Second life: un’isola sicura per il fundraising 2.0?


In questi ultimi giorni mi sono andato a vedere quello che diversi blog sul fundraising in giro per il mondo hanno scritto su Second Life e sulle tante iniziative che anche il non profit sta mettendo in piedi nel metaverso creato dalla Linden Labs. Ma la domanda un po’ per tutti è sempre la stessa: conviene o non conviene mettere soldi e risorse umane nel nuovo giocattolo virtuale?

Make a wishBeth Kanter in uno dei suoi ultimi post sempra dimostrare qualche scetticismo, soprattutto di fronte agli scarsi risultati dell’esperimento di raccolta fondi messo in piedi dalla Fondazione “Make a Wish”: 45 $ reali per un evento di raccolta fondi che probabilmente è costato di più (su Second Life creare ambienti, comprare la terra ecc. costa!).

Eppure la stessa Beth sembra rilevare che Second Life può essere un modo interessante per raccogliere fondi e visibilità partendo dal basso, dal coinvolgimento dei propri volontari (in questo caso virtuale).

Su DonorPowerBlog, Jeff Brooks tutto sommato consiglia di lasciar perdere: sì, si possono raccogliere fondi, conquistarsi un po’ di visibilità, ma prima che i nostri donatori (la cui età media è sensibilmente più alta di quella degli iscritti a Second Life) imparino a usare strumenti del genere ci vorranno almeno due generazioni. E allora, se volete studiate, imparate, sperimentate, ma affidatevi alla ben più solida e affidabile realtà del vecchio e noioso direct mail.

SLEppure lo stesso Jeff deve ricordare che con la seconda edizione della Virtual Relay for Life (l’edizione su Second Life della famosissima maratona in camminata di 24 ore che ha raccolto finora 1,5 miliardi di dollari) l’American Cancer Society è riuscita a raccogliere 40.000 dollari (noccioline!) e un’enorme visibilità tanto da spingere l’ACS a moltiplicare i suoi sforzi su Second Life dove ha creato uno sportello informativo sul cancro.

Seth Mazow di Interplast, in un articolo sul suo Non Governmental Immagination si domandava se Second Life potesse ripetere il successo dei blog per le ONG (ah come sono lontani i nostri due mondi!!!): inaspettato fino a poco prima ed esploso nel giro di pochissimi anni in maniera incontrovertibile. La risposta anche in questo caso era possibilista ma, con l’occhio attento al ROI, forse non alla portata di tutti (e di sicuro non della sua Interplast).

Prokofy Neva, un avatar di Second Life che da tempo gestisce il blog Second Thougths sembra non aver alcun dubbio, rispondendo a Seth, sul fatto che Second Life costituisca un modo economico e di sicuro successo per costruire velocemente una solida immagine e raccogliere fondi.

Non vado oltre. Anche in questo blog sono stati recensiti diversi casi di successo su Second Life e sicuramente se ne continuerà a parlare. Come sempre, mi viene semplicemente da dire che una buona strategia di fundraising, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi tempo è sempre il frutto di un sapiente mix di marketing e comunicazione integrata.

Il successo dell’ACS non sarebbe stato possibile senza la sua storica capacità di attrarre l’attenzione dei media e senza la consolidata fama del Relay for life nel mondo reale, così come il successo di Camp Darfour è il frutto di iniziative che sono partite sul territorio e che hanno saputo coinvolgere il target giusto per un mezzo come SL.

Di certo, come dimostra l’esperienza di molte associazioni nella costruzione di eventi, però il ROI non si può misurare sempre nel breve periodo perché spesso il successo di un’iniziativa si deve misurare dalla capacità che ha avuto di creare relazioni di medio e lungo periodo.

Second Life in questo momento, pur se alla fin fine riesce a raggruppare tutti insieme non più di 35/40.000 visitatori dei suo oltre 4 milioni contemporaneamente, fa parlare molto di sé e, come segnala Leandro Agrò creare un evento sul metaverso può dare un ritorno di visibilità incomparabile con molti altri media. E anche questo va messo nel conto.

E comunque, se proprio non vi va… ricordatevi che c’è sempre una First life.

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