Obama’08: cosa possiamo imparare?


Obama’s 08

In questo blog non si parla di politica. Ma la politica, soprattutto quella americana, ha molto a che fare con il fundraising e, avendo risorse, muovendo interessi fortissimi ed essendo pur sempre uno dei luoghi della partecipazione democratica, è spesso uno dei “luoghi”dove si sperimentano nuovi linguaggi e nuove forme di comunicazione.

La campagna di Barack Obama, lo sfidante più accreditato nel fronte democratico della presidentessa “in pectore” Hillary Clinton, è sicuramente il luogo dove questa This site is about yousperimentazione si sta facendo più interessante, soprattutto per come si è saputa inserire nel mainstream del Web 2.0.

Cercherò di analizzarne alcuni degli aspetti salienti prima di provare a trarne alcune piccole lezioncine per le nostre associazioni impegnate nel fundraising.

Ma non pensate che ci sia qualcosa di complicato: basta atterrare su http://www.barackobama.com/ per capire che qui tutto è stato pensato nell’ottica del Social Network.

A parte la foto di rito del candidato che vi accoglie pronto a presentarvi il video della sua discesa in campo, il sito è dominato da due sezioni che non vi sfuggiranno. La prima è quella più propriamente del Social Networking che, memore della copertina del Times, è ovviamente “about you“, quel “tu” incoronato come “il personaggio dell’anno 2006” proprio per come ha saputo prendere la parola e rivoluzionare le regole della comunicazione attraverso la rete e, soprattutto, attraverso i blog.

barack obama 5E infatti grazie a My.BarackObama.com potete cercare il sostenitore di Barack più vicino a voi, creare il vosro network, pianificare o partecipare a un evento, diventare un fundraiser (usando proprio uno di quei widget di cui vi ho già parlato in altre occasioni) e scrivere il vostro blog.

Be’, io ovviamente l’ho fatto, pur non essendo un cittadino americano. Mi sono registrato, ho creato il mio profilo, ho Barack Obama 6lasciato un messaggio, ho avviato la mia campagna di raccolta fondi (dandomi un obiettivo minimo di 1000 dollari) e ho anche postato il mio primo intervento.

E come nelle migliori delle tradizioni, ovviamente ho anche il mio bel “dashboard” riassuntivo dove posso ritrovare tutte le mie informazioni.

Ma c’è un altro elemento che salta subito all’occhio ed è la BarackObamaTV (http://www.barackobama.com/tv/), dove potete trovare tutti i video della campagna, spedirli via mail, linkarli, copiarne il codice o trasformarli in un Rss Feed, tutto grazie alla tecnologia di Brightcove un sito molto conosciuto tra coloro che si scambiano video o cercano l’ultimo serial tv americano “aggratis”.

Insomma, siamo nel pieno del Web della condivisione, del quale si sfruttano tutte le icone.

Barack Obama 4

E mentre da noi si discute se siti come YouTube siano pericolosi per la nostra gioventù, proprio YouTube (ormai in mano a Google), insieme a Flickr (sito di condivisione di fotografie del gruppo Yahoo!) e a FaceBook (sito che permette di crearsi il proprio network sul modello Linkedin) dove il buon Obama ha il suo profilo come un comune manager aziendale, sono al centro della strategia comunicativa del candidato afroamericano.

Si dirà, tutto inventato dal nulla in pochi giorni? No, qui viene la prima lezione. Obama e i suoi spindoctors hanno preparato da tempo una campagna basata sul Social Network. Già da senatore dell’Illinois, infatti, il candidato del cittadino comune (ma anche uno dei pochi a posizionarsi nel mercato politico a stelle e strisce per la sua netta contrarietà alla guerra) è stato tra i primissimi a usare il podcast per i suoi interventi (in cui oltre che di guerra parla di servizi pubblici, etica, lotta alla corruzione, ecc.). Questo gli ha permesso di arrivare alla campagna elettorale con una più piena conoscenza del mezzo e soprattutto con maggiore credibilità rispetto agli altri competitor.

Tutto chiaro fin qui? Sì, ma siamo ancora alla superficie e il rischio è quello di illudersi che sia tutto facile nel bel mondo di Internet. E invece qui viene, secondo me, la seconda lezione.

La campagna di Obama è in realtà da manuale proprio perché è il più classico esempio di comunicazione integrata dove ogni singola azione è perfettamente coerente con il posizionamento della marca (Obama è l’uomo della gente, la terza via tra i democratici e i repubblicani, l’uomo di colore dell’ultima generazione, il fustigatore, senza eccessi da Savonarola, della vita pubblica americana, l’uomo di sinistra alla costante ricerca di un compromesso con la destra ma capace pur sempre di dire uno dei no più sonori alla guerra in Iraq…) e con il target scelto (la gente della strada, quella che incontra nelle decine di comizi ma anche i milioni di persone che usano i luoghi di incontro del Social Network). Obama è credibile perché la sua campagna parte dalla terra (l’offline) e arriva con coerenza all’online, non viceversa, e questo gli permette di non apparire strumentale.

Proprio la strumentalità infatti è il principale dei rischi in agguato per siti di questo tipo. E’ il sito di Obama indulge spesso in questo difetto, tra l’altro non consentendo agli utenti di caricare sul sito contenuti generati da loro stessi (pensate ai video dei sostenitori di Greenpeace adattati per la campagna elettorale di un candidato alla presidenza degli USA!!) e finendo in ultima analisi per centralizzare ciò che la rete di fatto cerca di decentralizzare. Ma questo, che in genere è un peccato capitale per chi prova a giocare sporco sulla rete, a Obama viene perdonato proprio grazie al patrimonio di marca accumulato (la brand equity) e alla fine l’operazione partecipazione (engagement) funziona proprio perché coerente con l’idea di un candidato che ascolta la gente (come l’operazione di Greenpeace funziona, meglio, proprio perché coerente con la storia di un’associazione che da sempre ha saputo chiamare i suoi sostenitori all’azione concedendogli il massimo di autonomia). Insomma, la credibilità in rete si inizia a costruire fuori dalla rete!

Terza lezione, conseguente alla seconda: non dimenticate la vostra storia e il contesto! Negli Usa la politica si fa da sempre così. La campagna elettorale è un momento di impegno economico e personale dei sostenitori. Il porta a porta, la telefonata dell’ultimo giorno ai conoscenti indecisi (che ha consacrato Bush nell’ultima tornata presidenziale) sono la norma e sono assolutamente pertinenti al Social Network. E allora perché non trasporre tutto questo sulla rete?

Ma cosa fare se questa storia non appartiene al nostro paese? La si costruisce! Nel senso che gli spazi della socialità, pur se in forma diversa, esistono ovunque. Il tutto richiede tempo, idee, obiettivi da condividere, persone dedicate, ecc. ma esattamente come molte associazioni hanno costruito dal niente i loro gruppi di volontari pronti a scendere in piazza, la stessa attenzione può aiutarci a costruire i nostri gruppi di volontari in rete, purché non si dimentichi la propria storia, quella dei propri sostenitori e il contesto in cui si opera.

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