Cosa ve ne fate di un sito? Riflessioni su un post…


Con grande piacere questa sera, accendendo il mio portatile mi sono accorto di essere stato citato in un post del nuovo blog (è nato il 17 febbraio!) di Francesco Santini (http://internetfundraising.wordpress.com/), un giovane e valente allievo di Valerio Melandri (uno dei maestri del fundraising in Italia).

Il titolo del post, che riporto integralmente era “Cosa ve ne fate di un sito?”. Eccone il testo:

C’è chi sostiene che la crescita di internet per il fundraising sia a tre cifre [ndr. qui si linka il mio post precedente], chi invece come Mal Warwick [ndr. guru del direct marketing alla cui newsletter gratuita invito tutti a iscriversi] intervistato da Valerio Melandri per Fund Raising Magazine, sostiene che: “molti osservatori del settore nonprofit proclamavano pubblicamente sin dal 1992 che email e internet avrebbero messo fine al direct mail e che tutti avrebbero presto scelto di donare online perchè era più semplice e costava meno alle organizzazioni nonprofit. Queste profezie non si sono ancora avverate.
I più entusiasti dicono che il fundraising online è responsabile del 2% della raccolta fondi delle organizzazioni nonprofit negli USA nel 2006, altri, fra cui io, crediamo che sia meno della metà di quanto dicono.”

Chi ha ragione? Devo dire sinceramente che ha ragione Mal Warwick anche perchè il fundraising online negli USA si è molto sviluppato in questi anni grazie alle molte emergenze che si sono succedute (dalle torri gemelle, ai terremoti e agli uragani) sia negli USA che nel mondo. Forse senza queste le grandi organizzazioni che hanno investito su internet non ne avrebbero ottenuto beneficio.

E in Italia? Credo che prima di fare raccolta fondi online sia necessario capire l’importanza a livello comunicativo con il donatore di internet. Poi dopo si passa la raccolta fondi. Ma internet non è la gallina dalle uova d’oro per risolvere i problemi di chi fondi non ne ha o ne è alla ricerca disperata. Internet in Italia può essere utile per far colmare quel gap di capacità di comunicazione (dato anche dalle minori risorse economiche..e non solo) che divide grandi e piccole organizzazioni nonprofit.

Il post è stata per me l’occasione gradita per chiarire, attraverso un commento, alcuni concetti.

Eccovi il testo integrale del commento.

Caro Francesco, ti ringrazio per la citazione, ma vorrei precisare alcune cose:

– il mio articolo non esprime una mia opinione personale sulla crescita a tre zeri del fundraising online, ma riporta i dati di una ricerca pubblicata il 16 gennaio da Donor Digital e da Target Analysis Group sull’andamento della raccolta fondi online di 12 associazioni; questa ricerca si può tranquillamente scaricare e leggere nella sua interezza cliccando sul link presente alla fine dell’articolo;

– se dai un’occhiata al mio blog (https://fundraisingnow.wordpress.com)  vedrai che in questo periodo sono state pubblicate molte altre ricerche (e altre ce ne sono), tutte americane, e che i dati mostrano tutti una chiara crescita della raccolta fondi online;

– come ben sai, il semplice dato della raccolta fondi online non dice nulla del livello di investimenti fatti, del tasso di redemption delle campagne, del tasso di conversione o del roi, tutti dati indispensabili a noi fundraiser per valutare l’efficacia di una campagna; però indica chiaramente che donare su Internet sta diventando una cosa “normale”;

– se avessi letto le altre ricerche presenti sul sito, ti saresti accorto che i punti di vista sono i più vari e indicano spesso le diverse posizioni di chi le ha curate o commentate (le fonti sono sempre citate); tutte indicano comunque un aumento del fenomeno e, soprattutto, che in alcune occasioni (leggi emergenze o Natale) Internet sta diventando il canale di raccolta fondi con la più forte crescita;

– come dice la stessa ricerca che hai citato nel tuo articolo, questo non significa affatto che sia tutto facile. Anzi, l’articolo e la ricerca dicono chiaramente che per ora le associazioni non riescono a fidelizzare questa massa di donatori (e questo chi sa di fundraising sa che è l’elemento chiave di ogni campagna di acquisizione);

– nel mio blog si discute di evoluzioni possibili del mercato guardando alle best practice di molti paesi di lingua inglese. Ma in più di un’occasione ho ripetuto una verità che credo risuoni banale alla maggior parte delle persone che si occupano di fundraising o di economia in Italia: l’Inghilterra non è l’America del Nord (Canada compreso); l’Australia è un paese ancora diverso per la cultura del fundraising; l’Italia presenta problematiche completamente diverse da tutti questi paesi. Questo significa che nessuna esperienza si può calare così com’è sulla realtà italiana. Questo non significa che, come del resto Melandri dovrebbe averti insegnato, che non si debba guardare alle migliori esperienze straniere per scrutare le tendenze in atto e indicare alcune possibili strade anche per l’evoluzione del mercato italiano;

– le ricerche citate in altre pagine, dicono chiaramente quello che tu accenni con la tua ultima osservazione (“Ma internet non è la gallina dalle uova d’oro per risolvere i problemi di chi fondi non ne ha o ne è alla ricerca disperata”), ma lo dicono con i dati: sono le associazioni che hanno più soldi, e che quindi hanno investito di più nella costruzione delle liste, quelle che riescono a raccogliere più fondi. Melandri, che stimo e apprezzo, ce lo ha insegnato: non si fa raccolta fondi senza investimenti!

– anche in Italia, del resto, molte associazioni hanno spostato parti importanti del loro budget sulla raccolta fondi online. Purtroppo in Italia l’arte del benchmarking non è ancora diventata ospite fissa alla tavola dei fundraiser, e quindi non sappiamo ancora quanto queste campagne stiano rendendo in termini di lead generation, conversione, roi, ecc. (il clickthrough lo lasciamo ai venditori di liste…), ma di certo questi investimenti indicano una tendenza in atto che è semplicemente nelle cose: passiamo molte più ore su internet; gli abbonamenti flat rendono questo sempre più economico; usiamo sempre più spesso la carta di credito (o le prepagate, o postepay, o paypal scegli tu) per i nostri pagamenti; usiamo sempre di più i servizi di home banking… insomma, pur con tutti i ritardi, stare su Internet sta diventando un’abitudine e questo non puoi pensare che non cambi le cose;

– sono l’ultimo a pensare che il dm sia morto o decotto; sempre nel mio articolo si dice espressamente che: “Questo spostamento probabilmente non danneggerà, almeno nel breve, il direct marketing offline che sopravviverà come è accaduto a molte altre tecnologie”;

– sono d’accordissimo con te quando dici, nella sidebar del tuo blog, che “La citazione non costa nulla e riconosce il lavoro degli altri” ma forse sarebbe meglio citare le fonti per intero e analizzandole nel loro contesto prima di estrapolare le singole parti di un post, soprattutto considerando che un blog non è una rivista, ma un diario di appunti (la polemica sulle citazioni incomplete lasciamola ai giornalisti: noi siamo studiosi e, soprattutto, operatori impegnati nel far crescere il non profit italiano a sostegno dei nostri beneficiari).

Chiudo notando con piacere che anche gli allievi di Melandri si stanno dedicando al mondo dell’Internet fundraising e mi auguro che iniziative di questo tipo continuino a svilupparsi e a moltiplicarsi: sono anche queste il segno di un paese che cambia e del resto questo non può che far crescere la cultura dell’innovazione sociale nel nostro paese.

Continuerò a leggere con piacere il tuo blog e ti invito a fare lo stesso con Fundraising Now! augurandomi che il nostro dialogo prosegua fruttuoso allargandosi ad altre voci e ad altri stimoli.

Con stima

paolo
https://fundraisingnow.wordpress.com

Per completezza di informazione, alcuni link:

il sito di Mal Warwick: http://www.malwarwick.com/
l’intervista di Valerio Melandri a Mal Warwick: http://www.fundraising.it/magazine/2007/02/23/parliamo-di-direct-mail-con-mal-warwick/
il mio post citato da Francesco: https://fundraisingnow.wordpress.com/2007/02/27/fundraising-online-negli-usa-la-crescita-e-a-tre-cifre/

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2 pensieri su “Cosa ve ne fate di un sito? Riflessioni su un post…

  1. Grazie Paolo per il bel commento che hai fatto al mio post e che contribuisce molto a far crescere una bella e sana cultura del fund raising (anche del fundraising via internet) che nasce anche dal confronto. Concordo con quanto dici e con piacere continuerò a leggere il tuo blog.
    Per quanto riguarda le citazioni mi impegnerò a citare direttamente le ricerche, invece che i post, in modo da non creare equivoci.

    Francesco

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