Il web 2.0 conquista il non profit: nasce Myactionaid


HomeIl web 2.0 è ormai di casa nel mondo della raccolta fondi online. Dopo il caso da manuale di Greenpeace (IGO), di cui ho già parlato in un precedente post, anche Action Aid UK ha aperto le porte ai paradigmi del social network con MyActionAid.

In realtà, più che l’esempio di Greenpeace, My Action Aid sembra seguire soprattutto il modello fatto proprio da Barack Obama. Ma su questo tornerò dopo. Vediamo intanto come funziona.

Arrivati sul sito, dopo l’iscrizione (da confermare seguendo il link che trovate nella mail che vi è stata inviata) possiamo crearci la nostra pagina personale (il nostro blog), inserendo notizie e foto: non solo la nostra di presentazione, ma anche quelle degli eventi che abbiamo organizzato (in Inghilterra va di moda il cosiddetto “Challenge Fundraising”, la sfida sportiva sponsorizzata dagli amici e parenti per raccogliere fondi)  o quelle del nostro matrimonio.  Anzi: il nostro matrimonio possiamo addirittura organizzarlo online, mostrando agli amici le foto del luogo dove si svolgerà la festa, quello della chiesa o municipio, o quelle delle nostre bomboniere (ovviamente solidali).

Sul blog, ovviamente, possiamo avviare anche la nostra raccolta fondi a favore di Action MemberAid. Come al solito ci daremo degli obiettivi di raccolta fondi (come insegna la nostra amica Beth Kanter, meglio se concreti e realizzabili), e un widget mostrerà ai visitatori del nostro blog l’andamento della raccolta.

Piccola e interessante novità, che fa tanto trasparenza, sul Blog potremo anche inserire una bella tabella con il dettaglio delle entrate, con nome del donatore, importo, data e commenti che hanno accompagnato il bel gesto.

Ovviamente, la raccolta terrà conto sia dei soldi raccolti online (per i quali ActionAid mette a disposizione il proprio sistema di pagamento sicuro) che di quelli raccolti offline.

Grazie al blog potete creare anche la vostra lista di blog amici e potete essere contattati e contattare altri partecipanti tramite un form.

Forum

Gli utenti infine possono partecipare anche a una serie di forum, seguendo però una delle aree tematiche decise dall’organizzazione stessa.

L’impressione complessiva che si ha visitando il sito di Action Aid è che ormai più che del futuro della raccolta fondi online stiamo parlando del presente, di un presente che soprattutto le associazioni in grado di parlare con un pubblico più giovane (e Action Aid ne è un bell’esempio) sapranno presidiare con successo.

Ognuno però si porterà dietro, probabilmente, la propria storie e identità. E da questo punto di vista Action Aid mi sembra, almeno per ora, molto meno web 2.0 di quanto non lo sia Greenpeace.

My action aid trek

Il sito infatti appare essere costruito secondo un modello centralizzato che, come dicevo sopra, somiglia più al sito di Obama che al modello ambientalista militante di IGO. Anzi, rispetto al modello di Obama mi sembra ci sia ancora più paura, tanto che in nessun modo si è pensato (o almeno oggi non è visibile) a un’integrazione con gli UGC (user generated content), attraverso video caricabili su You Tube e affini o  dei widget per la visualizzazione delle proprie fotografie su una galleria di Flickr o di altri siti  del genere.Insomma, complessivamente l’operazione di Action Aid è interessante, ma rischia di rimanere un po’ troppo tiepida e, quindi, di scarso impatto. Ma non mi stupirebbero novità a breve in senso un po’ più “sociale”.

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