.0 secondo l’UNEP


Tree-nation Map

Si chiama Tree-nation ed è uno dei più ambiziosi progetti di raccolta fondi messo in piedi nell’era del fundraising 2.0: piantare 8 milioni di alberi nel Sahara per combattere la desertificazione. Uno dei più drammatici problemi per l’ ecosistema mondiale, ma anche uno dei più misconosciuti.

Tree Nation Screeshot

A volerlo è stata lo UNEP, lo United Nation Environment Programme che sta costruento una riserva naturale in Niger

Lo dico subito. Il progetto mi piace, la grafica è accattivante, le modalità di interazione sono tra le più innovative nel panorama del web 2.0, all’interno del villaggio c’è una capanna informativa, il blog dell’albero per gli utenti, si possono condividere i contenuti tramite digg, del.icio.us e meneame (il gruppo di sviluppo è di Barcellona, quindi spazio anche alle comunità di social network spagnole), la comunità dei sostenitori partecipa realmente scambiandosi foto, indossando coloratissime magliette da tutto il mondo, ecc. ecc. E l’idea di acquistare o regalare un albero (baobab, acacie e palme) in una sorta di adozione a distanza, e attaccando ad ogni albero acquistato il proprio nome e un messaggio personale è molto molto carina…

Tree-nation Get Started

Ma, come potete immaginare c’è un ma! Ed è pure abbastanza grosso.

Una delle cose che mi sembra un po’ tutti stiamo imparando dall’esplosione del social network è che, per funzionare, i siti dovrebbero sottoporsi tutti a una bella cura dimagrante, fatta di semplicità (che non significa rinunciare alla bellezza!), accessibilità e, ma guarda un po’, notiziabilità, che è assolutamente quello a cui qualsiasi tipo di comunicazione dovrebbe mirare, anche nell’offline.

Tutte queste caratteristiche qui non ci sono. A differenza di quello che accade nella bellissima (e insuperata) esperienza di I Go di Greenpeace, qui non ci sono UGC da condividere, non ci sono notizie dal campo degli attivisti, non ci sono forme di marketing virale, non c’è, insomma, tutto quel che sta facendo il successo del web 2.0.

Ma non finisce qui! Illudersi che una campagna del genere, che un obiettivo tanto ambizioso, possa vivere solo nel Social network, senza una massiccia campagna di informazione (con un solido ufficio stampa), senza qualche investimento in banner e dem, senza anche qualche bel video da piazzare su Internet e on air è quanto meno ingenuo ed anche un modo per sprecare i soldi, perché ho forti sospetti che il progetto, almeno fino ad oggi, sia costato molto di più di quanto non possa incassare nei prossimi mesi.

Per la cronaca, partito a inizio dell’anno, il progetto è riuscito a piantare solo l’equivalente di 684 alberi. Questo significa che di questo passo ci vorranno 35.000 mesi per raggiungere l’obiettivo… in tempo per assistere forse alla desertificazione dell’intero globo. L’impressione è che ci voglia qualcosa in più per risolvere il problema della desertificazione.

E per chiudere… ecco l’ennesimo esempio di come funziona la campagna di I-Go. Buona conversazione.

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Un pensiero su “Pianta un albero contro la desertificazione: il fundraising 2.0 secondo l’UNEP

  1. Ciao,
    Ho un progetto, per il quale mi piacerebbe condividere con te le tua opinione.
    Vorrei vendere un servizio alle imprese e introdurre una specie di valore aggiunto all’acquisto di questo servizio che sta proprio nel sovvenzionare la piantagione degli alberi; quindi una sorta di:
    io azienda acquisto da te questa cosa e so che in questo modo aiuto il mondo a migliorare perchè “adotto un albero”.
    A proposito ma quanto costerà mai un albero ?

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