E’ passato più di un mese dall’ultimo Festival del fundraising e Fundraising Now! è rimasto colpevolmente in silenzio. Me ne dispiace: questa edizione meritava, già a caldo, un post che, almeno in parte, ne trasmettesse l’energia, la passione, la professionalità, l’entusiasmo, lo spirito di condivisione e anche la capacità di mettersi in discussione attraverso il coraggioso esperimento del Processo al Fundraising (a proposito: grazie Valerio di averci creduto, al di là dei dubbi dei molti e delle certezze dei pochi, a partire dal buon Michelangelo Carrozzi che mesi fa aveva voluto condividere con me il progetto per poi sobbarcarsene il peso praticamente da solo).
E’ stato un Festival speciale, per molti versi, ma credo che soprattutto per un evento vada ricordato: l’Assemblea di Assif, l’Associazione Italiana Fundraiser, è finalmente tornata a casa, riconciliandosi con quello che è il suo luogo naturale (la più grande piazza del fundraising italiano), in mezzo alla sua gente (i fundraiser italiani). Spero sia solo l’inizio di un rapporto di amorosi sensi che non può che giovare innanzitutto ad Assif, ma anche alla sua comunità di riferimento in cerca di rappresentanza (e qui (stendo un velo sull’apertura del prof. Zamagni che sembrava un marziano, per quanto retoricamente efficace, calato sulla terra).
Ma se il mondo del fundraising italiano non è mai stato così vivo l’impressione, ancora una volta, è che a molti piacerebbe decretarne il de profundis!
Metto in fila alcuni fatti:
- nel silenzio più assoluto dei media, e purtroppo anche del non-profit italiano, si è consumato l’efferato omicidio del direct mailing italiano. Al 21 di giugno le tariffe di spedizione rimangono ancora bloccate 0,28 centesimi (oltre il 500% di aumento rispetto al passato), si sancisce l’irretroattività di qualsiasi ulteriore riduzione e si aspetta non si sa quando per emanare il decreto attuativo che dovrebbe portare a 0,14 (+150%) le tariffe a cui spediscono le onlus (fino a esaurimento dei 30 milioni messi sul piatto da Tremonti… poi ciccia e si ritorna a 0,28). E dall’anno prossimo? Tutto di nuovo in discussione, come se i soldi al fundraising del Terzo Settore fossero un elemosina, non un investimento sul futuro del paese e delle sue relazioni internazionali!
- intanto l’Agenzia per le Onlus fa sapere di non essere competente sulla questione. Nata come organismo di promozione e controllo (forse con l’obiettivo di diventare una Charity Commision… se non pensassi che i modelli internazionali all’italica Agenzia sembrano stare stretti… si sa… noi italiani “lo famo strano”), l’Agenzia sembra volersi dedicare soprattutto alla produzione di linee guida e al loro controllo lambiccando su 70-30 mentre il Governo segna una goleada alzando di botto i costi del 500%. Bella questa Italia che fa sistema!
- il 5xmille intanto rimane quello che è sempre stato: una simpatica regalia, spalmata tra vere e presunte non-profit, i cui contorni vengono definiti anno per anno in barba a qualsiasi necessità di pianificazione di un terzo settore realmente professionalizzato.
- tutto questo mentre si moltiplicano gli avvoltoi attorno a questo mondo dove ognuno sembra voler dire la propria, ma sempre con un punto fermo: non ascoltare mai i professionisti del Terzo Settore, soprattutto se fanno fundraising!
“Ecco il solito pessimista!” mi si dirà. Ma in realtà no. A dispetto di tutto rimango ottimista sul nostro settore, certo a condizione che il non-profit e la comunità dei fundraiser si scrollino di dosso le lor paure e diventino finalmente adulti. Alla fine, come sempre, ogni crisi apre delle opportunità.
Provo a vaticinare…
- si inizierà a fare un po’ di pulizia. Qualche organizzazione troverà sempre meno conveniente spedire e cambierà sistema (riequilibrando gli investimenti), risorse permettendo. Qualcuna purtroppo sarà nel novero delle più serie. Qualcuna, speriamo, tra quelle nate in questi anni esclusivamente per fare business (alla faccia dei controlli tanto sbandierati). Meno spedizioni, più creatività (modello UK, per intenderci… anche se lì la crisi ha morso in maniera pesante), non-profit sempre più esigente nel richiedere alle nostre sgangherate poste (sotto Natale, a tariffa ordinaria, può capitare che non venga recapitato anche fino al 20% delle spedizioni nella mia esperienza) un servizio efficiente e all’altezza dei costi e speriamo redemption più alte e Ritorni sugli Investimenti (ROI) più tonici;
- arriverà la conncorrenza e, speriamo, fornitori in grado di praticare tariffe decenti con un servizio decisamente più efficiente delle nostre Poste;
- si riaprirà il tavolo della privacy, riuscendo a far ottenere al terzo settore (vista l’utilità sociale svolta dalle sue organizzazioni) una serie di eccezioni alle iper-restrittive norme attuali sia sulle liste (ormai andiamo sempre suo soliti noti, con indirizzari sempre meno aggiornati), sia sulla possibilittà di utilizzare il telemarketing;
- ci rimetteremo a studiare, ragionando con maggiore professionalità sugli altri strumenti a disposizione e con una sempre maggiore attenzione ai costi: comunicazione e posizionamento strategico, corporate fundraising, pubbliche relazioni, eventi, fidelizzazione, face to face, telepromozioni, web marketing, volontariato, mobile fundraising, challenge fundraising, ecc. ecc. con nuovi equilibri per il nostro marketing mix;
- impareremo a fare sistema, dotandoci finalmente di una rappresentanza stabile e riconosciuta da tutti che non elimini le attuali rappresentanze ma sappia federarle (sul caso tariffe ho visto più gomitate che tentativi di parlare a una sola voce… e qualcuno ha giocato in maniera davvero scorretta). Fare sistema significa anche diventare soggetto politico, capace di fare lobby al di là degli schieramenti e delle ideologie, per far pesare gli interessi concreti, e collettivamente rilevanti, del nostro settore;
- rivendicheremo il ruolo che ci spetta anche con i media, visto che la nostra percentuale di PIL (con le sue storie di coraggio, dedizione, altruismo, buone pratiche …) è la meno rappresentata nei telegiornali e giornali italiani così come nelle varie trasmissioni (con l’eccezione, che poi finisce per essere indigesta e strumentale, delle raccolte fondi SMS e degli eventi di piazza);
- contrasteremo l’insensatezza, anche logica, oltre che economica, dei co-finanziamenti pubblici e delle fondazioni: se un progetto è valido, se pensiamo che risponda ai bisogni della collettività o di un gruppo in situazione di disagio, dovremo pretendere che questo venga finanziato in toto, dalla fase di analisi a quella di valutazione (compreso la necessità di effettuare focus group e sondaggi, esattamente come farebbe il profit più avveduto), valorizzando le competenze delle risorse umane impiegate;
- l’Agenzia delle Onlus invece di discettare di Borsa delle Donazioni (ultima misteriosa invenzione tirata fuori dal cappello creativo dei nostri) diventerà un alleato del non-profit su: 5×1000, payroll giving, IVA, strumenti di pagamento, riconoscimento a tutti gli effetti del Cause Related Marketing, deducibilità fiscale, contrattualistica e costi del terzo settore, servizi al non-profit (compreso un investimento nelle ricerche di settore) e qualsiasi altro capitolo aperto vi venga in mente, compreso, questo sì caro Prof. Zamagni, il riordino giuridico del non-profit, con una nuova definizione civilistica e un testo unico che superi la frammentarietà dell’esistente, innovando, perché è fondamentale, ma anche facendo pulizia di tutti quegli enti non commerciali impropriamente profilerati nell’ultimo ventennio;
- arriveremo a un modello di trasparenza più avanzato del terzo settore: questo significherà obbligo di pubblicazione dei bilanci sui siti Internet secondo modelli uniformi di rendicontazione per settore o tipologia di organizzazione; obbligo di compilare moduli che indichino con chiarezza la composizione della governance, gli stipendi delle figure dirigenziali e manageriali, l’utilizzo delle risorse, ecc. Questo ci permetterà di arrivare ad avere, anche in Italia, siti come Charity Navigator o GuideStar (grazie a Stefano Zurlo per averli citati durante il Processo al fundraising) più adatti a fotografare la situazione attuale di quanto non lo siano soggetti come l’IID (su cui forse dovrò spendere un post ad hoc per chiarire il mio pensiero ma intanto vi rimando al post di Valerio Melandri sulla condanna dell’Istituto per pubblicità ingannevole).
Consideratelo come un gioco. In questo paese anche come un’utopia (anche se tutto questo è realtà in diversi altri paesi). Ma sono fiducioso che i tempi siano maturi per una svolta e, che, a dispetto di tutto, potremo continuare a dire: W il fundraising. Se poi ne avete voglia, e tempo, mi piacerebbe giocaste anche voi con me dicendo la vostra.
Un caro saluto
ps.: segnalo due post dove si discute di temi non troppo dissimili
Francesco Quistelli
http://quistelliblog.wordpress.com/2010/06/14/stato-societa-civile-e-fundraising-il-futuro-passa-da-qui/#comments
Massimo Coen Cagli (che ha aperto un’intera sezione sulle nuove frontiere del fundraising ed ha anche lanciato una survey)
http://fund-raising.it/il-fund-raising.it-pensiero.php
















