Second life: una patria per il fundraising 2.0


Che Second Life fosse la nuoSecond life STCva frontiera del Fundraising online lo avevo già scritto in uno dei primi post di Fundraising Now! (a proposito dello Yak messo in vendita da Save the Children) ma, lo confesso, per limiti di tempo e, soprattutto, per la vetustà del povero portatile che sostiene questo blog, la mia esperienza del mondo virtuale creato dagli uomini della Linden era assolutamente misera.

Ovviamente lo è ancora, ma ieri (in occasione del primo mese di vita di questa piccola creatura) mi sono permesso di passare un po’ di tempo in Second Life facendomi teletrasportare dalle parti di Biloxi (uno dei tanti siti creati in questo mondo virtuale) per partecipare a una festa del Mardi Gras organizzata dai “SL Katrina Relief” Fundraiser, un gruppo di cittadini “virtuali” che da anni è impegnato a raccogliere fondi per la ricostruzione delle zone colpite dall’uragano Katrina.

Da profano in realtà non sapevo bene dove andare. Mi sono limitato a digitare “charity” nel motore di ricerca interno e a scegliere tra le varie destinazioni possibili quella che mi sembrava più curiosa.

Ebbene, l’esperienza, nonostante i limiti di mobilità del mio avatar, è stata entusiasmante.

Avatar su Biloxi

La mia prima tappa è stata in un bar solitario di Biloxi, una cantina stile messicano senza avventori ma con una sopresa interessante: un box di donazione dedicato al finanziamento di Habitat for Humanity, un’associazione internazionale e interconfessionale che opera, tra le altre cose, nell’area di New Orleans e che ha messo la ricostruzione post-Katrina tra i suoi principali obiettivi.

Donation Box

L’oggetto virtuale, oltre a essere bello graficamente, l’ho trovato anche assolutamente funzionale dal punto di vista della raccolta fondi.

Emotivamente, una bella fotografia mi ha subito rimandato alla tragedia umana dell’uragano. Il logo dell’associazione e il numero di donazioni effettuate (85 in quel momento), mi ha dato assoluta trasparenza sul destinatario dei fondi e, ancor più importante, cliccando sulla “donation box” un link mi ha anche mandato sul sito di Habitat, dandomi un’idea più chiara sul loro lavoro e sul loro obiettivo.

Ok, bello. Ma la socializzazione di cui tanto ho parlato come fondamento del Web 2.0? In fondo fin qui l’unica cosa erano un bar vuoto e un oggetto virtuale interessante, ma tutto questo forse me lo potevo trovare anche in un sito Internet.

Allora, sempre impacciato, ho spiccato il volo (“letteralmente”, perché in Second Life si vola) e mi sono messo a girovagare in cerca di Biloxi Beach dove era annunciata la festa. E, dopo pochi istanti, eccomi proiettato tra un angelo (Jon Lon, uno dei membri del gruppo) una serie di donne mascherate e altri personaggi assolutamente improbabili che ballavano come forsennati al ritmo di una musica miscelata da un Dj.

Tra il vocio tipico di una chat in simultanea, la voglia di ballare (va bene, virtualmente, ma il mio corso di balli popolari non è ancora iniziato), uno sguardo al contorno e la durezza della mia scheda grafica, è subito iniziata anche la conversazione, soprattutto con Jon Lon.

Non una vera intervista, perché non è bello interrompere una festa con cose così serie, maT-shirt qualche chiacchiera per capire chi fossero, cosa stessero facendo e quanto spesso si incontrassero. Quanto basta, tra un ballo e l’altro, tra una visita a una donation box e l’altra (perché ce ne sono ovunque), tra un’occhiatina a una delle statue di sabbia in vendita e l’altra (anche queste a scopo benefico… e sull’arte in Second Life ci sarebbe da aprire un altro blog e ce ne sono!) per capire che in realtà mi trovavo di fronte a un appuntamento che va avanti da anni nel mondo di Second Life. Con esiti davvero soprendenti, perché dal 2005 questi ragazzi hanno raccolto diversi Linden Dollar per diverse associazioni, soldi che sono diventati migliaia di dollari reali secondo il tasso di conversione vigente.

Due articoli trovati in rete mi hanno illuminato un po’ sul passato di questo gruppo.

Eccoli:
http://secondlife.com/showcase/feature.php
http://secondlife.blogs.com/nwn/2005/09/katrina_relief_.htm

(ma di letteratura e riferimenti ce ne sono svariati e con un po’ di pazienza potete cimentarvi a scrivere una storia di questo gruppo).

A questo punto la curiosità su Second Life ha cominciato a montare velocemente e ho deciso di non fermarmi… ma prima di continuare una valutazione al volo.

Noi fundraiser siamo da sempre in cerca di relazioni forti con i nostri sostenitori. Sappiamo che fuori dalla relazione (che cerchiamo di ricreare in molti modi diversi dalla personalizzazione di una lettera standardizzata, alle tessere, agli attestati, ai circoli, agli incontri sul territorio, ecc.) non c’è raccolta fondi possibile (come da anni ci ha insegnato, con il suo “Relationship FundraisingKen Burnett,), se non nel breve periodo.

Ma se questa è la nostra necessità, l’esperienza su Second Life, pur nella sua limitatezza, mi sembra indichi una possibilità di sfruttamento di questo canale amplissima proprio perché ci sono, quantomeno, elementi come:

– trasparenza
– interattività
– socializzazione
– ripetitività
– libertà
– relativa comodità di pagamento

Ma il viaggio è solo all’inizio e forse qualche altro esempio potrà aiutare… Alla prossima!

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