Inserito da: paolo.ferrara | 17 Maggio, 2009

Email Fundraising: iniziare a pianificare dai dati

Donazione media per tipologia

Dopo mesi di silenzio, fortunatamente colmati da Francesco Santini, torna una vecchia tradizione di Fundraising Now! l’analisi dei dati del mercato americano dell’email fundraising.

L’occasione per questo nuovo post me la offre l’ultimo studio di benchmak di M+R Strategic Services e del Non-profit Technology Network sullo stato del fundraising online americano in un anno, il 2008, attraversato dalla grande corsa di Barack Obama e dai primi drammatici segnali di crisi economica.

Vediamo subito i dati più significativi della ricerca:

- ogni utente statunitense riceve in media 3,5 messaggi per mese, più o meno lo stesso numero ricevuto nel 2007  tra email di raccolta fondi, di sensibilizzazione (advocacy) e newsletter;

- il click-through rates complessivo è in continuo calo e si attesta nel 2008 al 2,4%;

- il numero di donazioni effettuato è aumentato del 43% ma l’importo complessivo è aumentato solo del 26% con una riduzione sostanziale delle donazioni medie e un tasso di risposta (il rapporto tra messaggi spediti e azioni completate dagli utenti) stabile allo 0,12 per cento;

- la donazione media è stata di 71 dollari, 15 dollari in meno del 2007 con un calo più sensibile nell’ultimo trimestre dell’anno;

- l’ampiezza delle liste di utenti è cresciuta del 17%, il tasso più basso negli ultimi anni (segno però anche di una maggiore maturità del settore);

- come sempre capita, i più generosi e i più attivi sono sempre i vecchi donatori e i vecchi attivisti, il nostro vero patrimonio.

Ma vediamoli un pò più nel dettaglio alcuni di questi dati…

Continua a leggere…

Inserito da: paolo.ferrara | 12 Maggio, 2009

Pianificare una raccolta fondi: dal contesto all’email marketing

Mentre attorno al festival del fundraising sembra essersi scatenato un vero e proprio fervore (anche superiore alla prima edizione) mentre fioccano le idee (alcune le condivido, su altre mi riservo di fare qualche osservazione nei prossimi giorni), mentre impazzano i sondaggi sul Quistelli Dj della prossima edizione (io ho già votato per il sì, a mio rischio e pericolo)… io mi prendo un attimo di respiro e ne approfitto per anticiparvi la presentazione fatta a Castrocaro con Matilde Puglisi di Contactlab… Un piccolo assaggio, se volete, del nuovo corso della Fundraising School di Bertinoro che terremo col mitico Daniele Fusi e con Alessandro Bellucci il nostro impareggiabile esperto SEO… Io ve lo consiglio, poi non dite che non ve lo avevo detto ;-)

A presto

ps.: un ringraziamento particolare va a Layla Pavone che ha fornito i dati, recentissimi, di contesto.

Inserito da: paolo.ferrara | 10 Maggio, 2009

Festival del fundraising: ancora un successo

Che bello ragazzi ritrovarsi insieme, anche quest’anno, al festival del fundraising di Castrocaro! Lo dico subito, non ho voglia di fare teoria, di discutere di quello che ha funzionato e di quello che puà essere ancora migliorato. Non ho voglia di affrontare nel dettaglio la qualità degli interventi, molti dei quali comunque utilissimi…

Voglio innanzitutto condividere con quelli di voi che c’erano e con quelli che invece non c’erano il vero valore aggiunto del festival: l’energia! La si sente addosso subito, già alla reception, rivedendo le facce degli amici o quelle dei tanti che ancora non si è avuto la fortuna di conoscere.

E poi ti giri attorno e vedi loro, Continua a leggere…

Inserito da: paolo.ferrara | 6 Maggio, 2009

Email marketing italiano sotto la lente

cover_email_marketing_report

Ma voi la posta la leggete via web o usando un client di posta elettronica? Questa domanda può sembrare l’oggetto di una semplice e sterile curiosità, ma come sa bene chi si occupa di web marketing o di fundraising online la risposta a questa domanda può avere conseguenze importanti sui risultati delle nostre campagne, soprattutto se non parliamo del comportamento di un singolo utente, ma di quello del nostro “mercato” di riferimento.

A questa e ad altre  domande fondamentali, risponde per il secondo anno consecutivo lEmail Marketing Consumer Report 2009, frutto di una ricerca a livello nazionale condotta da Human Highway per  Contactlab, la divisione di marketing di Tomato Interactive che vi invito a scaricare anche perché contiene interessanti raffronti con un mercato molto simile al nostro, quello spagnolo.

Ma eccovi intanto qualche anticipazione che ho trovato particolarmente succosa.

Intanto i volumi, davvero “mostruosi” del fenomeno email in Italia: ogni giorno vengono scambiati qualcosa come 420 milioni di messaggi. Una mole gigantesca, che vi da non solo l’idea di come sia cambiato il nostro modo di comunicare, ma anche di come, inevitabilmente, l’attenzione rispetto al mezzo non possa che risentirne.

Non è strano che per districarsi in questa matassa ognuno di noi abbia mediamente 2,3  caselle di posta elettronica, semmai la domanda è: ma quale di queste considera più attendibile o “personale”?

Email in mobilità

Altro dato che ritengo decisivo nel nostro modo di guardare a Internet nei prossimi anni: ben 4 milioni di utenti, circa il 18% del totale, ormai guarda la propria posta in mobilità, attraverso uno smartphone un Black Berry o l’iphone, ormai entrato prepotentemente nelle statistiche di navigazione. E’ un dato che conferma una previsione che da tempo molti di noi fanno, ma che ci deve spingere a ripensare, in buona parte, il nostro modo di comunicare e di strutturare l’azione richiesta all’utente/donatore.

email_marketing_report1

Immagini sì o immagini no?

Una delle questioni storiche per chi si occupa di email marketing, che si parli di dem o newsletter, è  se inserire o meno immagini nelle mail.

Detto che è sempre opportuno prevedere la doppia soluzione, una versione solo testo e una con immagini, la ricerca ci dice che ben l’80% degli utenti scarica immediatamente le immagini: o perché ha impostato di default questa funzione (il 45%) o perché attiva immediatamente il download delle immagini (il 35%). Insomma: perché rinunciare al potere delle immagini se la maggior parte dei vostri utenti vuole vederle?

Un amore sfrenato per le mailing list!

In Interenet, lo sappiamo, lasciare i propri dati è  un operazione velocissima e se in cambio possiamo ricevere informazioni a cui siamo interessati, almeno per quel momento, in genere nessuno di noi si tira indietro dal compilare un form di iscrizione. Risultato? Siamo iscritti in media a 6,4 mailing list a testa e un 9% di noi a più di 10!

Mailing list: le scelte degli utenti

Mailing list: le scelte degli utenti

Ma cosa ci interessa? Soprattutto Viaggi e Turismo (Internet come evasione?), Community (la socializzazione come fattore primario della rete), attualità (l’informazione che sta divorando la carta stampata) e aste online (la ricerca dell’occasione). Un numero crescente di utenti però è anche iscritto alla newsletter dell’associazione di cui fa parte o per cui simpatizza: sicuramente il segno di un interesse crescente verso il non profit, ma anche e soprattutto il segno di una maggiore capacità di comunicare online del terzo settore italiano.

Sempre più Social Network!

Ormai è impossibile non sbattere la testa contro il successo strepitoso del Social Network. Anche l’Email Marketing Consumer Report non poteva non riportarne una traccia. Tra i sistemi alternativi alla posta elettronica per scambiarsi messaggi, ben il 67% degli italiani usa MSN Messanger di Windows ma, dato sicuramente più impressionante dato il rapido imporsi di questo  strumento, il 46,5% dei messaggi ce li scambiamo tramite facebook, myspace et similia.

Ma la posta come la guardate?

Non voglio lasciarvi in sospeso con la domanda d’apertura (non sono ancora così cattivo) perciò eccovi il dato: ben il 44% degli utenti ormai la posta la guarda soprattutto da Internet tramite il suo browser (explorer, firefox, chrome, safari o opera), un 35,4% indifferentemente dal browser o da un client di posta elettronica (come Outlook o thunderbird), solo il 19% (presumibilmente utenti aziendali) guarda la posta solo dal client.  Più si va in su con l’età più la consultazione avviene tramite client e più si sta connessi più è facile che la connessione avvenga con entrambi i mezzi.

email_marketing_report3

Be’, mi sembra che qualche dato per una prima riflessione ci sia. Se volete saperne di più vi consiglio di scaricarvi la ricerca (potete farlo liberamente da qui, ovviamente dando la vostra mail: http://www.contactlab.com/paper/dir/65/whitepapers.html) oppure, per voi che siete a Castrocaro al Festival del Fundraising, l’appuntamento è per venerdì 8 maggio, alle 14.00 dove io e Matilde Puglisi di Contactlab vi parleremo di fundraising online e, soprattutto, di email marketing (con una marea di esempi e consigli che spero troverete utili).

ps.: al festival d fundraising quest’anno saremo più di 450, un successo straordinario che testimonia quanto questo settore sia sempre più vivace e desideroso di momenti di condivisione. Ancora una volta i complimenti vanno a Valerio Melandri, che questo evento l’ha ideato e voluto, e a tutti gli infaticabili volontari e studenti che questo evento lo rendono possibile. Grazie mille.

Inserito da: paolo.ferrara | 16 Aprile, 2009

Io non do un euro per il terremoto! O forse sì.

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Iniziava così, solo una settimana fa, la storia di uno dei più straordinari successi di Facebook, quella della rapidissima diffusione della nota scritta da Giacomo Di Girolamo da Marsala (qui il gruppo creato a supporto del pezzo).

Come tanti anche io ho commentato e diffuso. Come tanti anche io ne ho parlato fuori dalla rete e ho divorato gli articoli e le interviste che ne hanno parlato. Ma…

Ma io sono un fundraiser. Io lavoro ogni giorno con volontari, collaboratori e professionisti del nonprofit. Mi incazzo per le cose che non funzionano, per chi lavora senza entusiasmo, per le comunicazioni false e strumentali, per l’uso a volte indecente delle risorse che mi capita di vedere nel settore e per la proliferazione di enti nonprofit con cause troppo simili e progetti fotocopia. E mi inorgoglisco per quello che di buono riusciamo a fare, per la passione che ci mettono tutti quelli (ancora troppo pochi) che offrono  tempo, denaro e/o competenze, per l’entusiasmo e la voglia delle tantissime persone che ho conosciuto in questi anni. Per il sorriso e lo spirito di condivisione che ho sperimentato ogni volta che sono stato sul campo, insieme ai nostri beneficiari.

Io sono un fundraiser. E come molti di quelli che fanno questo lavoro in Italia affronto ogni giorno lo scetticismo e la diffidenza, il pregiudizio o il cinismo di quel 50-60% (quasi un record tra i paesi occidentali) di italiani che non donano e spesso ne vanno orgogliosi, anche se con il loro aiuto potremmo salvare vite, paesaggi o monumenti, prevenire malattie o violenze, proteggere e promuovere i diritti dei più deboli.

Io sono un fundraiser. E come molti di quelli che fanno questo lavoro mi sento responsabile. Mi sento responsabile per ogni centesimo che mi viene affidato. Che mi viene affidato dalle organizzazioni per cui lavoro, affinché ogni centesimo di investimento venga moltiplicato in maniera efficiente. Che mi viene affidato dai sostenitori, perché neanche un centesimo dei soldi che ci donano e che gli appartengono venga sprecato.

Io sono un fundraiser e mi sento anche responsabile nei confronti dei beneficiari dei progetti per il finanziamento dei quali lavoro. Perché il denaro che gestisco appartiene a loro e quando comunico lo faccio usando le loro storie, le loro immagini e mettendo ogni volta in gioco la loro dignità.

Io sono un fundraiser. E dall’articolo di Giacomo di Girolamo mi sono sentito investito. Mi sono sentito chiamato in causa. Mi sono sentito costretto, ancora una volta, a rimettermi in discussione e a rimettere in discussione lo stesso statuto etico della mia professione.

Perché non riesco ancora a far finta di niente di fronte a frasi come questa:

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Io sono un fundraiser. E lo sono con orgoglio, anche se a volte sembra che a questa professione non venga riconosciuta alcuna dignità in questo paese. Ma non ho potuto non condividere quasi (e sottolineo, quasi) riga per riga, da italiano, molte delle cose che Giacomo ha scritto.

Le ho condivise perché ci ho sentito un grande amore per questo paese. Un grande rispetto per gli italiani. Per il loro entusiasmo. Per la loro passione autentica. Per la loro generosità. O almeno per quella parte d’Italia che entusiasmo, passione e generosità li mette quotidianamente in campo.

A questa Italia io, noi che viviamo giorno per giorno al fianco di chi soffre (per la povertà, la violenza, una malattia, un disturbo psicologico e via enumerando) o di chi si attiva per un mondo migliore dobbiamo, a maggior ragione dopo le parole di Giacomo, tutto il nostro impegno perché la beneficienza non sia un pretesto, perché la generosità non faccia da alibi, perché l’aiuto non significhi deresponsalizzazione, perché le nostre raccolte fondi non servano – se non nei limiti fisiologici al funzionamento di qualsiasi organizzazione che vive o dovrebbe vivere di competenze, di investimenti, innovazione, eccellenza proprio per far meglio il proprio lavoro – alla sopravvivenza stessa delle nostre organizzazioni.

Io sono un fundraiser. E ho donato per il terremoto dell’Abruzzo. E ho invitato a donare per il terremoto dell’Abruzzo, condividendo con amici carissimi il lutto per gli affetti perduti. E invito tutti,  ancora una volta, a farlo per stare vicini a tutti quelli che, incolpevolmente, una casa l’hanno persa, il trauma l’hanno subito, un affetto o anche un sostegno economico lo hanno perso e non possono aspettare che questo paese, questo sistema, cambi. E invito a farlo anche per stare vicini ai tanti che, con passione e competenza si sono attivati subito per ridare una speranza alle vittime del terremoto.

Io ho donato e sono convinto che anche Giacomo abbia donato per l’Abruzzo. E se non lo ha fatto il suo articolo è stato comunque, almeno lo spero, un grande regalo perché ci costringe a rimanere vigili, a riflettere e a impegnarci tutti, con responsabilità, per fare in modo che non un centesimo venga sprecato.

Io sono un fundraiser. E credo che solo quando in questo paese metteremo al centro le responsabilità individuali il terzo settore italiano potrà uscire dalla sua infanzia e diventare finalmente  maturo.

Un caro saluto a tutti, e specialmente a Giacomo che mi ha snidato costringendomi a scrivere dopo due mesi di silenzio.

Inserito da: paolo.ferrara | 4 Febbraio, 2009

Internet e condivisione: nasce mailing.fundraising

Mailing fundraising

Mailing fundraising

Giù il cappello, ragazzi, per la nuova iniziativa del prof. Melandri e di Francesco Santini: da qualche giorno è nato Non Profit Mailing Blog, la prima repository del direct mailing e del direct emailing per la raccolta fondi italiana.

Un lavoro immane di ricerca, scannerizzazione e archiviazione messo a disposizione di tutta la comunità dei fundraiser italiani. Una biblioteca essenziale e unica per chiunque faccia il mestiere del fundraiser, preziosa per chi comincia ma utile anche per chi fa questo lavoro da anni.

Basta darci un’occhiata per trovare una prima risposta a domande essenziali come: quale creatività per incentivare una donazione pianificata?  Posso fare un mailing di fidelizzazione solo a Pasqua e a Natale? Cosa scrivo sul bollettino di conto corrente postale? Come suddivido le fasce di donazione?

Il mio consiglio è quello di prendersi un po’ di tempo: navighiamo per categorie; proviamo a immaginare la composizione del mailing così come la sfoglierà il nostro potenziale sostenitore; guardiamo i colori usati, la scelta delle immagini e la loro distribuzione, lo stile delle sottolineature, il carattere usato e il corpo; l’uso del tu e del lei a seconda dei casi; l’attacco lettera, le didascalie e il ps; chi firma la lettera e tutti quei particolari che fanno (in parte, e solo in parte) la differenza fra un mailing e l’altro.

C’è davvero molto da imparare e… forse qualche considerazione da fare.

L’impressione generale è che i mailing italiani finiscano troppo spesso per assomigliarsi: quanti mailing pieni di bigliettini stereotipati? Quante buste una simile all’altra, con appelli quasi identici a quelli di altre associazioni? Quanti brand sepolti dal conformismo? Quante promesse eccessive rispetto alla causa e ai progetti rappresentati?

Le eccezioni ci sono ovviamente ci sono e sono lodevoli: sono quelle delle organizzazioni che anche attraverso il mailing costruiscono il proprio posizionamento, trasformando il proprio marchio in un lovemark, un marchio da amare, in cui immedesimarsi, da cui lasciarsi coinvolgere. Sono quelle delle organizzazioni che comunicano con autenticità e senso delle proporzioni pur senza dimenticare che la comunicazione per il fundraising deve parlare innanzitutto alle emozioni.

Purtroppo molti dei mailing presentati mi sembrano solo compitini d’agenzia di direct: buoni per fare delle ottime performance (a costi spesso salati), forse, ma avulsi da qualsiasi strategia. Anche questa è una strada, chiaro, ma personalmente io preferisco andare da un’altra parte.

Ancora complimenti a Francesco e al prof. Melandri che non ne sbagliano davvero una e che stanno dimostrando come, grazie a Internet e a questo fantastico spirito di condivisione e dono che la rete ha innescato, anche il fundraising italiano può finalmente uscire dalla semiclandestinità in cui per anni è vissuto. Quando riusciremo a fare lo stesso anche con i bilanci delle organizzazioni non profit?

Ora tocca a voi (a noi) partecipare: dal Blog si possono inviare, che siate agenzie, blogger o membri di un’associazione, esempi di mailing o e-mailing con cui rendere sempre più vasta, e utile, questa fantastica biblioteca del mailing italiano (qui il link).

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