Formazione, formazione e ancora formazione: cresce la voglia di fundraising

In questi giorni, il vostro fundraiser invidioso compulsa tweet su tweet rosicando per tutto quello che si sta perdendo al Festival del Fundraising (http://www.festivaldelfundraising.it/) anche quest’anno sold out!

Il successo del festival, che si ripete di anno in anno, è’ un bel segnale di quanta voglia ci sia di incontrarsi, imparare e crescere nel non-profit italiano. E, soprattutto, di quanto sia vivace il mondo della raccolta fondi in Italia.

Personalmente ne ho avuta l’ennesima dimostrazione anche nel seminario che abbiamo organizzato in Bocconi sulle piattaforme di fundraising online: ci aspettavamo non più di 60 persone, e ci siamo ritrovati in oltre 200 persone, assiepati in due aule cercando di fare, per la prima volta, anche del sano benchmarking. E’ stato bellissimo e spero che riusciremo a trasformare quest’appuntamento in un’occasione di analisi annuale dello stato dell’arte del personal fundraising e del crowdfunding (per chi volesse guardarla, qui c’è la presentazione che ho fatto in Bocconi) e anche in un’occasione di confronto annuale: perché formazione significa anche confronto.

Formazione significa anche scambio, dono reciproco. Non lo dico per piaggeria. Come docente mi metto in gioco, cerco di dare sempre il massimo, come fanno i tanti colleghi che al lavoro quotidiano al fianco delle loro cause aggiungono lo studio matto e disperatissimo e la didattica. Ma so anche che dalla formazione anche io porto a casa moltissimo: la necessità di aggiornarmi, innanzitutto, che mi aiuta a non sedermi; ma anche lo stimolo degli studenti, il racconto delle loro esperienze, il loro sguardo critico, la loro generosità nel donare esempi e confronti. Un regalo enorme di cui sarò per sempre debitore alle centinaia di persone che ho incontrato in questi anni (con un collega che stimo moltissimo stiamo cercando di far diventare lo scambio qualcosa di ancora più concreto, ma magari di questo vi parlerò con lui in un prossimo post).
Formazione significa anche incontro di stili, punti di vista, approcci diversi: in questi anni ho cercato , quando è stato possibile, di fare formazione insieme a colleghi, amici e professionisti del web marketing e dei social media profit. Mi piace allargare la mappa, offrire sguardi laterali e anche, se capita, posizioni diverse dalle mie. Spero che questo sia anche di gradimento per gli studenti. Un incrocio interessante, e nuovo per me, lo faremo al prossimo corso su Social Media e Crowdfunding per il non-profit insieme ad Alberto Giusti. Curiosi? Allora guardatevi il programma (in evoluzione) e prenotatevi. Ci ritorneremo presto: http://www.fundraisingschool.it/offerta-formativa/calendario-2013/fundraising-e-crowdfunding/

Il lavoro a percentuale nuoce gravemente al fundraising… e non solo!

Il banner della campagna di Assif contro la percentuale nel fundraising

Il banner della campagna di Assif contro la percentuale nel fundraising

Quanti di voi, colleghi fundraiser, si sono sentiti rivolgere l’oscena proposta?: “Ti pago a percentuale”. Come? Sì, proprio così, o meno secca, in una delle tante varianti:

- “be’, voi fundraiser non siete dei commerciali? E allora se porti a casa i soldi, io ti pago”;

- “sai, soldi non ce ne sono molti, ma ovviamente se riesci a raccogliere dei fondi poi ci mettiamo d’accordo e una percentuale va a te”;

- “noi siamo una onlus, lo sai, non possiamo rischiare. Non è etico che spendiamo troppi soldi, di certo non possiamo spenderli nel marketing e nel fundraising. Non sarebbe etico… Però se tu riesci a raccogliere soldi, poi possiamo concordare una percentuale”.

Comunque vi abbiano posto la questione, sono sicuro che a ognuno di noi, nel corso della carriera, di proposte indecenti come queste ne siano arrivate decine. Oggi, con la crisi, quello che un tempo sembrava solo un cattivo vezzo delle organizzazioni meno strutturate, sta diventando una moda straripante, una marea che travolge tutti, dalle ragazze e i ragazzi appena usciti dai master (dopo 1 laurea, 1 specializzazione, due o tre stage e qualche esperienza all’estero!) fino alle professioniste e ai professionisti con più anzianità di servizio.

Quale dev’essere la nostra reazione? Semplice, chiara, univoca:

ora basta! Io non lavoro a percentuale

Perché? Assif, l’Associazione Italiana Fundraiser, ha appena lanciato la campagna ZEROXCENTO contro il lavoro a percentuale (che, lo ricordo, è vietato dalla maggior parte dei codici internazionali). Ecco le ragioni dell’associazione:

  • un fundraiser sa che l’efficacia dell’attività non dipende unicamente dal proprio operato, bensì da una pluralità di fattori;
  • un fundraiser sa che questa forma di retribuzione può indurre a scelte e comportamenti più mirati al guadagno personale che all’interesse dell’ente per cui opera e alla volontà del donatore;
  • un fundraiser sa che il suo operato è frutto di relazioni, reciproca fiducia, consenso e adesione con il donatore. Tale valori devono essere mantenuti e rispettati;
  • un fundraiser sa che il reale valore della prestazione fornita tiene conto anche dei risultati intangibili che la sua attività genera con passione, etica e competenze.

Aggiungo a queste alcune delle motivazioni che mi hanno spinto a fare pressione su questi temi  e che mi spingono ad aderire con entusiasmo:

  • la percentuale nuoce gravemente alla crescita del nonprofit: disabitua all’investimento, alla capacità di rischio, al confronto con il donatore e con il mercato. Lascia proliferare iniziative temerarie, senza alcun business plan o senza alcuna seria analisi dello scenario circostante (ci sono già altre onlus che svolgono questo compito? come lo svolgono? quanto hanno investito in professionalità? qual è il livello di servizio raggiunto? ecc. ecc.). La percentuale è foriera di un’inevitabile crollo della qualità, esattamente come in altri settori della comunicazione e del marketing lo è stato il disdicevole abuso delle gare;
  • la percentuale distrugge l’immagine del nonprofit: riempie il mercato di avventurieri con mazzette di progetti in mano e senza alcuna preparazione specifica rispetto alla causa (o alle cause) di cui si fanno portavoce; porta alla ribalta presidenti e direttori che non hanno alcuna fiducia nella causa o nelle persone, ma che riducono la loro stessa causa esclusivamente a un gioco di entrate e uscite la cui unica certezza è il loro stipendio, non certo il benessere dei beneficiari o dei professionisti coinvolti;
  • la percentuale trasforma il terzo settore in un’impresa commerciale basata sul rapporto sinallagmatico (ti do se mi dai (do ut des), fino a contaminare anche il rapporto fra domanda e offerta di lavoro;
  • la percentuale scarica il rischio d’impresa esclusivamente sul soggetto più debole, il prestatore d’opera, lasciandolo spesso e volentieri in balia di pescecani vestiti da santi o dame della carità. Provate poi, ammesso che vi vada bene, a esigere il dovuto: avrete bisogno di un buon avvocato e di un ottimo commercialista. Probabilmente non vedrete mai i soldi o li vedrete solo dopo qualche anno, sperando  che i vostri familiari siano riusciti a sostenervi fino a quel giorno;
  • il fundraiser non è un commerciale! Se c’è qualche collega che lo pensa, prego si accomodi fuori. Se c’è qualche presidente o dirigente che lo pensa (molti, moltissimi): please, lasciatevi dire che non avete capito nulla.  A percentuale lavorateci voi! La percentuale è l’antitesi della professionalità e dell’imprenditorialità;
  • ultimo, ma non l’ultimo: il lavoro a percentuale non è etico! Non rispetta i valori della persona, oltre a non rispettare i valori che dovrebbero stare alla base del nonprofit e della nostra comunità.

Se non vi ho convinto, vi consiglio vivamente di leggere i post dei tanti colleghi che in queste ore si stanno mobilitando:

Stefano Malfattihttp://www.fundraisinglink.it/la-percentuale-dei-no/

Raffaele Piccilihttp://www.beafundraiser.it/io-non-lavoro-a-percentuale-2.html

Massimo Coen Caglihttp://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/lavoro-a-percentuale-avvelena-fundraising-digli-di-smettere-e-spiegagli-il-perche/

Elena Zanellahttp://elenazanella.wordpress.com/2013/04/25/assif-dice-stop-al-fundraising-a-percentuale/

Riccardo Friedehttp://www.fundraisingkmzero.it/fundraising-a-percentuale-solo-allo-0/

Andrea Rombolihttp://www.romboliassociati.com/io-non-lavoro-a-percentuale-campagna-assif-0/

Fabio Ceseri: http://welfareweb.wordpress.com/2013/05/16/manifesto-zeroxcento-png/

Sul sito di Assif trovate manifesto, banner, comunicato stampa e cover per facebook. Cosa aspettate?  Aderite e non dite che non vi avevamo avvertito: il lavoro a percentuale nuoce gravemente ai fundraiser, al nonprofit e all’intera comunità.

Le piattaforme online per il fundraising

Corso Fundraising Online

Le conoscete? Le avete mai provate? Insieme al variegato mondo del crowdfunding, da qualche tempo anche in Italia disponiamo di piattaforme per il la raccolta fondi online e il personal fundraising ed è il caso di iniziare a familiarizzare con esse (o almeno con alcune) cercando di comprenderne i vantaggi, i limiti e le prospettive future.

Per aiutarvi a farlo, con un occhio alle migliori esperienze straniere e con un pizzico di pepe, insieme agli amici del Master della Bocconi in Management delle Imprese Sociali, Non Profit e Cooperative, abbiamo riunito alcune delle realtà più attive del panorama italiano in un programma succosissimo. Curiosi? Interessati? Allora vi invito a iscrivervi al volo (è gratis!) e a venire a discuterne con noi. Appuntamento per tutti il 7 maggio, in Aula 01, dalle 14.30 alle 17.30, in via Bocconi 8.

Eccovi il programma

Saluti e introduzione
Federica Bandini - Direttore Master in Management delle Imprese Sociali, Non Profit e Cooperative

Il digital per le strategie di fundraising e l’esperienza internazionale delle piattaforme di donazione online
Paolo Ferrara - Responsabile comunicazione e fundraising Terre des Hommes

Alcune esperienze italiane di piattaforme online per il fundraising

Analisi “critica” delle 5 piattaforme di donazione online
Francesco Quistelli –  Direttore marketing e sviluppo IDMC
Modera Giuseppe Ambrosio, coordinatore marketing e fundraising Master NP&COOP
L’incontro è gratuito previa iscrizione online:
www.sdabocconi.it/crowdfunding

L’invidia del fundraiser… ovvero dove vorrei essere dal 14 al 17 maggio

Home page festival fundraising Castrocaro

Home page festival fundraising Castrocaro

Lo confesso, sono invidioso. Ogni tanto bisogna ammettere i propri difetti. Vorrei sempre fare cose belle. Imparare. Scoprire cose nuove. Confrontarmi con quelli che ne sanno più di me. Qualche volta, se non posso partecipare a un evento che ritengo importante per la mia crescita professionale e divertente dal punto di vista umano… me la metto via e passo avanti. Ci sono occasioni che invece quando le perdo… beh, mi fanno rosicare, come si direbbe a Roma.

Una di queste occasioni è sicuramente il Festival del Fundraising. L’ho visto nascere. Ho contribuito a promuoverlo in rete sin dalla prima edizione e ci ho partecipato con passione ed entusiasmo per tutte le prime edizioni. Ricordo ancora oggi lo stupore del 2008: l’incontro con centinaia di colleghi da tutta Italia. Generazioni a confronto. Esperienze a confronto. La disponibilità di ognunoo di noi a insegnare quel poco che sapeva e l’apertura a imparare quel tanto che non sapevamo.

Poi il Festival è diventato sempre più un evento da non perdere. Sono aumentati gli ospiti internazionali. Hanno iniziato a partecipare le aziende. I temi si sono ampliati. Sono partite le tanto attese “Master Class” e sono sbarcati, nella meravigliosa cornice di Castrocaro, anche seminari sempre più specialistici. E io? Beh, anche quest’anno non ce la farò, perché mi sono imposto di mettere al primo posto la famiglia almeno nei primi anni di vita del mio pargolo… Però mi rosica, e non sapete quanto.

Ma cosa avrei visto? Come al solito l’imbarazzo della scelta è enorme, però ci sono dei titoli che mi stuzzicano e che avrei provato a seguire. Eccone alcuni:

- Le Master Class di Bill Toliver e Morton Wright Ben, sul Fundraising della Cooperazione allo Sviluppo e sul Fundraising per l’educazione;

- la plenaria di Hill Dan sul Neuromarketing;

- Perché non vendiamo qualcosa di Carlo Mazzini;

- Cellulari e Smartphone di Allen Nick;

- Crescere nel corporate fundraising del 120% ogni anno di Rouse Douglas Campbell (però con un titolo così se mi deludi… un po’ me la prendo);

- Grandi Donatori e Lasciti Testamentari di Stefano Malfatti;

- Online e offline: sviluppare campagne integrate di Allen Nick;

- Emotionraising 2 di Franscesco Ambrogetti e Hill Dan;

- L’evoluzione del fundraising di Daniele Fusi;

- Le scuole La Nave: idee da copiare di Valerio Melandri;

- Sharing Economy: il futuro è già cominciato di Filippo Addarii;

- La filantropia davanti alla crisi:

- La plenaria finale: Leadership! con Valerio Neri, Niccolò Contucci e Pier Mario Vello…

Dovrei avere il dono dell’ubiquità solo per seguire questa piccola parte del programma… ma davvero complimenti a Valerio Melandri e all’organizzazione del Festival… Quest’anno vi siete superati organizzando forse il miglior evento di Fundraising a livello internazionale!

Per chi vuole iniziare a scegliere, questo è il programma: http://www.festivaldelfundraisingo,.it/45-Programma/Programma_2013/

Per chi non lo avesse ancora fatto… questo è il link per l’iscrizione (ma temo che il tempo stringa!): http://www.festivaldelfundraising.it/iscrizione_2013.php

E io? Rosico ;-)

ps.: vabbe’… dai, mi consolerò giocando con mio figlio, però mi mancherete cari colleghi! Mi raccomando: twittate tanto e scrivetemi quello che avete imparato di bello, il blog è aperto al vostro diario.

Le 5 tipologie di tweet da non utilizzare nel Nonprofit

Errori Twitter

Proprio settimana scorsa ho tenuto una breve lezione al corso Cergas Lab dell’Università Bocconi su come sfruttare i social network nel non profit.

Si parlava di Facebook e Twitter e proprio riguardo quest’ultimo ho trovato un utile articolo dell’americana  Heather Mansfield che riassume brevemente  le 5 tipologie di Tweet da non utilizzare mai.

Le riporto di seguito aggiungendo qualche mio appunto.

1.       Tweet troncati

Si tratta dei tweet automatici che vengono pubblicati dal plug-in di Facebook. Nulla di più sbagliato! Innanzitutto perché non sono tweet, ma piuttosto pezzi di frasi, quindi la prima regola è: utilizzare sempre il linguaggio adeguato al canale scelto.

Purtroppo nei social network non esistono scorciatoie e gli utenti Twitter non amano seguire i robot, vogliono essere sicuri che dietro al nostro avatar ci sia un essere umano in carne e ossa.

Tweet troncato

2.       Tweet automatici sulle nuove foto Facebook

Sempre sullo stesso filone, non funzionano nemmeno i tweet automatici che annunciano la pubblicazione di nuove foto sul  nostro profilo/pagina Facebook.

Se vogliamo notificare nuovi contenuti foto/video su Twitter, facciamolo nel modo corretto, caricando direttamente dal nostro account le foto e i video. Senza dubbio otterremo più partecipazione!

Tweet automatici facebook

3.       Tweet con troppi hashtag

I tweet che contengono più di 2 hashtag riscuotono molto meno interesse da parte del nostro pubblico e saranno più difficilmente retwittati.

Tweet troppi hashtag

4.       Tweet formattati in modo sbagliato

Cerchiamo di:  evitare gli errori grammaticali, non utilizzare abbreviazioni incomprensibili, utilizzare correttamente la punteggiatura, ma soprattutto non dimentichiamoci il TASTO MAIUSCOLO ATTIVO! :-)

Tweet formattati male

5.       Tweet con il punto e virgola

Incredibile ma vero, sembra che i tweet contenenti  il punto e virgola (;) risultino meno interessanti riscuotendo meno retweet e meno interazione. I due punti  (:) sembrano invece funzionare molto meglio. Provare per credere!

Tweet punto e virgola

Il fundraising inizia dal benchmark… Insomma ragioniamo sui dati!

 

L’ho sognato, chiesto e richiesto per anni, aiutato a crescere… ed eccolo qui: il primo benchmark sull’email marketing del nonprofit italiano. 24 organizzazioni a confronto. Un confronto sui dati di apertura e click rate suddiviso per tipologia di spedizione: servizio, raccolta fondi e advocacy. Orari, giornate e mesi di spedizione sotto la lente. Un lavoro fondamentale per chiunque di noi si occupi di fundraising e comunicazione online che finalmente trova la luce: l’Email Marketing Metrics Benchmark Report – Non Profit realizzato da Contactlab.

Ve lo potete godere con questa bella infografica e iniziare a ragionarci su per le vostre prossime spedizioni. Buona visione!

Qui il link: http://www.contactlab.com/email-marketing-metrics-benchmark-report-non-profit-2012-all 
Benchmark-Report_NP_2012_12mesi

 

 

Mobile fundraising: il futuro è qui e io non voglio perdermelo

Più o meno dal 2007, quando nasceva Fundraising Now!, porto a lezione una slide in cui racconto che il futuro è mobile. Nel senso che la comunicazione, la capacità di mobilitazione e la raccolta fondi delle nostre organizzazioni passa inevitabilmente dai nostri cellulari che nel tempo sono diventati smartphone, telefoni “intelligenti”.

Su questo blog il primo articolo, datato novembre 2007, accennava alla rivoluzione del Near Field Communication qui: http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/11/22/la-donazione-mobile-come-lsms-cambier-il-nostro-modo-di-donare/.

Nel 2009 annunciavo un cambiamento già in atto, il crescente numero di email visualizzate attraverso un cellulare (e pensate quanta acqua è passata sotto i ponti!!): http://fundraisingnow.wordpress.com/2009/11/01/lemail-mobile-soprattutto-in-italia/.

All’inizio del 2012 raccontavo di un’altra rivoluzione, quella introdotta da Barack Obama con Square che ha invaso le strade americane di “microlettori” di carte di credito applicati ai cellulari: http://fundraisingnow.wordpress.com/2012/02/12/raccolta-fondi-al-quadrato-obama-il-mobile-fundraising-e-litalia/

Giampaolo Pizzighella, fantastico coautore di Fundraising Now!, solo pochi mesi fa introduceva la nuova frontiera di Google Wallet: http://fundraisingnow.wordpress.com/2012/11/04/google-wallet-e-la-nuova-era-del-mobile-fundraising/.

Insomma, di mobile fundraising qui si è parlato a lungo e in questi giorni mi è capitato di vedere all’opera molte di queste applicazioni e di capire che non stiamo parlando affatto del futuro… ma di un presente già di grande successo anche in Italia (http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=113563).

Be’  non so voi, ma io questa rivoluzione non me la voglio perdere e ho una gran voglia di farla diventare sempre di più una delle frecce all’arco della mia professionalità. Ecco perché torno volentieri dall’altra parte dei banchi (virtuali) di scuola per godermi la serie di Webinar organizzata da Volontari per lo Sviluppo dal titolo: Mobile, strategy, marketing e apps.

3 appuntamenti (18, 25 e 28 febbraio dalle 18 alle 20) tutti da non perdere in cui si parlerà di Scenario, di Processo (dal concept alla realizzazione) e di Promozione e Marketing con Leonardo Bellini  uno dei maggiori esperti di digital marketing in Italia (e una delle mie letture preferite ;-) )

Per chi volesse iscriversi, o semplicemente saperne di più, basta andare sul sito di Volontari per lo Sviluppo. Costa solo 100 euro… ma sono soldi sicuramente ben spesi. Io ci sarò!

ps.:  celebro i primi 6 anni di Fundraising Now! (il più longevo, o vecchio, dei blog italiani del non-profit italiano chiedo scusa a Valerio Melandri perché erroneamente ero convinto che avesse smesso di bloggare: Fundraising Now! è sì il primo blog a parlare di fundraising online e innovazione, ma di gran lunga il secondo sul fundraising in generale. Del resto i lettori attenti del mio “blogger per il fundraising lo sanno bene: http://fundraisingnow.wordpress.com/2011/01/23/2007-2011-fundraising-now-festeggia-i-4-anni/ ) con un video che è uno sguardo sul presente e sul futuro del termine innovazione (lo trovate in alto) e consigliandovi la lettura di un vecchio post sul personal fundraising (era il 31 gennaio 2007…) perché su questo tema ritornerò prestissimo. Eccovi qui il pezzo. Grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno seguito in questi primi 6 anni… spero davvero di riuscire ad accompagnarvi per almeno altrettanto ;-)