Inserito da: paolo.ferrara | 8 Ottobre, 2007

Chi crede ancora alla pubblicità? Internet e passaparola.

In questi giorni, grazie alla segnalazione di Pier Luca Santoro (visionario consulente di marketing), mi è capitata tra le mani una interessantissima ricerca di Nielsen Rating sul potere del passaparola (word of mouth, come lo chiamano gli angli).

Cosa dice questa ricerca? Che il passaparola è il principale e più credibile veicolo di un prodotto, servizio, o causa sociale e che Internet e le sue piattaforme partecipative stanno dando sempre più potere all’opinione dei consumatori/donatori anche se la pubblicità tradizionale (giornali e TV) risulta ancora credibile in molti paesi (ma le differenze culturali sono numerosissime).

Passaparola 1

Questi alcuni dati signigicativi:

- ben il 78% dei consumatori, per le sue scelte, si affida soprattutto al passaparola;

- la carta stampata batte di gran lunga la TV, in quanto a credibilità;

- le newsletter online sottoscritte, e ancora meno i banner o i motori di ricerca, sono tra i meno decisivi nella scelta d’acquisto, mentre le opinioni online e i contenuti generati dagli utenti sono apprezzatissimi;

Passaparola 2- italiani e danesi (cinici? disincantati? diffidenti? bugiardi?) sono quelli che si fidano meno di tutti i mezzi. Ma anche per loro (con solo il 64/62%) il passaparola rimane la fonte più attendibile per decidere come impiegare i propri soldi;

- solo il 47% degli italiani considera i blog come fonti attendibili (a differenza di quello che accade in molti altri paesi).

Al di là delle considerazioni sociologiche su quello che sta accadendo a questo paese, il dato univoco è, come anticipato, che il passaparola è il più impattante tra gli strumenti di vendita e, per qualsiasi organizzazione non profit, il più potente strumento per trovare nuovi donatori o volontari.

Un motivo di più per guardare al web 2.0 e al fundraising 2.0 come essenziali strumeti al servizio della nostra causa.


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