
Non poteva mancare, tra i tanti usi che si fanno del face up (il meccanismo che invita gli utenti a metterci la faccia), un esempio (in realtà è il secondo che cito in questo spazio) di cause related marketing .
A realizzarlo, innovando, come al solito non è stata un’azienda italiana ma la filiale Argentina di Oral-B (un marchio di Procter & Gamble). Sto parlando di “1 foto per un sorriso“, un progetto dal meccanismo semplice semplice ma di grande impatto. Come funziona? Facile:
- ogni utente (o meglio, in genere i figli degli utenti) è invitato a inviare una propria foto;
- per ogni foto inviata Oral-B si impegna a versare un dollaro a Unicef (ovviamente il meccanismo interno prevede, come sempre dovrebbe essere, una donazione “minima” garantita: in questo caso di 100.000 dollari);
- invitando un amico si partecipa all’estrazione di 120 kit di salute dentale, cosa che dovrebbe incentivare il meccanismo virale.

Un’idea semplice e forse vincente… Ma perché qui in Italia un progetto simile, come quello di Mentadent, non ha avuto il coraggio di rischiare la carta del Cause Related Marketing? E Tiscali con il suo “Mettici la faccia”? In attesa che la cultura del Cause Related Marketing arrivi anche sulla rete italiana (e trovi anche una sistemazione giuridica coerente…) accontentiamoci di guardare all’estero.
Un grazie di cuore a Daniele Montemale (aka Viral Avatar) che mi ha segnalato l’iniziativa.














Molto interessante, Paolo. Sto organizzando un corso di marketing per odontoiatri e farò anche quest’esempio.
Da: Andrea su 9 Marzo, 2009
alle 10:49 am