Misurare il web 2.0? Forse che sì, forse che no…


S.i può misurare il ritorno del web 2.0? Si può misurare il successo di un blog, al di là del numero di visitatori? Sull’argomento è intervenuta Beth Kanter in uno dei suoi ultimi post in cui ha riportato alcune posizioni davvero interessanti. Vediamone alcune.

Secondo Stephen Downes misurare i risutati del vostro blog sarebbe “ridicolo”. Come misurare un’amicizia. E non varrebbe a nulla incrociare i dati quantitativi con quelli qualitativi. I dati, di qualsiasi tipo, non hanno nessun senso quando si parla di amicizia.

Eppure secondo Avinash Kaushik (curatore di un bellissimo sito dal nome adorabile: il Rasoio di Occam) il modo c’è ed è sintetizzabile in sei regole d’oro:

  • il contributo netto dell’autore (in termini di post e numero di parole contenute nei post)
  • il numero di Unique Blog Users (sia in termini di visitatori al blog sia in termini di sottoscrittori dei feed RSS)
  • il tasso di conversione (che darebbe la misura del successo nei media sociali)
  • l’autorità su Technorati (che misura il vostro impatto nel mondo)
  • il costo
  • il Ritorno sugli Investimenti (il famigerato ROI che misura il ritorno per voi e per la vostra organizzazione)

Metro rosso

by http://www.flickr.com/photos/lianakabel/

Ovviamente il buon Avinash spiega nel dettaglio ognuna di queste regole (e vi consiglio caldamente di leggerle)… ma siamo davvero convinti che siano utili?

Il dibattito è aperto. Io, come Beth, credo che tutto dipenda dal proprio obiettivo. Se il vostro argomento riguarda una nicchia, è davvero importante che voi raggiungiate una buona autorità su Technorati? Non è forse più importante che quelle poche persone che raggiungete siano quelle giuste? Ed è davvero importante che siano autoreferenziali al mondo dei Social Media? Ed è ha senso misurare il successo di un blog sul numero di articoli pubblicati? O non è forse più utile che i pochi o molti post raggiungano le persone giuste e nel momento giusto? I vostri donatori per esempio? I membri del vostro consiglio direttivo? I vostri volontari o i cooperanti all’estero?

Certo, se vi rivolgete a una massa, se la vostra causa interessa le folle, se la vostra organizzazione raggiunge già migliaia di persone ogni anno… be’ allora forse tutto questo ha un altro rilievo e se doveste avere pochi utenti, o pochi iscritti ai vostri feed rss, ecc. ecc. be’ allora sì che dovete preoccuparvi!

In un modo molto suggestivo un concetto simile lo ha espresso Catherine Carey che sottolinea come non esistano soltanto i “migliori amici”. Esistono anche: i buoni amici, gli amici di lunga data, i vecchi amici, i cari amici e giù giù fino ai conoscenti. E in queste definizioni non vi è soltanto una scala di amicizia (forse misurabile) ma c’è un vero e proprio giudizio, qualcosa che ci spinge a usare termini differenti per situazioni che sono, seppur apparentemente vicine, relazioni completamente diverse. Questo significa però che anche la misura del successo del mio blog differirà a seconda del caso che io voglia farmi degli amici, rivolgermi a dei conoscenti oppure vendere dei prodotti di massa a dei perfetti sconociuti.

Un’ultima annotazione che ha a che fare con il nostro piccolo mondo dei fundraiser e affini italiani: quello dei commenti.

In questi giorni mi è capitato in più di un’occasione di incontrare colleghi, giovani studenti o altre persone che avevano visto questo blog. Sicuramente molti di più visitano quello di Lentati o di Valerio Melandri… eppure… eppure i commenti sono sempre molto pochi, il dibattito non decolla e quasi ci si vergogna a sollevare argomentazioni a contrario… Perché? Forse perché siamo pochi. Forse perché siamo ancora scarsamente alfabetizzati informaticamente. O forse perché siamo mediamente anzianotti? Non lo so, certo che per ora questo dato non sembra molto significativo da leggere… C’è solo da sperare che i blog delle nostre organizzazioni non profit riscuotano maggiore partecipazione.

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3 pensieri su “Misurare il web 2.0? Forse che sì, forse che no…

  1. coraggio Paolo! I commenti arriveranno.
    Sulla misurazione del web 2.0 sono d’accordo con te, specie sul concetto di “target/profilazione” puntuale che la rete bene usata consente di mettere in pratica alla grande. Ma in realtà spero che prima ancora di misurare il web 2.0, le onp s’impegnino a misurare il loro impatto sociale o l’efficienza delle loro campagne di fundrasing e a rendicontare tutto con trasparenza, costanza e rispetto del donatore e della loro causa sociale/beneficiario. Siamo ancora lontani… pensa a quanto potrebbe essere d’aiuto il web (su un certo target) se bilanci sociali, annual report, ecc. non fossero in pdf o “statici” ma si aprissero agli strumenti dinamici e interattivi 2.0… Impact report widgettati, video report su you tube, …Creerebbero quell’infrastruttura sociale “on line” che aiuterebbe e di molto “la fiducia a donare”, specie nei futuri e prossimi donatori virtuali…

  2. caro Francesco, spero riuscirai a leggere il mio commento anche se un po’ tardivo. Le ultime settimane sono state dure e come sai il blog per me rimane un hobby e un posto dove accumulare gli appunti e questa volta ha dovuto fare qualche passo indietro rispetto al lavoro.
    Sono assolutamente d’accordo con il tuo commento, tanto d’accordo che colgo l’occasione per pubblicare un post tratto da questo articolo:

    http://www.nonprofitmarketingblog.com/site/save_the_children_uk/.

    Internet, come più volte ci siamo detti anche con Daniele Fusi, porta alla luce un donatore/consumatore più consapevole, che inizia a scegliere e vuole essere coinvolto e a cui di certo non basta più (ma in realtà non è mai bastato!!!) un bilancio sociale o un annual report statico. La trasparenza credo sia far parlare le persone, portare il donatore a vedere concretamente quello che facciamo (nel rispetto della dignità e della privacy dei beneficiari), aprire il canale dei commenti sul nostro blog, ecc. ecc.
    Come hai visto la strada che ho intrapreso con tdh va in questa direzione… ma sono sicuro che presto anche altre realtà non profit seguiranno questa strada.
    un caro saluto
    paolo

    ps.: prima o poi dovrò decidermi a commentare un tuo bellissimo post sulla denominazione di fundraiser… ci ho pensato e ripensato ma nel caos di questi giorni non sono riuscito a mettere giù niente, ma vedrai che ci arriverò

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