Inserito da: paolo.ferrara | 22 giugno, 2010

Il fundraising è morto… W il fundraising

E’ passato più di un mese dall’ultimo Festival del fundraising e Fundraising Now! è rimasto colpevolmente in silenzio. Me  ne dispiace: questa edizione meritava, già a caldo, un post che, almeno in parte, ne trasmettesse l’energia, la passione, la professionalità, l’entusiasmo, lo spirito di condivisione e anche la capacità di mettersi in discussione attraverso il coraggioso esperimento del Processo al Fundraising (a proposito: grazie Valerio di averci creduto, al di là dei dubbi dei molti e delle certezze dei pochi, a partire dal buon Michelangelo Carrozzi che mesi fa aveva voluto condividere con me il progetto per poi sobbarcarsene il peso praticamente da solo).

E’ stato un Festival speciale, per molti versi, ma credo che soprattutto per un evento vada ricordato: l’Assemblea di Assif, l’Associazione Italiana Fundraiser, è finalmente tornata  a casa, riconciliandosi con quello che è il suo luogo naturale (la più grande piazza del fundraising italiano), in mezzo alla sua gente (i fundraiser italiani). Spero sia solo l’inizio di un rapporto di amorosi sensi che non può che giovare innanzitutto ad Assif, ma anche alla sua comunità di riferimento in cerca di rappresentanza (e qui (stendo un velo sull’apertura del prof. Zamagni che sembrava un marziano, per quanto retoricamente efficace, calato sulla terra).

Ma se il mondo del fundraising italiano non è mai stato così vivo l’impressione, ancora una volta, è che a molti piacerebbe decretarne il de profundis!

Metto in fila alcuni fatti:

- nel silenzio più assoluto dei media, e purtroppo anche del non-profit italiano, si è consumato l’efferato omicidio del direct mailing italiano. Al 21 di giugno le tariffe di spedizione rimangono ancora bloccate 0,28 centesimi (oltre il 500% di aumento rispetto al passato), si sancisce l’irretroattività di qualsiasi ulteriore riduzione e si aspetta non si sa quando per emanare il decreto attuativo che dovrebbe portare a 0,14 (+150%) le tariffe a cui spediscono le onlus (fino a esaurimento dei 30 milioni messi sul piatto da Tremonti… poi ciccia e si ritorna a 0,28). E dall’anno prossimo? Tutto di nuovo in discussione, come se i soldi al fundraising del Terzo Settore fossero un elemosina, non un investimento sul futuro del paese e delle sue relazioni internazionali!

- intanto l’Agenzia per le Onlus fa sapere di non essere competente sulla questione. Nata come organismo di promozione e controllo (forse con l’obiettivo di diventare una Charity Commision… se non pensassi che i modelli internazionali all’italica Agenzia sembrano stare stretti… si sa… noi italiani “lo famo strano”), l’Agenzia sembra volersi dedicare soprattutto alla produzione di linee guida e al loro controllo lambiccando su 70-30 mentre il Governo segna una goleada alzando di botto i costi del 500%. Bella questa Italia che fa sistema!

- il 5xmille intanto rimane quello che è sempre stato: una simpatica regalia, spalmata tra vere e presunte non-profit, i cui contorni vengono definiti anno per anno in barba a qualsiasi necessità di pianificazione di un terzo settore realmente professionalizzato.

- tutto questo mentre si moltiplicano gli avvoltoi attorno a questo mondo dove ognuno sembra voler dire la propria, ma sempre con un punto fermo: non ascoltare mai i professionisti del Terzo Settore, soprattutto se fanno fundraising!

“Ecco il solito pessimista!” mi si dirà. Ma in realtà no. A dispetto di tutto rimango ottimista sul nostro settore, certo a condizione che il non-profit e la comunità dei fundraiser si scrollino di dosso le lor paure e diventino finalmente adulti. Alla fine, come sempre, ogni crisi apre delle opportunità.

Provo a vaticinare…

- si inizierà a fare un po’ di pulizia. Qualche organizzazione troverà sempre meno conveniente spedire e cambierà sistema (riequilibrando gli investimenti), risorse permettendo. Qualcuna purtroppo sarà nel novero delle più serie. Qualcuna, speriamo, tra quelle nate in questi anni esclusivamente per fare business (alla faccia dei controlli tanto sbandierati). Meno spedizioni, più creatività (modello UK, per intenderci… anche se lì la crisi ha morso in maniera pesante), non-profit sempre più esigente nel richiedere alle nostre sgangherate poste (sotto Natale, a tariffa ordinaria, può capitare che non venga recapitato anche fino al 20% delle spedizioni nella mia esperienza) un servizio efficiente e all’altezza dei costi e speriamo redemption più alte e Ritorni sugli Investimenti (ROI) più tonici;

- arriverà la conncorrenza e, speriamo, fornitori in grado di praticare tariffe decenti con un servizio decisamente più efficiente delle nostre Poste;

- si riaprirà il tavolo della privacy, riuscendo a far ottenere al terzo settore (vista l’utilità sociale svolta dalle sue organizzazioni) una serie di eccezioni alle iper-restrittive norme attuali sia sulle liste (ormai andiamo sempre suo soliti noti, con indirizzari sempre meno aggiornati), sia sulla possibilittà di utilizzare il telemarketing;

- ci rimetteremo a studiare, ragionando con maggiore professionalità sugli altri strumenti a disposizione e con una sempre maggiore attenzione ai costi: comunicazione e posizionamento strategico, corporate fundraising, pubbliche relazioni, eventi, fidelizzazione, face to face, telepromozioni, web marketing, volontariato, mobile fundraising, challenge fundraising, ecc. ecc. con nuovi equilibri per il nostro marketing mix;

- impareremo a fare sistema, dotandoci finalmente di una rappresentanza stabile e riconosciuta da tutti che non elimini le attuali rappresentanze ma sappia federarle (sul caso tariffe ho visto più gomitate che tentativi di parlare a una sola voce… e qualcuno ha giocato in maniera davvero scorretta). Fare sistema significa anche diventare soggetto politico, capace di fare lobby al di là degli schieramenti e delle ideologie, per far pesare gli interessi concreti, e collettivamente rilevanti, del nostro settore;

- rivendicheremo il ruolo che ci spetta anche con i media, visto che la nostra percentuale di PIL (con le sue storie di coraggio, dedizione, altruismo, buone pratiche …) è la meno rappresentata nei telegiornali e giornali italiani così come nelle varie trasmissioni (con l’eccezione, che poi finisce per essere indigesta e strumentale, delle  raccolte fondi SMS e degli eventi di piazza);

- contrasteremo l’insensatezza, anche logica, oltre che economica, dei co-finanziamenti pubblici e delle fondazioni: se un progetto è valido, se pensiamo che risponda ai bisogni della collettività o di un gruppo in situazione di disagio, dovremo pretendere che questo venga finanziato in toto, dalla fase di analisi a quella di valutazione (compreso la necessità di effettuare focus  group e sondaggi, esattamente come farebbe il profit più avveduto), valorizzando le competenze delle risorse umane impiegate;

- l’Agenzia delle Onlus invece di discettare di Borsa delle Donazioni (ultima misteriosa invenzione  tirata fuori dal cappello creativo dei nostri) diventerà un alleato del non-profit su: 5×1000, payroll giving, IVA, strumenti di pagamento, riconoscimento a tutti gli effetti del Cause Related Marketing, deducibilità fiscale, contrattualistica e costi del terzo settore, servizi al non-profit (compreso un investimento nelle ricerche di settore) e qualsiasi altro capitolo aperto vi venga in mente, compreso, questo sì caro Prof. Zamagni, il riordino giuridico del non-profit, con una nuova definizione civilistica e un testo unico che superi la frammentarietà dell’esistente, innovando, perché è fondamentale, ma anche facendo pulizia di tutti quegli enti non commerciali impropriamente profilerati nell’ultimo ventennio;

-  arriveremo a un modello di trasparenza più avanzato del terzo settore: questo significherà obbligo di pubblicazione dei bilanci sui siti Internet secondo modelli uniformi di rendicontazione per settore o tipologia di organizzazione; obbligo di compilare moduli che indichino con chiarezza la composizione della governance, gli stipendi delle figure dirigenziali e manageriali, l’utilizzo delle risorse, ecc. Questo ci permetterà di arrivare ad avere, anche in Italia, siti come Charity Navigator o GuideStar (grazie a Stefano Zurlo per averli citati durante il Processo al fundraising) più adatti a fotografare la situazione attuale di quanto non lo siano soggetti come l’IID (su cui forse dovrò spendere un post ad hoc per chiarire il mio pensiero ma intanto vi rimando al post di Valerio Melandri sulla condanna dell’Istituto per pubblicità ingannevole).

Consideratelo come un gioco. In questo paese anche come un’utopia (anche se tutto questo è realtà in diversi altri paesi). Ma sono fiducioso che i tempi siano maturi per una svolta e, che, a dispetto di tutto, potremo continuare a dire: W il fundraising. Se poi ne avete voglia, e tempo, mi piacerebbe giocaste anche voi con me dicendo la vostra.

Un caro saluto

ps.: segnalo due post dove si discute di temi non troppo dissimili

Francesco Quistelli
http://quistelliblog.wordpress.com/2010/06/14/stato-societa-civile-e-fundraising-il-futuro-passa-da-qui/#comments

Massimo Coen Cagli (che  ha aperto un’intera sezione sulle nuove frontiere del fundraising ed ha anche lanciato una survey)
http://fund-raising.it/il-fund-raising.it-pensiero.php

Mentre qui in Italia il non-profit riceve a onore e gloria del suo sempre più misconosciuto ruolo una bella mazzata sui denti con l’aumento delle tariffe postali (che dal 500% ci sarà probabilmente scontato al 150%, bontà loro e nostra), Convio sforna il suo quarto studio di benchmark sull’email marketing del terzo settore americano e Fundraising Now!, come tradizione, ve lo serve sul piatto.

Lo studio di quest’anno (su circa 500 organizzazioni) arriva alla fine di un anno critico, in cui il non-profit americano ha visto i sorci verdi a causa della crisi economica, e proprio per questo era tanto più atteso.

Forse proprio per questo gli stessi ricercatori di Convio sembrano avere messo meno enfasi sui risultati e più, a sorta di monito affinché anche il fundraising online entri in un età più matura, sull’importanza di individuare delle metriche corrette per i propri obiettivi: raccogliere fondi, aumentare il traffico sul proprio sito Internet, far crescere il proprio database, mobilitare i propri sostenitori su campagne di sensibilizzazione, ecc. ecc.

Vediamo però a uno a uno gli indicatori pù rilevanti di questa quarta edizione.

1. La raccolta fondi online, a dispetto della crisi economica, nel 2009 è cresciuta del 14%.

Questo ha significato in realtà che per circa il 69% delle organizzazioni non-profit c’è stato un aumento, mentre circa il 31% delle onp ha registrato una flessione.

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Inserito da: paolo.ferrara | 25 aprile, 2010

Sudafrica 2010: tutti in campo contro il traffico dei bambini

Il 22 aprile a Roma Terre des Hommes ed Ecpat hanno lanciato una campagna congiunta dal titolo “Sudafrica 2010: tutti in campo contro il traffico di bambini.”

Il tema, quello del traffico dei bambini, è un tema di cui Terre des Hommes è stata forse la prima organizzazione italiana a occuparsi, così come se oggi c’è in Italia una delle migliori leggi al mondo contro il turismo sessuale lo si deve in buona parte all’opera di Terre des Hommes e di chi all’epoca in questa organizzazione lavorava. Per questo quando i miei colleghi dal Mozambico e dallo Zimbabwe m hanno segnalato l’aumento del numero dei bambini vittime di traffico verso il Sudafrica, anche a causa dell’approssimarsi dei mondiali ho subito pensato che fosse nostro dovere darci da fare… Così ho lanciato qualche idea al mio staff e ho raccolto l’adesione di un’altra organizzazione che su questo tema si è da sempre impegnata: Ecpat, presieduta da uno dei miei maestri, Marco Scarpati.

Su Fundraising Now! però non vi voglio parlare dei contenuti della campagna (né di tutta la sua articolazione), ma solo di quello che abbiamo cercato di fare in termini di coinvolgimento del mondo di Internet.

Innanzitutto il sito, o meglio il modo stesso in cui è stato costruito: www.tuttincampoperibambini.it realizzato praticamente in casa da Terre des Hommes con l’uso della piattaforma gratuita di blogging wordpress. Oggi WordPress, che serve anche per fare blog semplici come questo, è diventato sempre di più un sistema avanzato di content management, potente, flessibile, ottimo sia per la creazione di un sito Internet che di un social network che di uno store di ecommerce. E tutto questo… gratis!

Il sito, costruito partendo da un template grafico esistente (ne trovate a migliaia in rete da adattare alle vostre esigenze) è costruito su due aree: la prima è dedicata totalmente ai video e alle news.

Il primo dei due video è destinato a essere viralizzato online e lo trovate all’inizio di questo post.

Il secondo è un vero e proprio spot realizzato grazie alla creatività di Elio Buccino e Marco Turconi di Goettsche e la produzione di Donalda e che sarà ospitato nelle prossime settimane da diverse televisioni locali e dalla RAI che alla campagna ha dato il suo patrocinio. Ovviamente l’augurio è che anche questo video circoli in rete il più possibile. Eccolo qui:

L’approccio a Internet però non poteva fermarsi all’ormai classica viralizzazione di contenuti online: ecco perché ho provato a lavorare sul tema “mondiali di calcio e tifo” anche in termini nuovi. Da qui sono venute fuori alcune idee che abbiamo lanciato poi sul sito. Le passo velocemente in rassegna…

IL CAMPIONATO DELLA SOLIDARIETA’ di Terre des Hommes:

La prima novità è il lancio del primo Campionato della Solidarietà su Facebook. Un’idea semplice semplice su cui nelle prossime settimane cercheremo di coinvolgere le migliaia di tifosi italiani che sono per il “gioco pulito” e che vogliono dire “io tifo per i bambini”

Il gioco è facile: scegli la maglietta della tua squadra del cuore (che al posto dello sponsor a scritto su “io tifo per i bambini”, scegli l’immagine di un bambino e clicchi… La squadra che avrà ricevuto il maggior numero di voti all’11 luglio vincerà il primo campionato della solidarietà grazie ai suoi fantastici tifosi che potranno vestire il loro profilo su facebook proprio con la loro maglia del cuore (qui la galleria di serie A e B tra cui scegliere).  Il voto viene conteggiato una sola volta, per cui se volete far vincere la vostra squadra del cuore non vi resta che invitare quanti più amici possibile a votare: http://apps.facebook.com/campionatosolidale/.

TWITTERGOAL

Altra novità, almeno nel panorama non-profit italiano: una campagna su twitter basata sugli #hashtags. Come funziona? Vai su Twitter e scrivi in 140 caratteri perché scendi in campo per difendere i diritti dei bambini. Ogni frase deve iniziare così “#tuttincampoperibambini”. Le frasi vengono poi riprese sul sito e contribuiscono a creare i contenuti stessi del sito. Qualche esempio di cosa potete scrivere in 140 caratteri (e molto meno)?

1. #tuttincampoperibambini perché sono il futuro del mondo
2. #tuttincampoperibambini per combattere ogni forma di sfruttamento
3. #tuttincampoperibambini: io l’ho fatto è tu? Unisciti a me su www.tuttincampoperibambini.it

(qui trovate qualcosa in più sul tema: http://hashtags.org/)

MANIFESTATI

L’ultima proposta la trovate qui su: http://www.tuttincampoperibambini.it/scendi-in-campo/manifestati. E qui siamo sui classici, almeno per Terre des Hommes, perché vi chiediamo di metterci la faccia… e questa volta anche  qualsiasi cosa che manifesti il vostro tifo: uno striscione colorato, un cartello, la maglietta, la sciarpa, il gagliardetto o il cappellino della vostra squadra del cuore: l’importante è che ci sia scritta almeno una di queste 2 frasi:

-      IO tifo per i bambini
-      Tutti in campo per i bambini

Be’, noi anche questa volta ci siamo sforzati di fare qualcosa di nuovo, anche online… Io spero che sia di vostri gradimento (e aspetto i vostri feedback, anche quelli negativi), ma soprattutto spero che ci aiuterete a passare parola e a far partecipare quante più persone possibile, perché la vera partita da non perdere è quella CONTRO LA TRATTA DEI BAMBINBI.

Scendi in campo anche tu su: http://www.tuttincampoperibambini.it/

Inserito da: paolo.ferrara | 14 aprile, 2010

Formazione e fundraising: il piacere della relazione

Qualche giorno fa chiacchierando con Valerio Melandri gli confidavo che l’attività di formatore costituisce per me una fonte continua di stimoli e di interesse.

La preparazione di ogni nuova lezione è già di per sé vivificante. E’ l’occasione per mettere ordine nei cassetti della mente, riprendere in mano le suggestioni così come ti si sono presentate peregrinando nel mondo del non-profit, della comunicazione e del marketing, metterle in rapporto una con l’altra, ponderarle alla luce dei dati di “mercato”, verificarle sulla base della propria esperienza, dei propri errori e dei propri successi oltre che dello studio e dare forma a tutto questo sotto forma di narrazione, tenendo sempre a mente quello che per me è l’obiettivo di ogni attività educativa: aprire la mente a nuove domande, a nuovi stimoli ma anche a un modo nuovo di organizzare le proprie conoscenze, oltre che a nuovi “saperi” e “saper fare”.

C’è però nella formazione un aspetto che definirei misterioso e che per me è la ragione vera della passione per la formazione.  Quell’esperienza sempre unica e sempre arrichente che nasce dalla relazione. Una relazione in cui entro io, come formatore e come persona, entrano le mie conoscenze, il lavoro di preparazione fatto a monte e la mia disponibilità all’incontro e all’ascolto. Ma in cui entra anche il contesto di classe. La cornice in cui è stata inserita. La qualità del lavoro svolto dalla scuola di formazione, dai tutor, dai formatori che mi hanno preceduto, dal personale amministrativo. E in cui entra, elemento tanto imponderabile quanto fondamentale, la classe stessa.

Quando questa relazione funziona come un incastro fare il formatore per me diventa un premio, non un nuovo lavoro. E ci sono momenti, come l’ultima lezione del Master in Fundraising di Forlì sul Fundraising online dove, ve lo assicuro, l’esperienza diventa davvero gratificante.

Questo post lo voglio dedicare proprio a chi mi ha regalato questa esperienza: un grazie di cuore ai ragazzi che stanno dietro l’organizzazione del Master in Fundraising e del corso sul Fundraising Online, Adele, Chiara, Simona e  Francesco, a Valerio Melandri, che questa squadra l’ha costituita, e soprattutto a ALESSANDRO, CHIARA, MANUELA, SIMONA, ALESSANDRA, SARA, ELISABETTA, PAOLA, ELISABETTA, CARMEN, GIULIA, FRANCESCO, MARCO, RICCARDO, MASSIMILIANO, MONICA, MONICA, GIULIA, PAOLO, PAOLA, LAURA, PATRIZIA, ANGIE e DANIELE, la fantastica classe che ha lavorato e ha accettato anche di giocare con me… e spero entri presto nel fan club di Lost (e noi ci siamo capiti ;-) ).

Ragazzi, senza di voi non sarebbe stata la stessa cosa! Grazie mille.




Per chi fosse interessato, i prossimi appuntamenti sono:
- Bocconi, 29 aprile
- Festival del Fundraising, dal 12 al 14 maggio
- Monza, 8 giugno (con un corso sulla Comunicazione per il Non-profit organizzato da CSV, Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, Forum del III settore e Brianza Solidale)
- Torino, 24 e 25 settembre con una due giorni organizzata dal Cesvot (per il mondo del volontariato)
- Forlì, 10 e 11 novembre, per il tradizionale appuntamento con il corso avanzato della Fundraising School in Internet e Fundraising (http://www.fundraisingschool.it/corsoformazioneinternetfundraising.html)

A presto

Il piccione viaggiatore...

ecco il nuovo rivoluzionario modo per fare fundraising in Italia

La notizia è del primo aprile e, confessiamolo, in molti di noi hanno pensato che dopo anni d’attesa questo fosse solo un pesce d’aprile. Ma di cosa sto parlando?  Semplicemente della morte del fundraising, così come l’abbiamo conosciuto finora!

Ma veniamo ai fatti. Il 31 marzo la Gazzetta Ufficiale pubblicava:

Le tariffe agevolate per le spedizioni di  prodotti editoriali  di cui ai decreti ministeriali del 13 novembre 2002 e  del 1 febbraio 2005, continuano ad applicarsi fino al 31 marzo 2010” de profundis alla raccolta fondi solo appena temperato dal seguente “Con  successivo  decreto  potranno  essere   determinate   tariffe agevolate  per i  residui  periodi  dell’anno  2010,  in  caso   di sopravvenuto accertamento di disponibilita’ finanziarie  nell’ambito del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

Cosa significa? Significa semplicemente che il Governo ci fa sapere che non c’è più trippa per gatti. I soldi sono finiti e le sovvenzioni che permettevano alle organizzazioni senza scopo di lucro (onlus) di spedire a tariffe agevolate (rimborsando Poste Italiane per i mancati introiti) vengono ipso facto e de jure cancellate.

In soldoni: quello che prima si spediva a 5 centesimi di Euro, oggi si spedisce a 28 centesimi di Euro… il 500% in più!!!!!

Vogliamo essere ancora più chiari? Siete un’organizzazione che ha 500.000 sostenitori. Fino a ieri spedire due lettere all’anno, di soli costi di spedizione, costava 50.000 Euro. Una bella spesa, ma decisamente compensata dal fatto che mediamente il ritorno sugli investimenti (ossia le donazioni ricevute) era di almeno il 700%. Soldi che l’organizzazione poteva utilizzare per finanziare i suoi progetti di pubblica utilità. Cosa succede con la simpatica novità introdotta col decreto del 30 marz0? Semplicemente che la cifra improvvisamente salirà a 280.000 euro, di soli costi di spedizione. Se a questo aggiungete: creatività, stampa, laserizzazione, confezionamento e postalizzazione (il tutto gravato dall’IVA che le nostre organizzazioni pagano senza poterla scaricare)… beh, scordatevi che qualcosa vada a finire sui progetti… Non c’è proprio più niente da spolpare cari signori. Briciole.

Briciole che poi l’organizzazione dovrà investire in bilanci certificati, certificazione di progetto, certificazione dell”Istituto Italiano delle Donazioni (a pagamento) e nella stesura di un documento sulla trasparenza in cui dovrà certificare, stando alle Linee Guida sulla Raccolta Fondi promosse dall’Agenzia per le Onlus (fortunatamente non ancora approvate) che, campagna per campagna di fundraising, almeno il 70% viene destinato al progetto e solo il 30% a spese di struttura, comunicazione e marketing…

Ma qui è una fortuna se non si va in perdita… altro che 70-30!

Certo, mi direte, gli italiani sono generosi e accorreranno in massa a salvare il terzo settore italiano, quello che finanzia la ricerca medica e genetica, quello che fa la nostra politica internazionale con milioni di euro di cooperazione allo sviluppo, quello che assiste immigrati, disabili, donne vittime di violenza, senza casa, persone con disturbi mentali, monumenti storici, oasi naturalistiche ecc. ecc.

Già… Stiamo freschi! Tutte le statistiche internazionali ci danno agli ultimissimi posti nella classifica delle donazioni tra i paesi del nord del mondo, i paesi ricchi. Un esempio? L’International Committe on Fundraising Organizations ha effettuato una ricerca su quanto è stato raccolto nelle prime settimane dopo il terremoto di Haiti. Il quadro, pubblicato il 12 marzo scorso, è devastante. L’Italia è desolatamente ultima con una donazione pro-capite di 90 centesimi di Euro!!! Siamo quasi doppiati dalla Spagna, penultima con 1,50 euro e dalla Gran Bretagna con 1,60 Euro e doppiati dal Belgio con 1,80 Euro. Impietoso il confronto con la Svizzera, 7,10 euro a testa!

E allora? E allora è il momento che il terzo settore si svegli. Che prenda in mano l’orgoglio di essere una parte decisiva per gli equilibri di questo paese. Che si scuota dal suo torpore e si assuma le proprie responsabilità verso tutte quelle persone che del sostegno di un non-profit competente, trasparente, efficiente, partecipato non possono fare a meno. E’ arrivato il momento di affrontare a viso aperto una battaglia culturale per far vivere, anche in questo sempre più egoista e cinico paese, una cultura del dono moderna.

Non è una sfida da poco, soprattutto per un settore abituato a vivere di conserva, sotto l’ala protettiva della politica (di destra, di sinistra, di centro) o di qualche accademico stimatissimo ma sempre più attento ai sottili equilibri della sua professione che a un reale sviluppo dell’associazionismo sociale. Ma oggi questa sfida dobbiamo raccoglierla.

Donare non è un gesto di carità: è un gesto di partecipazione, di coinvolgimento, di responsabilizzazione nelle cose del mondo. Ecco, la cultura del dono è la cultura della responsabilità verso la comunità, verso i più deboli, verso chi non ce l’ha fatta o non ce la fa. Per questa cultura oggi dobbiamo batterci, con coesione, coraggio, passione… altrimenti non morirà solo il fundraising, morirà tutto il terzo settore di questo paese e con esso gli ultimi scampi di solidarietà sociale.

Se volete fare qualcosa subito…

Firmate la petizione sul sito di Vita, Non-profit magazine: http://www.vita.it/news/view/102170

oppure unitevi al gruppo No all’aumento delle tariffe per il non-profit su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=106557066051751&ref=mf

e se siete fundraiser, associatevi all’ASSIF, l’Associazione Italiana Fundraiser (http://www.assif.it) per fare più forza al nostro settore

Qui leggete il comunicato stampa firmato già da più di 50 organizzazioni del terzo settore italiano: http://www.terredeshommes.it/news_det.php?story=632

Inserito da: paolo.ferrara | 31 gennaio, 2010

Diario di Paolo da Haiti: due stampelle che cambiano una vita

Haiti, 28 gennaio 2010

Oggi le zanzare di Port au Prince dovranno accontentarsi della metà del mio sangue. Sveglia alle 4.30 del mattino, dopo 4 ore di sonno, doccia veloce e via.

Oggi io, Andrea (il collega italo-svizzero logista della nostra missione) andremo a Les Cayes. Ci accompagnano Andrea Nicastro, reporter di vaglia del Corriere della Sera e una troupe di Rai 2.

Sono 4 ore e mezza ad andare e altrettannte a tornare, lungo quella che in questi giorni è stata la via degli sfollati.

Nella Port au Prince ancora al buio si succedono le macerie, dal Palazzo Presidenziale fino a Carrefour, piccolo centro al confine della capitale. Ingolfano le strade le case crollate, le condotte dell’acqua esplose sotto la pressione del terremoto, i cumuli di terra accumulati in questi giorni di lenta, lentissima pulizia della città.

Dopo PaP, Carrefour, Leogane, Grande Goave, Petite Goave, uno via l’altro i centri più colpiti, non luoghi dove fino all’80% delle case è stato spazzato via e dove iniziano a organizzarsi i primi campi, molti spontanei, alcuni, finalmente, attrezzati dalle molte organizzazioni che si sono subito attivate, anche se le tende sono ancora poche, troppo poche, per soddisfare i bisogni di tutti.

Ci vogliono più di 2 ore, cento km circa, per allontanarci dalla devastazione e riprendere il percorso lungo la stada di questa spoglia isola dei caraibi.

Viene tristezza a quanta bellezza sia stata consumata. Guardi le spiagge, le isolette che istoriano il paesaggio, gli sprazzi di vegetazione lussureggiante e immagini l’eden. Attorno invece è tutto brullo, abbandonato, spesso sporco. Mi sembra che non ci sia povertà maggiore, disperazione maggiore di quella di chi ha rinunciato alla sua bellezza, ma so che di fronte a tanto urlante dolore questa è solo retorica. Ora bisogna salvare delle vite e non c’è spazio per la filosofia, l’estetica o per le polemiche che pure sento arrivare dall’Italia.

Raggiungiamo Les Cayes che sono passate da un po’ le 10.

Qui, nella capitale del distretto Sud del paese, sembra si siano riversate oltre 65.000 persone. E’ un calcolo fatto a spanne, intervistando ogni giorno per 2/3 ore chiunque entri nella città e moltiplicandolo per le ore utili della giornata e i giorni trascorsi dal terremoto. Ma non è un numero irrealistico.

Qui si è riversato soprattutto chi aveva familiari o parenti lontani. Per questo non ci sono tendopoli a Les Cayes, ma non per questo non ci sono tensioni.

Con uno dei nostri operatori di comunità abbiamo incontrato 5 famiglie con sfollati. Quello che emerge nei loro racconti è sempre la paura, a volte il terrore, la mancanza di qualsiasi idea del proprio futuro. Ma si respira anche la tensione. Lì dove c’erano 7 persone in una o 2 stanze, ora ce ne stanno fino a 10/11, senza servizi igienici, con un piccolo pozzo all’esterno.

Molti di questi devono pagare un affitto, ma per quanto tempo potranno farlo se non ricominceranno a lavorare? E per quanto potranno essere accettati se non saranno in grado di portare un sia pur piccolo contributo a queste famiglie poverissime?

Oggi, in mancanza di un piano di accoglienza degli sfollati le incognite sono molte e le possibilità che l’intera vita dell’isola venga sconvolta anche da questa migrazione biblica, fin nelle sue fondamenta sociali, mettono paura per il futuro.

Les Cayes è il posto dove Terre des Hommes è presente da oltre 20 anni. Qui personaggi come Michel Roulet hanno lavorato a lungo per migliorare le condizioni di vita di migliaia di donne e bambini con meno di 5 anni, cambiandone le abitudini alimentari e igieniche; insegnado loro la virtù della profilassi e di un consulto medico in gravidanza; avvicinandole alle vaccinazioni e, quando necessario, integrando nella dieta dei bambini supporti alimentari come il Plumpy’nut.

Qui a Les Cayes il nostro team infermieristico, la nostra psicologa e gli operatori di salute, coordinati dalla splendida Eleonore Chiossone, responsabile di progetto purtroppo avvezza ai campi di Sudan,Afghanistan e Kenya, sin dalle prime ore hanno organizzato l’accoglienza dei malati, la distribuzione tra i casi più gravi, quelli da operare presso l’ospedale pubblico, e i feriti meno gravi, portati alla clinica Brenda, dove abbiamo allestito due grandi tende da campo oltre a organizzare le cure.

Siamo qui per vedere il lavoro svolto dai miei colleghi, 59 persone di cui 5 espatriati, ma anche per consegnare le prime stampelle e deambulatori. Ed è qui che incontro Klossome.

Klossome ha 28 anni e le sue belle gambe sono deturpate dall’amputazione di metà piede, regalo offertole dal terremoto nella sua casa di Port au Prince. E’ arrivata qui 3 giorni dopo il terremoto, con il piede ormai infettato, perchè qui aveva la mamma. C’è venuta dopo aver perso i sensi e grazie all’aiuto dei vicini che l’hanno salvata da morte quasi certa. Soprattutto, è venuta qui convinta di aver perso anche i figli, sepolti sotto le macerie della casa.

Fortunatamente a Les Cayes sono riusciti a intervenire e a fermare l’infezione, ma ormai il piede era perso. Non i figli però. E Klossome ha un attimo di emozione quando i 2 bambini, che l’hanno raggiunta dopo più di 10 giorni le si avvicinano: lì ha ritrovati un vicino dopo qualche ora, ma ci sono voluti 5 giorni finché, ripristinati almeno in parte i collegamenti telefonici, Klossome ha scoperto che erano vivi.

la loro voce, insieme alla presenza della sua mamma e alla tenerezza delle nostre operatrice sono state per giorni la sua unica ancora di salvezza.

Klossome è la prima paziente curata da Terre des Hommes a ricevere delle stampelle. Dovrà abituarcisi, dopo tutto questo tempo stesa su un materassino, e mentre prova ad appoggiarvisi il dolore è fittissimo, atroce… Ma nei prossimi giorni, con un po’ di sforzo, ci si abituerà e finalmente potrà tornare a muoversi, a camminare. Un piccolo, ma prezioso barlume di speranza in tanta disperazione.

Cara Klossome, è tempo di andare, ma a te e agli altri: promettiamo di non lasciarvi da soli!

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