Promuoversi sul Social Network: i consigli di Beth


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Il Web 2.0, al di là di qualsiasi definizione più o meno ufficiale, è soprattutto il passaggio a un nuovo paradigma, quello di Internet come luogo in cui va in scena una grande conversazione.

I blog, i servizi di condivisione come Technorati o Digg, i Feed Rss, i podcast, ma anche le tecnologie (a partire da Ajax) che di questa piccola rivoluzione sono state protagoniste, e la stessa Wikipedia (e tutti i Wiki nati negli anni) vivono innanzitutto della voglia di comunicare e di entrare a far parte di una comunità virtuale che sempre più spesso diventa anche reale, nel senso che mette al centro progetti comuni, si incontra (i barcamp, ma anche gli incontri di Listaetica, per chi nel mondo del non profit è riuscito a frequentarli), incontra, promuove idee e, anche, campagne sociali.

Tutto questo è il Social Network, la componente fondamentale del nuovo modo di fruire la rete, ma anche quella chSocial Network Mape, chiunque di noi si occupi di marketing o fundraising, dovrebbe imparare a conoscere seriamente, vivendola da dentro, prima di lanciarsi in qualsiasi campagna.

E’ esattamente quello che ha fatto la nostra Beth che, infatti, ci lascia con alcuni consigli su come promuovere la propria campagna usando al meglio il Social Network:

“Mi sono unita a gruppi di affinità (gruppi di utenti interessati agli stessi argomenti) collegati al mondo delle ong, al non profit, alla Cambogia o alla riduzione della povertà e ho inoltrato foto e video della mia campagna a questi gruppi. Ho cercato di essere sicura di includere sempre un titolo e una descrizione chiari, così come un call to action e l’url del sito della campagna.”

E ancora:

“Ho incluso dei tag (delle piccole parole chiave) alle mie foto e ai miei video. I tag che di solito ho incluso sono stati: fundraising, ngo, npo, nonprofit, widget, cambogia, khmer, charity, sviluppo, riduzionedellapovertà, ecc…”

Beth ha anche aggiungo ogni suo video, foto o post del suo blog a Delicious usando gli stessi tag usati per tutto il materiale.

Poi ha creato un account su Digg e da qui ha iniziato a mettersi come un segugio alla ricerca di tutti i blog presenti sugli argomenti di affinità lasciando commenti, inviando email, usando i servizi di trackback non dimenticandosi mai di lasciare l’url della campagna.

Solo a questo punto ha iniziato a inviare mail a tutte le persone del suo Social Network invitandole a unirsi alla campagna.

Be’, anche se spesso si dice che noi siamo anni indietro rispetto all’Ammerica, tutto sommato credo che non ci sia nulla che non si possa replicare anche in Italia. Ma attenzione, con alcune ulteriori indicazioni:

  • Beth conosceva la rete e nonostante questo ha scelto di mettersi ancora una volta in ascolto per raccogliere umilmente suggerimenti utili;
  • Beth è autorevole. Per lanciare una campagna di sensibilizzazione, offline o online che sia, abbiamo bisogno di persone autorevoli nel loro contesto (o nella loro rete);
  • se vogliamo lanciare campagne non possiamo sempre affidarci a volontari, per quanto esperti. Abbiamo bisogno di un direttore delle attività Internet che, oltre alle conoscenze consuete nel marketing e nella comunicazione, sappia stare dentro la grande conversazione della rete.

Insomma, come diceva Steve Bridge, abbiamo più che mai bisogno di un buzz-director (dove Buzz è la forma gergale di Internet).

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